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Caso Xhaka

Ma le pressioni erano prima di tutto sanitarie

Giustificare Granit Xhaka, reo confesso, colpevole di aver acquistato un certificato di vaccinazione e di aver mentito, parlando di pressioni sociali, non è rispettoso ripensando a cosa il COVID è stato, alle vittime che ha generato
Paolo Galli
22.09.2026 15:31

Viviamo in un’epoca segnata dallo scetticismo. E questo dovrebbe essere un bene, per il futuro della società civile. Perché sono i dubbi a permettere alla popolazione, e di riflesso alla politica e ai media, di interrogarsi continuamente sulle proprie opzioni e sulle relative scelte. Ma dobbiamo essere consci delle possibili derive. La resistenza ai vaccini, in questo senso, non fa eccezione. Nessuno, a inizio 2021, di fronte alle prime vaccinazioni, si era presentato al proprio appuntamento senza porsi, prima, due domande, senza avere un timore, o anche solo un piccolo dubbio. D’altronde, quella al vaccino, era stata una corsa folle. Qualcosa che non si era mai visto prima. In pochi mesi, le case farmaceutiche avevano concentrato un lavoro di accelerazione - sull’mRNA in particolare - inedito. Ma è giusto ricordarlo: c’era bisogno di quei vaccini. Ce n’era bisogno per proteggere le fasce più deboli e indifese della popolazione. Perché l’alternativa era quella della chiusura e dell’isolamento costanti. Siamo passati anche da lì, e non è che sia andata proprio benissimo. No, perché poi si tende a dimenticare in fretta. In questo caso dimentichiamo i confini chiusi, le case di riposo blindate, come gli ospedali. E dimentichiamo le difficoltà del sistema sanitario. I vaccini ci hanno permesso di andare oltre. E ciò nonostante le resistenze, i dubbi, e le discussioni, favorite anche da chi aveva più paura, da chi si era perduto tra le derive di cui sopra. È stato, comunque, un atto di fiducia nei confronti della scienza, spinto dal contesto, certo, ma un atto di fiducia. Ora le cronache ci ricordano che qualcuno non solo non si è fidato, ma ha pure fatto il «furbo» e ha mentito. Per paura, ci dicono. Di sicuro per una forma di individualismo. Sì, perché nonostante i dubbi, i vaccini avevano lo scopo di proteggerci, ma anche di proteggere i nostri affetti e le nostre relazioni. Di riportarci a una sorta di normalità. Grazie ai vaccini, la società è infatti tornata a vivere più o meno normalmente. Certo, è anche ricaduta nelle chiusure e nelle paure. Ha convissuto con altri dubbi, quelli delle eventuali conseguenze dei vaccini stessi, ma anche della malattia, di un virus - il coronavirus - che ha sconvolto tutto ciò che davamo per scontato. Granit Xhaka - e come lui tutti noi - aveva una scelta da fare, una decisione da prendere: vaccinarsi, oppure non vaccinarsi. Era libero, completamente libero, di scegliere. Lui ha scelto di crearsi un’alternativa che non era prevista: acquistare un certificato falso e, in più, mentire, ai media così come, di rimando, ai tifosi, alla popolazione tutta. Qui si va oltre la retorica dei «colori rossocrociati» e della «C di capitano», perché in quella fase mentire equivaleva a generare un potenziale pericolo per la società. Oggi possiamo ricordare tanti aspetti di quel periodo maledetto. Possiamo anche parlare dei limiti comunicativi emersi in quei mesi infiniti di politica incerta e spaventata, impreparata, anche imbarazzata. Si era andati persino oltre la prudenza, qua e là. Ma sarebbe assurdo assolvere, oggi, chi ha mentito e imbrogliato allora, con l’argomentazione della «dittatura sanitaria». Era, prima di tutto, un’emergenza. Rinnegarlo è andare nella direzione sbagliata, non verso una riflessione sugli errori commessi e sulle eventuali potenzialità di cambiamento. Ma contro la scienza e contro le opportunità che gli investimenti nella scienza consentono. Oltreoceano, negli Stati Uniti, Donald Trump nel febbraio 2025 ha scelto Robert F. Kennedy Jr. quale suo ministro della Salute, uno dei simboli della lotta ai vaccini. E di colpo sono stati dettati disinvestimenti nella ricerca (anche nell’mRNA stesso, nonostante le tante risposte a cui era atteso, dal cancro in giù), oltre a varie misure evidentemente contrarie - per dirla con l’OMS - a «decenni di evidenze scientifiche». È questa la deriva da evitare quando si evocano i (giustificatissimi) dubbi nati durante la pandemia. Giustificare Granit Xhaka, reo confesso, colpevole di aver acquistato un certificato di vaccinazione e di aver mentito, parlando di pressioni sociali, non è rispettoso ripensando a cosa il COVID è stato, alle vittime che ha generato. Non è rispettoso della paura provata e dei comuni interrogativi a cui tutti noi abbiamo dovuto, in qualche modo, rispondere. Vaccinandoci o evitando di farlo. La libertà di scelta c’era. E la pressione, semmai, era dovuta, in primis, al virus stesso.

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