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L'IA favorirà il bilinguismo?

Nei prossimi giorni il Gran Consiglio del Canton Friburgo adotterà la nuova «Legge sulle lingue ufficiali e la promozione del bilinguismo» – La prima lettura ha permesso di fissare i paletti fondamentali di un quadro giuridico che il consigliere di Stato Didier Castella ha definito «storico»
Moreno Bernasconi
06.10.2026 06:00

Nei prossimi giorni il Gran Consiglio del Canton Friburgo adotterà la nuova «Legge sulle lingue ufficiali e la promozione del bilinguismo». La prima lettura ha permesso di fissare i paletti fondamentali di un quadro giuridico che il consigliere di Stato Didier Castella ha definito «storico». Storico perché trova compromessi e mette ordine, dopo lunghi decenni di scontri in un campo esplosivo per il Cantone-simbolo della frontiera linguistica fra la Svizzera tedesca e la Svizzera romanda. Ma ora sembra che la quadra sia stata trovata. La Legge definisce infatti precisamente i criteri numerici e geografici che autorizzano un comune a definirsi bilingue. Esso potrà adottare il bilinguismo ufficiale (francese e tedesco) se una minoranza autoctona supera il 10% da almeno 25 anni. Potrà farlo tuttavia solo se esso confina con un altro già bilingue oppure che ha un’altra lingua ufficiale. L’adozione del bilinguismo ufficiale non sarà inoltre automatica. I comuni interessati potranno fare il passo solo a patto che la maggioranza lo approvi in votazione popolare. I comuni toccati dalla riforma sono solo una decina (sui 119 di cui si compone il Cantone), ma sono proprio quelli in posizione geografica critica, ovvero sulla frontiera linguistica, a cominciare dalla città di Friburgo, a maggioranza francofona con una minoranza germanofona del 14%. La «Communauté romande du Pays de Fribourg» ha fatto di tutto per portare dal 10% al 30% la soglia minima che autorizza a chiamare al voto i cittadini sull’adozione dello statuto di comune ufficialmente bilingue. Senza successo.

Le riserve espresse dalle associazioni di difesa identitaria francofona sono l’onda lunga di vecchi conflitti sul principio di territorialità delle lingue (Cuius regio eius lingua) e antichi e radicati riflessi antigermanici. Ma la legge friburghese ha aperto anche un dibattito assolutamente nuovo: quello sulle lingue e l’intelligenza artificiale in un Paese plurilingue come il nostro. Fra le critiche emerse in sede di discussione c’è stata quella dell’aumento esponenziale del carico amministrativo (e conseguente costo finanziario) che la nuova legge sul bilinguismo ufficiale comporterebbe: non solo per il capoluogo, dove la grande maggioranza dei servizi già oggi sono bilingui, ma per comuni con una massa critica e risorse ridotte. Petra Schlüchter, sindaca di Murten/Morat (comune a netta maggioranza germanofona), ha denunciato il fatto che la nuova legge darà ad una minoranza dei cittadini (in questo caso i francofoni) il diritto di esigere che ogni servizio della vita quotidiana, dalla formazione alla socialità, ogni ordinanza, pubblicazioni e contratti, cartelli e formulari e scambi con l’amministrazione comunale, sia anche nella propria lingua. Ciò che comporterà - afferma Schlüchter - costi amministrativi insostenibili. Nel dibattito, la critica è stata rintuzzata da chi ha sottolineato che i timori finanziari di alcuni sindaci sono ormai anacronistici: infatti, grazie ai nuovi strumenti tecnologici e in particolare quelli di traduzione forniti dall’intelligenza artificiale, le spese operative dei comuni bilingui potranno essere ridotte massicciamente: delibere, moduli, lettere e comunicazioni coi cittadini possono essere tradotte in tempo reale grazie all’IA. Ne è nato un nuovo e illuminante dibattito. Su un fronte si sono sottolineati i grandi vantaggi tecnologici e finanziari del ricorso all’IA; dall’altro si è replicato però che il  servizio pubblico non può delegare ad algoritmi e macchine né la responsabilità giuridica dei documenti ufficiali né il rapporto diretto col cittadino. Ogni documento tradotto o prodotto necessiterà di una revisione non solo meccanica, ma da parte di traduttori e funzionari competenti. E il bilinguismo ufficiale - è stato detto - non può eliminare l’importanza fondamentale del contatto umano: l’IA non può sostituire i servizi diretti degli agenti di polizia, operatori dei servizi sociali e quelli sanitari, i docenti… Il dibattito futuro è lanciato anche su uno dei pilastri della Svizzera confederale: il suo plurilinguismo. Perché l’IA permette certamente di risparmiare soldi e tempo, comunicando senza imparare la lingua dell’altro (e addirittura senza imparare l’inglese). Ma se l’obiettivo da raggiungere sono la coesione e l’intesa confederale, queste ultime si promuovono solo continuando ad imparare e a praticare la lingua e la cultura degli altri. Dei nostri confederati.