L'OSI e il futuro musicale del Ticino

L’estate è un periodo nel quale si prendono spesso importanti decisioni confidando nel clima spensierato di vacanza che aleggia un po’ ovunque e sulla poca attenzione generale nei confronti di accadimenti che, in un diverso periodo dell’anno, sarebbero affrontati e valutati con un diverso approccio. In questi giorni canicolari, ad esempio, si sta decidendo una questione di grande importanza per il futuro della musica «colta» della Svizzera italiana. È infatti da poco scaduto il termine di partecipazione al bando di concorso che, dopo mesi di incertezza, è stato indetto in tutta fretta per la scelta del nuovo/a direttore artistico dell’Orchestra della Svizzera italiana dopo le dimissioni di Barbara Widmer. Bando di concorso caratterizzato da una grande novità rispetto al passato: il prescelto/a sarà infatti preso in carico dall’OSI in misura del 50%, il rimanente dal LAC, che gli affiderà il compito di organizzare anche il resto della programmazione sinfonico-cameristica del centro culturale. Una svolta interessante e, in fondo, pienamente condivisibile: l’OSI è infatti l’orchestra «ufficiale» del LAC ed è giusto che chi gestisce la sua programmazione artistica - che si svolge in massima parte nella sua Sala Teatro - si occupi anche dei restanti spazi «classici» così da evitare doppioni, sovrapposizioni e complicazioni varie. Il tutto con un notevole vantaggio dal profilo organizzativo ma anche economico per le due istituzioni: aspetto quest’ultimo che, in un periodo di pesanti sforbiciate nelle sovvenzioni pubbliche alla cultura, non è da sottovalutare.
Una domanda però a questo punto sorge spontanea: in caso di mancata convergenza su un candidato (al bando di concorso hanno risposto una cinquantina di persone tra le quali - è trapelato - anche figure di primo piano della scena classica internazionale) a chi spetterà la decisione finale su chi scegliere? Alla dirigenza del LAC oppure al Consiglio di Fondazione (FOSI) dell’Orchestra? E all’interno della FOSI, che peso decisionale avrà l’«azionista di maggioranza» - il Cantone Ticino - che fino ad oggi ha semplicemente aperto il borsellino interessandosi però solo parzialmente a come il suo sostanzioso e fondamentale contributo annuale viene utilizzato?
Il quesito non è di lana caprina, in quanto si inserisce in un discorso più ampio legato al futuro stesso della musica in Ticino. Il cui finanziamento, anno dopo anno, si fa sempre più complesso e risicato alla luce dei non proprio floridi bilanci dell’Amministrazione cantonale e del progressivo - ancorché al momento ancora lungi dall’essere drammatico ma comunque preoccupante - disimpegno finanziario della SSR in quest’ambito a causa della totale rimodulazione che sta subendo al suo interno. Il tutto a fronte, invece, di un grande sviluppo del settore e di progetti straordinari in cantiere. Su tutti la Città della Musica in allestimento negli ex studi RSI di Lugano-Besso che dovrebbe diventare la casa comune di tutte le eccellenze musicali della regione: dal Conservatorio alla Fonoteca nazionale, dall’OSI ai Barocchisti ad altre realtà sviluppatesi negli ultimi anni che necessiterebbero, in virtù dei risultati acquisiti sul campo, di un maggiore sostegno economico rispetto a quello di cui attualmente beneficiano. Proprio in quest’ottica, a Palazzo delle Orsoline da un po’ di tempo si auspica una più stretta collaborazione tra le maggiori istituzioni musicali del cantone, da radunare sotto lo stesso cappello e, perché no, con un coordinamento artistico comune. Una richiesta che, soprattutto in vista dei chiari di luna finanziari che si profilano all’orizzonte, è a nostro personale avviso sensatissima e auspicata, ma che rischia di cozzare con quei campanilismi e rivalità da strapaese che anche in ambito musicale caratterizzano il nostro Cantone. Rivalità che nel 2026 non hanno oggettivamente più ragione di essere e che ci auguriamo, per un futuro meno problematico per tutti (perché è di questo che fondamentalmente si parla), vengano finalmente superate. E la nomina di un autorevole nuovo/a direttore artistico dell’OSI, potrebbe essere un buon punto di partenza.
