L’esercito e il nodo del freno al debito

Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, i partiti borghesi hanno sempre sostenuto la necessità di rafforzare velocemente l’esercito. Ma in quattro anni, a dispetto dei proclami, UDC, PLR e Centro non sono riusciti a concordare un piano concreto di finanziamento. Da giovedì avranno un’altra opportunità per dare seguito ai loro propositi. La Commissione della politica di sicurezza degli Stati inizierà a esaminare la richiesta del Consiglio federale di aumentare l’IVA di 0,5 punti per 12 anni. Questo piano prevede di raccogliere 24 miliardi di franchi da destinare a un Fondo per gli armamenti, con il quale sviluppare le capacità per la difesa dalle minacce più probabili: attacchi a distanza, ciberattacchi e droni. La prognosi politica è infausta, visto che tre partiti di governo su quattro (eccetto il Centro) si sono già detti contrari, per motivi diversi, a un aumento della pressione fiscale. Oltre a essere impopolare – il costo per i consumatori è di due miliardi all’anno – la misura è in concorrenza con un altro aumento dell’IVA, sul quale si voterà in novembre, destinato al finanziamento della 13.AVS. Ma la maggioranza favorevole all’esercito non si può limitare a dire di no, a maggior ragione adesso che il Governo ha definito priorità e linee guida. Secondo indiscrezioni di Palazzo, mai smentite, un gruppo ristretto di «senatori» sta lavorando da tempo dietro le quinte per trovare un compromesso e uscire da una perdurante situazione di stallo. Non ci sono molte alternative per incamerare due miliardi all’anno: o si trovano altre entrate, o si taglia la spesa corrente o ci si indebita, aggirando i rigidi vincoli di legge. Negli ultimi anni, tutte le proposte che andavano in questa direzione sono state silurate, nel timore che si aprisse una breccia nel collaudato freno all’indebitamento, buona a far passare massicci aumenti di spesa in altri settori dello Stato, invocando nuove emergenze. Il no è sempre stato categorico e giustificato con argomenti di disciplina e credibilità finanziaria. Per questo si è sostenuto che le risorse andassero ricavate in primo luogo nel bilancio ordinario. Tuttavia, il piano di economie del Consiglio federale destinato a ricavare finanziamenti anche per l’esercito è stato ridimensionato nella misura del 40%. Le premesse quindi sono tutt’altro che ideali. Eppure c’è attesa per una soluzione in grado di ottenere una maggioranza. Il consigliere nazionale del Centro Reto Nause, presidente dell’Alleanza Sicurezza Svizzera (un’associazione composta da esponenti borghesi) ha auspicato in un’intervista al CdT (12 agosto) che si dia prova di pragmatismo. In particolare, ha detto che per trovare la quadra «sarà necessario un compromesso svizzero per un mix di misure» e che un fallimento «sarebbe una situazione estremamente grave», considerato che il Paese non è nemmeno in grado di proteggere il 10% dello spazio aereo dai droni e dalle minacce balistiche. Quanto alla possibilità di finanziare il riarmo anche con il debito, Nause ha dichiarato che «il tempo stringe» e di non credere «che le future generazioni trarrebbero un vantaggio se consegnassimo la Svizzera senza debiti al signor Putin». Si può quindi intuire che fra le proposte in discussione in forma riservata ci sia anche quella di ricorrere in qualche modo al debito. Sarebbe un punto di svolta. Il PLR, finora irremovibile sul rispetto del freno all’indebitamento, vorrebbe stanziare urgentemente 4 miliardi di franchi per la difesa dai droni. Al tempo stesso propone di sospendere a tempo indeterminato, per un importo equivalente, i rimborsi del debito contratto durante il COVID-19. La rivoluzione tecnologica e le guerre attuali, si legge in un documento dal titolo «Per un finanziamento realistico della nostra sicurezza», hanno creato una «situazione straordinaria che esige una risposta immediata». La spesa non ricadrebbe direttamente sotto il freno all’indebitamento. La legge, infatti, autorizza il Parlamento a non considerare questo vincolo in presenza di eventi eccezionali che sfuggono al controllo della Confederazione. Finora, questo regime eccezionale è stato attivato per fare fronte alle spese della pandemia e dell’afflusso di rifugiati ucraini. A questo punto la domanda è: ci sono gli estremi per invocare questa eccezionalità anche a livello militare? Interpellata dalla NZZ, l’Amministrazione federale delle finanze ha detto che un finanziamento straordinario per la difesa contro i droni sarebbe illegale. Se una richiesta concreta arriverà sul tavolo, toccherà in ogni caso al Parlamento sciogliere il nodo, optando fra rigore e allentamento delle regole in nome della sicurezza. Ben sapendo che per togliere le castagne dal fuoco dovrà trovare molti più soldi, in particolare attraverso i risparmi. E che un precedente sul freno all’indebitamento potrebbe creare un domani nuovi problemi.


