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Il commento

Lo scandalo F-35

Il caso F-35 solleva interrogativi sulla gestione del Dipartimento e sulle responsabilità emerse nell’acquisto dei nuovi caccia
Tito Tettamanti
Tito Tettamanti
09.10.2026 06:00

La Commissione della gestione (CDG) del Consiglio nazionale in settembre ha presentato il risultato dei lavori di un anno relativi all’acquisto degli aerei F-35.

Le conclusioni della Commissione sono oltremodo preoccupanti, dimostrano un Dipartimento con 12.500 dipendenti alla deriva, che per incapacità, mancanza di diligenza e senso della responsabilità ha erratamente informato l’opinione pubblica ed i votanti all’occasione del voto del 27 settembre 2020 e probabilmente una Consigliera federale che, allorché la bufala del prezzo fisso non era più sostenibile, ha atteso due mesi per passare l’urgentissima informazione al Consiglio federale.

La maggior indiziata è certamente la capa del Dipartimento Amherd, responsabile perlomeno di grave negligenza. Chiamata a gestire l’acquisto di aerei americani per ben sei miliardi ammette, lei avvocato e notaio, di non aver letto il contratto, quasi si trattasse di un dettaglio che non la concerneva. Da aggiungere la sua incapacità gestionale (organizzazione e controllo) nei confronti di una burocrazia del Dipartimento, dove tutti giocano a scaricabarile e nessuno legge, o se legge non capisce, un contratto per il quale il prezzo fisso non c’è mai stato (d’altronde come d’uso in queste commesse che durano anni con relativa inflazione). I rincari ci saranno e infatti oggi si cifrano in un costo di 1,3 miliardi.

Come se la negligenza non bastasse, la Consigliera federale butta nel cestino l’avvertimento del Controllo federale delle finanze che già nel 2022 le faceva presente i dubbi circa il prezzo fisso. Alla gravissima ed irresponsabile negligenza si aggiunge il fatto che allorché non si è più potuto sostenere la tesi del prezzo fisso, anche considerando le dichiarazioni USA, la capa del Dipartimento abbia atteso mesi prima di informare il Consiglio federale, vale a dire nel marzo 2025 quando lei stessa si è dimessa (con tutti gli onori) dal Consiglio federale.

Uno che ha letto il contratto è il signor Darko Savic, il funzionario capo dell’acquisto F-35. Ha sempre sostenuto che il prezzo era fisso e si è fatto assistere da uno studio legale zurighese che prudentemente ha precisato di sapere poco di diritto USA (quello applicabile) ma per finire è costato una parcella di 1,9 milioni di franchi. In gennaio del 2025 chissà come mai, Saric dà le dimissioni.

Si consultava spesso con il capo dell’Armamento Martin Sonderegger che, guarda caso, ha pure lasciato dimissionando l’attività nella Confederazione. Un giornale si chiedeva se fosse un caso che anche il capo dell’Esercito Thomas Süssli, che ha più volte sostenuto il prezzo fisso, forse senza leggere il contratto, ed il capo dell’aviazione Merz si sono dimessi sempre nel mese di marzo.

Una sconcertante débacle per il Dipartimento - e di riflesso per la nostra burocrazia - la constatazione di superficialità, negligenza, mancanza di senso di responsabilità che non può che preoccupare la cittadinanza svizzera. Ci illudevamo di venir ben amministrati. Nell’economia privata con simili dipendenti, inclusi quelli che non leggono i contratti, la reazione è il licenziamento per giusta causa seguito dall’azione di risarcimento per danni causati intenzionalmente o per negligenza. La burocrazia federale si è fatta una legge propria e per lei non basta la negligenza, deve essere grave. Per il Consiglio federale un’azione legale nei confronti di un membro spetta solo al Consiglio federale stesso. Non facciamoci illusioni.

Ho atteso per questi commenti l’esito della sessione delle Camere ed ho capito che non se ne farà niente.

La sinistra - comprensibilmente - vuole una commissione ad-hoc per analizzare in ogni dettaglio lo scandalo. Serve elettoralmente - siamo in periodo preelettorale - ma non si otterrà nulla di nuovo. Difficili le azioni di risarcimento contro i responsabili, superflue le commissioni parlamentari che ci confermeranno quello che già sappiamo di un pletorico Dipartimento con 12.500 dipendenti, di una mancanza di capacità gestionale della consigliera federale e probabilmente di diretti collaboratori strapagati, con una grave perdita di reputazione dell’Amministrazione federale, che colpisce anche chi lavora seriamente. Due sono le possibili misure che possono almeno moralmente parzialmente rimediare al danno. Una è la ristrutturazione di un Dipartimento enorme e da decenni trascurato, l’attuale capo del Dipartimento Pfister non deve perdere la buona occasione. Ha due vantaggi: da un lato uno scandalo che lo abilita ad andare a fondo senza riguardo per profonde ristrutturazioni e tagliando teste inadeguate, dall’altro che la Svizzera oggi si trova in una realtà nella quale la guerra non è solo una remota ipotesi teorica. Deve evitare ogni inutile riguardo nei confronti della signora Amherd anche se è del suo partito. Facendo così guadagna piuttosto che perdere voti.

Quale altra misura si deve poter, anche con atti senza conseguenza pratica, esprimere la propria condanna morale per Amherd (che, persona agiata, dovrebbe rinunciare ai 200mila franchi annui di pensione) e qualsiasi altro responsabile ai quali bisognerebbe vietare ogni possibile contatto con le attività della Confederazione.

La politica dal suo canto al momento dell’elezione del Governo dovrebbe rendersi conto che in periodi difficili come l’attuale la mediocrità non basta.