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Il commento

L'incerta relazione tra Europa e Canada

In realtà, dietro il rumore mediatico, non emerge niente di nuovo
Giovanni Barone Adesi
Giovanni Barone Adesi
22.09.2026 06:00

La politica americana sta compiendo miracoli nel riavvicinare tra loro Paesi separati da annose differenze diplomatiche. Le pressioni esercitate da Washington sull’Europa e sul Canada spingono entrambi a cercare un’intesa, fondata sui molti valori condivisi e sulle potenziali sinergie economiche tra l’industria ed i consumatori europei con le vaste risorse canadesi.

Come il Primo Ministro canadese, Mark Carney, ha dichiarato a Davos lo scorso inverno, sarebbe più agevole che Paesi di media dimensione trovino intese tra di loro, sulle quali possibilmente fondare nuovi criteri di collaborazione, piuttosto che negoziare intese bilaterali con le grandi potenze, in condizioni di evidente squilibrio di potere contrattuale.

L’instabilità, delle attuali relazioni europee e canadesi, con gli Stati Uniti sembra lo sfondo ideale per rilanciare l’intesa tra Europa e Canada. La visita di Carney ha ricevuto per questo molti applausi al Parlamento Europeo la scorsa settimana. La presidente Ursula von der Leyen, sull’onda dell’entusiasmo, ha auspicato che il Canada diventi membro associato della Unione Europea.

Menti più sobrie hanno fatto subito osservare che esistono secondo i trattati europei Paesi membri e Paesi associati, ma non membri associati. La differenza tra i due non é semplicemente lessicale, da definire per concretizzare la nuova intesa proposta, ma sembra indicare un legame diverso dai due legami riconosciuti. Molti Paesi, tra i quali Regno Unito, Svizzera e vari Paesi dell’Europa Orientale, hanno cercato per anni di discutere i loro rapporti con l’Europa su analoghe basi discrezionali, scontrandosi con la rigida impostazione dei trattati sui quali si fonda l’Europa.

Questa rigidità è dovuta al timore che la discrezionalità porti ad un’Europa con regole sempre più frammentate, che potrebbero sfociare in differenze crescenti, fino a svuotare il significato dell’Unione Europea.

Nonostante queste riserve, il clamore mediatico suscitato dalla visita di Carney ha messo in allarme il presidente Donald Trump. Questi, dopo avere definito la proposta ridicola, ha minacciato ritorsioni pesanti nel caso che l’idea vada avanti, specie se fosse un ostacolo agli Stati Uniti.

In realtà, dietro il rumore mediatico, non emerge niente di nuovo. Il Parlamento Europeo ha approvato nel 2016 il CETA, fortemente voluto dal Canada per motivi analoghi. Dopo dieci anni, diciassette Paesi su ventisette hanno ratificato questo trattato. Altri dieci, tra i quali Francia e Italia, non sembrano ansiosi di rendere il CETA effettivo. Difficilmente Europa e Canada troveranno un’intesa su nuove basi, ancora da definire. La regola dell’unanimità, richiesta per approvare i trattati europei, rende le decisioni europee ostaggio di qualsiasi lobby che trovi ascolto in almeno uno stato membro. Il blocco diviene massiccio quando importanti interessi economici entrano in gioco.

Con buona pace di Washington, possiamo quindi immaginare che la definizione della nuova relazione per il Canada, la sua approvazione e le ratifiche successive consentiranno all’Europa di doppiare facilmente il record, di dieci anni, della Regina Penelope.