Mondiali di calcio, il più grande spettacolo del mondo

Molti di noi seguono il calcio da piccoli e ogni quattro anni è l'avvenimento più importante a cui ogni nazionale vuole partecipare: il Mondiale, che si sta svolgendo negli Stati Uniti, Messico e Canada. Per la terza volta senza la partecipazione dell'Italia eliminata dalla Bosnia. Stendo un velo pietoso sul sistema calcio che da dodicianni non riesce a qualificarsi ai Mondiali, un settore da rivoltare da cima a fondo. Non vi è da salvare nulla del vecchio e da rinnovare tutto...mandando al mare i vecchi dirigenti che non si sono dimostrato all'altezza del compito... E' giunto il tempo di dire basta all'incompetenza dei dirigenti, dei calciatori e degli allenatori... Aria nuova in casa Italia... Si riparta dai giovani e lasciandoli lavorare per quattro anni per farli crescere... Come diceva il famoso Gino Bartali, ciclista toscano: "L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare!"...
Come mai il Sud America è così forte nel calcio? Non è una regione sviluppata o con una grande popolazione ma nel calcio è sempre stata ai vertici: Brasile, Argentina e Uruguay sono tra i migliori del pianeta.
Facendo riferimento agli scacchi: un'economia sviluppata ha più grande l'ELO. Il caso estremo è l'Uruguay, la sua economia occupa il 91° posto nel mondo, nel calcio è 11°. Anche il Brasile produce campioni, ma l'Uruguay è piccolo - come la Croazia - ma ha una quantità enorme di talenti.
Tra gli europei, i balcanici della ex Jugoslavia sono come i sudamericani. La Croazia emerge incredibilmente con un punteggio ELO nel calcio superiore al suo PIL. Meno di quattro milioni di abitanti, vicecampione del mondo nel 2018 e semifinalista in altri due mondiali (1998 e 2022).
Il calcio arrivò in Sudamerica attraverso i britannici che alla fine del XIX secolo, gestivano le ferrovie, le banche e i porti di Buenos Aires e Montevideo. Il primo campionato si giocò a Buenos Aires nel 1891.
Ora il paradosso. Se il calcio lo hanno portato gli inglesi, perché non ha attecchito con la stessa forza nei paesi anglofoni come Stati Uniti, Canada e Australia? Quando il calcio ha iniziato a espandersi nel mondo, altri sport anglofoni avevano già occupato il centro della vita sportiva: il baseball e il football americano negli Stati Uniti, l'hockey in Canada, il cricket, il rugby e il football australiano in Australia.
Ogni quattro anni, la domanda non è se il Sudamerica continuerà a produrre bravi calciatori. Sarebbe strano se smettesse di farlo. La domanda è se questo vantaggio continuerà a bastare. Finché vince, trattiene i suoi talenti, ma Il giorno in cui inizierà a perdere, inizierà a perderli. Forse la prossima grande partita non sarà contro una potenza europea ai Mondiali, ma verso un mondo determinato a fabbricare, con metodo e budget, ciò che il Sudamerica ha imparato a moltiplicare con la storia, il desiderio e un pallone che rotola da oltre un secolo.
Tuttavia, i Mondiali di calcio confermano ogni quattro anni una regola scritta sulla pietra: il Sudamerica è una potenza del pallone e continua a produrre calciatori che sono capaci di ribaltare le gerarchie degli scacchi e del PIL, con la sua sola forza nel talento individuale. Brasile, Argentina e Uruguay fanno la storia dei Mondiali FIFA che si intreccia indissolubilmente con un continente pieno di contraddizioni e disuguaglianze, ma che ha fatto del calcio una scuola di vita prima ancora che uno sport.
Non è un caso, ma un dato di fatto, pochi altri territori al mondo - tranne i Balcani - hanno saputo trasformare le loro risorse limitate in un capitale calcistico duraturo. È questa l'eredità che ogni Mondiale rinnova, e continuerà a renderlo l'appuntamento più atteso del pianeta. Buon calcio a tutti...


