Perché la Svizzera ha bisogno di civilisti

Il referendum del 14 giugno 2026 contro la modifica di legge sul servizio civile non è rivolto esclusivamente a favore dei giovani, è piuttosto una difesa dei bisogni e delle necessità di enti quali case anziani, centri d’accoglienza, musei e scuole e delle persone che vi lavorano o ne beneficiano dei servizi. Il servizio civile offre a questi enti manodopera immediata che, per quanto non qualificata, allevia il carico di lavoro all’ente interessato. Si parla di case anziani in cui i turni sono asfissianti o di alpeggi in cui si lavora dal mattino alla sera, in cui il civilista non può svolgere i compiti più specifici, però offre una mano per esempio a livello personale, passando il tempo con i residenti di una casa anziani, organizzando attività, oppure facendo lavori pesanti come manutenzione. In questo il servizio civile è un aiuto concreto alla popolazione, in cui la persona coinvolta porta un contributo tangibile alla società, e la modifica di legge in discussione ne indebolisce l’apporto, è addirittura scritto nel servizio ufficiale del servizio civile che “Gli impieghi dei civilisti si svolgono in ambiti in cui le risorse per adempiere importanti compiti della comunità mancano o sono insufficienti”, vogliamo davvero indebolire settori della società che sono già fragili?
Inoltre, anche le misure proposte dalla modifica della legge sul servizio civile che sono ideate per renderlo meno vantaggioso sono superflue o addirittura dannose. Per esempio, non esiste una “regola che avvantaggia i medici” nella legge, e anzi, è esplicitamente scritto nell’articolo 4a che non sono permessi impieghi “che servono in primo luogo scopi privati della persona che deve prestare servizio civile, in particolare per la sua formazione o la sua formazione continua”, perciò l’esclusione di impieghi che richiedono una formazione in campo medico non ottiene alcun risultato se non quello di escludere enti bisognosi dalla possibilità di ottenere un civilista.
Un’altra misura ridondante con le leggi già presenti è quella per cui si obbliga il civilista a prestare servizio annualmente per almeno 26 giorni. Una tale regola è già presente nell’articolo 39a dell’ordinanza sul servizio civile, in una modalità che prevede, in maniera simile a come funziona il sistema dei corsi ripetizione nel militare, che il civilista può spostare i giorni di servizio all’anno successivo o precedente, fornendo quindi un grado di autonomia necessario al civilista.
È anche dannoso e impraticabile richiedere lo svolgimento dell’impiego di lunga durata nell’anno successivo all’ammissione al servizio civile, perché per trovare impiego un civilista lo deve cercare da sé sul sito del servizio civile, e con grande anticipo. Questa
modifica renderebbe quindi pressoché impossibile trovare un impiego in così poco tempo, e rischia di prolungare in maniera eccessiva il tempo che la persona utilizza per il servizio civile o militare. Spesso già un anno di formazione o di lavoro è perso per adempiere alla scuola reclute o al servizio lungo del civile; una persona che cambia idea durante la scuola reclute rischia di perdere addirittura due anni per svolgere un impiego di 6 mesi per il servizio civile.
Il servizio civile è definito come “l’eccezione alla regola”, però è trattato come un’opzione scomoda e che si vuole quasi nascondere. Infatti, la giornata introduttiva del servizio civile è disponibile solo dopo il reclutamento e bisogna effettivamente essere stati arruolati nell’esercito per andarci, e le uniche informazioni che si ricevono su cosa sia il servizio civile sono inaccurate e arrivano per “sentito dire”; è normale che un sistema del genere porti molte persone a cambiare idea solo durante lo svolgimento della leva militare. Il problema non sono i “vantaggi” che dà il servizio civile, ma è la mancanza di informazioni su cosa sia effettivamente il servizio civile. Se davvero volete più giovani nell’esercito, per quanto non ce ne sia bisogno, non sfavorite il servizio civile, piuttosto rendete il servizio di leva più conciliabile con la vita di giovani studenti e lavoratori.
Per questi motivi le modifiche di legge approvate dal consiglio federale e dal Parlamento sono da rifiutare, in quanto porterebbero a un indebolimento di settori già fragili, a discapito di chi lavora in tali servizi o ne usufruisce, alcune sono semplicemente ridondanti con leggi già in atto e attaccano un sistema, quello del servizio civile, che è già sminuito dalle pratiche in atto, obbligando i giovani a scegliere il male minore, invece che lasciar scegliere quale contributo reputano migliore per la società.
Luca Spadacini, membro del gruppo Canobbio Nuova


