Parole chiave per le elezioni nell'era dell'IA? Autenticità e identità

L’intelligenza artificiale sta entrando in maniera sempre più dirompente all’interno delle nostre vite: oramai tutti noi la usiamo quotidianamente, sia per questioni lavorative, sia private. Ed è dunque lecito attendersi che, anche per le prossime ed imminenti elezioni cantonali, i candidati di tutti gli schieramenti politici inizieranno ad usare in modo molto più frequente i vari assistenti di IA, sia per scrivere testi, che per generare grafiche e immagini da utilizzare in campagna elettorale.
Se da una parte l’utilizzo di questi nuovi strumenti è lecito perché portano il grande vantaggio dell’immediatezza in un mondo in cui abbiamo sempre meno tempo, d’altra parte presentano anche molti rischi, che vanno ponderati e che necessitano una riflessione.
Il primo rischio è quello della standardizzazione dei contenuti. Se un migliaio di candidati utilizza lo stesso prompt, nella stessa chatbot, con il riferimento dello stesso piccolo territorio, la probabilità di vedere delle risposte molto simili tra di loro aumenterà. Assisteremo quindi a slogan molto piatti, argomenti ripetitivi e artificiali, grafiche scialbe e poco plausibili, che non riescono a generare emozioni tra il potenziale elettorato.
Quello che negli anni passati era il candidato che riusciva a distinguersi in quanto unico, apparirà ai più univoco. Il diverso diventerà simile. L’originale si trasformerà in già visto. La campagna elettorale che, visti i problemi e le difficoltà del Cantone e dei cittadini, ci aspettavamo accesa, dinamica e vivace, diventerà invece spenta, banale e superficiale, portando l’attenzione su forma invece che contenuti, rischiando di aumentare in maniera ancora più importante il già ampio distacco che i cittadini hanno verso la cosa pubblica.
Il secondo rischio è palesemente e intrinsecamente legato al primo: un uso smodato e non controllato dell’intelligenza artificiale, quello che possiamo come cittadini «vedere lontano da un chilometro», farà rima con la perdita della credibilità del candidato o della candidata. E la credibilità è il capitale politico più importante. In un mondo ideale, nessuno voterebbe mai un candidato che non è credibile, perché non ha la nostra fiducia e sappiamo già che ci deluderà. Pertanto, è lecito chiedersi: chi voterebbe un politico che non è abile di scrivere un testo completo di senso compiuto? Chi sosterrebbe mai un granconsigliere che non è in grado di formulare una proposta politica senza chiederla all’IA? A chi verrebbe mai in mente di crociare un candidato che semplifica problemi complessi proclamando risposte semplici quando in realtà semplici non possono essere? Le difficoltà delle persone non sono solo razionali e scalabili, spesso richiedono l’uso di una intelligenza umana ed emotiva che va oltre a quella artificiale.
Il segreto per distinguersi dalla massa nell’era delle elezioni dense di IA sarà dunque l’autenticità. La candidata o il candidato che saprà far vedere la sua intelligenza umana, che si dimostra «vero», in linea con i propri valori e la sua identità, mostrando anche le sue emozioni, sarà colui che vincerà le elezioni. Ha già funzionato in passato, e funzionerà anche in futuro.
Il mio appello ai candidati è quello, dunque, di essere autentici, originali, e anche un po’ passionali. Non evitate ad ogni costo l’uso dell’IA, sarebbe anche ingenuo chiederlo, ma affidatevi anche agli specialisti della comunicazione, che hanno studiato, esercitato e creato per anni slogan, grafiche e strumenti efficaci per il vostro successo. Loro sapranno filtrare il superfluo, proteggere la vostra spontaneità e creare un’immagine fedele di voi e dei vostri valori. E vedrete che anche voi sentirete la campagna più vostra, perché sarà una campagna in cui vi riuscite a identificare.
E se ve lo state chiedendo, no, questo testo non è stato scritto con l’IA.

