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L'opinione

Parole e fatti: il Ticino non può perdere giovani

Troppi giovani ticinesi partono per studiare o lavorare oltre Gottardo e, sempre più spesso, non fanno ritorno
Claudio IsabellaeGiovanna Pedroni
21.10.2026 06:00

La presidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio Guscetti ha recentemente invitato la politica ticinese a lasciarsi alle spalle le polemiche e a tornare a concentrarsi sui temi che contano davvero per il futuro del nostro Cantone. Si tratta di considerazioni condivisibili. Tra le priorità citate vi è anche quella dell’emigrazione giovanile: troppi giovani ticinesi partono per studiare o lavorare oltre Gottardo e, sempre più spesso, non fanno ritorno.

È un tema centrale se vogliamo dare un futuro al nostro paese. Ed è positivo che venga riconosciuto come tale.

La fuga dei giovani dal Ticino non è però una novità emersa nelle ultime settimane. Da anni si conoscono le cause che spingono molti giovani qualificati a costruire il proprio futuro altrove: salari più elevati, prospettive professionali più ampie e un potere d’acquisto più favorevole rispetto a quello ticinese.

Proprio per questo, alcuni anni fa, insieme ai colleghi del gruppo parlamentare del Centro e ai Giovani del Centro, abbiamo avanzato proposte concrete per incentivare il rientro dei giovani formati fuori Cantone e per ridurre il divario di potere d’acquisto rispetto al resto della Svizzera. Il nostro obiettivo era, e resta, quello di affrontare seriamente il problema e fare in modo che il Ticino possa tornare ad essere attrattivo per chi ha competenze, entusiasmo e voglia di contribuire allo sviluppo del nostro territorio.

Quelle proposte sono ancora sul tavolo. Il problema era noto. Eppure, a oggi, ben poco è cambiato.

Se è vero che dal profilo delle attività ricreative, culturali e sportive a favore dei giovani sono stati fatti passi avanti (penso alla nuova Legge giovani), non si sono invece viste misure strutturali capaci di rilanciare il mercato del lavoro, il potere d’acquisto e la conciliabilità tra lavoro e famiglia. È mancata una politica economica sufficientemente coraggiosa da creare le condizioni affinché i giovani possano scegliere il Ticino non per nostalgia, ma per convinzione.

Nel frattempo, la situazione continua a peggiorare. Ogni giovane che parte e non ritorna porta con sé competenze, energie e una piccola parte del futuro del nostro Cantone. Non possiamo permetterci di assistere passivamente a questa emorragia.

È dunque positivo che il Governo riconosca finalmente la centralità del tema. Ora però, prima che sia davvero troppo tardi, occorre tradurre le parole in scelte. Non bastano le dichiarazioni d’intenti. Servono misure concrete, scadenze chiare e obiettivi verificabili.

Vale la pena ricordare che anche nel cosiddetto «poker» di iniziative sulla natalità presentate negli scorsi anni, una riguardava proprio il sostegno al rientro e al radicamento dei giovani nel nostro Cantone. Una proposta non sostenuta dal Governo e che il Gran Consiglio ha purtroppo respinto per pochissimi voti. Un episodio che rivela la distanza che troppo spesso separa le dichiarazioni di principio dalla disponibilità ad agire realmente quando giunge il momento di decidere.

Il Ticino non ha bisogno di nuove analisi per capire il problema. Il Ticino conosce già il problema. Ha bisogno di soluzioni.

Se davvero il futuro dei giovani è una priorità condivisa, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi alle parole dovranno seguire proposte concrete, coraggiose e credibili. Ma anche nel Preventivo 2027, di tutto ciò, non c’è traccia. Il rischio è che, ancora una volta, tutti si dichiarino pronti ad agire, salvo poi sciogliersi come neve al sole quando le parole chiedono il coraggio dei fatti.

E i nostri giovani non possono più aspettare. Prima di tutto, la politica deve compiere un autentico cambio di paradigma. Non possiamo più limitarci ad amministrare il presente mentre il domani si allontana. Servono decisioni coraggiose e lungimiranti; altrimenti, le conseguenze che saremo chiamati a pagare nei prossimi anni saranno assai gravi.

Claudio Isabella, deputato Il Centro in Gran Consiglio
Giovanna Pedroni, presidente Giovani del Centro