L’intelligenza artificiale investe in Europa

Questa settimana è stato annunciato l’investimento da parte della holding multinazionale giapponese SoftBank nel primo grande centro di elaborazione per l’intelligenza artificiale in Europa. Sorgerà in Francia, al costo di quaranta miliardi, settanta per il programma complessivo che lo comprende. Questo centro assorbirà l’elettricità prodotta da cinque centrali nucleari medie.
Sorprende un po’ che questo centro sarà un’opera giapponese. SoftBank ha promesso di costruirne simili negli Stati Uniti, ma è alle prime esperienze in questo settore, pur avendo già una grande esperienza nel finanziamento dell’industria di semiconduttori.
La Francia, sempre gelosa della propria indipendenza, evidentemente preferisce non affidarsi unicamente alle grandi aziende americane dell’intelligenza artificiale, e probabilmente avrà trovato difficoltà a convincere investitori europei, privi di esperienze specifiche, a intraprendere questo gigantesco investimento.
La dimensione di questa nuova iniziativa avrà conseguenze importanti anche per la Svizzera.
A prima vista, sembra positivo che arrivi un nuovo fornitore d’intelligenza artificiale. La domanda per questo tipo di servizi è in forte crescita e la concorrenza potrebbe diminuire la nostra dipendenza dagli Stati Uniti, che oggi sono l’unico Paese che ce la fornisce, essendo, assieme alla Cina, all’avanguardia in questo campo.
Il bisogno di energia di questa infrastruttura, e di altre simili che potrebbero seguire, pone però seri interrogativi sulla disponibilità e sul prezzo dell’elettricità in Europa nei prossimi anni. Le centrali nucleari francesi sono sempre più vecchie. Tra manutenzioni e difficoltà di raffreddamento nei mesi estivi, la loro produzione annuale è sempre meno certa. Non sembra realistico alimentare la domanda di energia di impianti di elaborazione di questa dimensione con energie rinnovabili intermittenti, data l’assoluta continuità di servizio che richiedono.
Sembra necessario scegliere, se rinunciare a questi impianti, o rivedere i programmi europei di elettrificazione, usando nuovamente combustibili fossili. La soluzione caldeggiata dall’Amministrazione Trump, legare l’autorizzazione di nuovi centri alla comprovata disponibilità di energia, spesso ottenibile da nuove centrali nucleari, si scontra con i tempi biblici necessari per la realizzazione di questi impianti. Non a caso, i nuovi centri per l’intelligenza artificiale sono spesso progettati in America in zone ricche di carbone.
Sembra plausibile che la Svizzera, confrontata in prospettiva con un equilibrio energetico precario, non prenda iniziative simili. La scelta sarà molto più difficile per l’Unione Europea nei prossimi anni.


