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L'editoriale

Meno litigi e più empatia dopo Crans

Oggi ci stiamo rendendo conto, dopo tante bufere mediatiche e qualche errore involontario, che la Svizzera non si è mai tirata indietro nemmeno per un momento dalle conseguenze della tragedia di Crans Montana
Paride Pelli
03.06.2026 06:00

Oggi ci stiamo rendendo conto, dopo tante bufere mediatiche e qualche errore involontario, che la Svizzera non si è mai tirata indietro nemmeno per un momento dalle conseguenze della tragedia di Crans-Montana. Passo dopo passo, senza farci travolgere da chi ha più interesse, specialmente all’estero, ad aumentare la propria audience politica, ci stiamo assumendo puntualmente tutte le nostre responsabilità. Senza se e senza ma. Ieri il Consiglio degli Stati ne ha dato una prova ulteriore, sostenendo un impegno di 20 milioni di franchi destinato a finanziare e organizzare una tavola rotonda a cui potranno partecipare i rappresentanti delle vittime e coloro che possono contribuire a onorare il risarcimento dei danni (responsabili diretti, rappresentanti delle assicurazioni, del Comune di Crans-Montana e del Cantone). Non ci sono prescrizioni legali sulla composizione. L’obiettivo è agevolare la conclusione di accordi amichevoli fra le parti ed evitare che i procedimenti giudiziari si protraggano per anni e che si intreccino tra loro, generando una matassa inestricabile di controversie e gravando pesantemente sul diritto dei feriti e delle famiglie delle vittime a uscire dall’incubo e a ricostruire, nella misura in cui sarà possibile, le proprie esistenze. Si tratta di una soluzione estremamente seria e pratica, ça va sans dire, e anche molto «svizzera», che ha già attirato le solite polemiche. C’è chi, per esempio, ha sostenuto che si tratta di una manovra per limitare il più possibile il numero di procedimenti civili, ma ciò è falso, dal momento che questi ultimi si potranno avviare lo stesso anche se si parteciperà alla tavola rotonda. Non si tratta di una «scorciatoia» nemmeno per le assicurazioni, che saranno probabilmente chiamate a impegnare risorse ancora prima di sapere l’esito dei lunghi processi penali. Nessuno, dunque, sta tentando di aggirare il corso della giustizia. Semmai, doverosamente, di abbreviarlo. La soluzione della tavola rotonda sta solo proponendo, per tutte le parti, un modo per evitare che al dolore si sommi nuovo dolore e che alle difficoltà attuali se ne aggiungano altre, in numero incalcolabile. Voler risolvere in buona fede i problemi concreti scatenati dal rogo di Capodanno (41 morti, fra cui 23 svizzeri e sei italiani) è il primo passo per poterlo ricordare per quello che è: una grande tragedia che peserà a lungo sui nostri cuori. Chi critica le soluzioni messe in campo dalla Confederazione dovrebbe mettersi per un momento nei panni delle vittime e non ridurre tutto a una questione di portafoglio. Un esempio l’abbiamo avuto l’altra sera, con il concerto organizzato alla chiesa del Sacro Cuore di Crans dall’Ambasciata d’Italia a Berna, in onore delle vittime, dei feriti e delle loro famiglie. A cinque mesi dall’incendio, e dopo profonde tensioni diplomatiche, erano presenti l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, il consigliere federale Beat Jans e altri rappresentanti di Berna. Forse siamo sulla strada giusta. Meno litigi, meno polemiche. E più empatia.

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