PoLuMe, due miliardi ma per quale futuro?

Dopo anni di discussioni sul PoLuMe, è giunto il momento di affrontare la questione nella sua vera dimensione: non un problema di traffico, ma una scelta politica sul futuro del Sottoceneri e del Cantone.
Da ex presidente della Commissione regionale dei trasporti del Mendrisiotto e Basso Ceresio, ho seguito il progetto, partecipando a incontri e approfondendo documenti. Fin dal 2018 ho sostenuto la necessità di coordinare lo sviluppo autostradale con quello ferroviario. Una visione che, nel dicembre 2022, il Consiglio federale ha riconosciuto, prevedendo uno studio per coordinare i diversi progetti della regione.
Il problema è che, dopo anni, questo principio rischia di restare sulla carta. Nel 2020 USTRA presentò una galleria di aggiramento di Bissone e Val Mara, stimata in 600 milioni di franchi, indicando che non vi fossero più risorse disponibili. Oggi, invece, vengono prospettati circa 100 milioni per il risanamento autostradale tra Mendrisio e Melano, senza risolvere i problemi paesaggistici e fonici.
La questione è puramente politica. Nei prossimi anni, tra Lugano e Chiasso, sono previsti investimenti per oltre due miliardi di franchi: PoLuMe, MeMe e tra Coldrerio e Balerna. Eppure, si rischia di spendere cifre enormi mantenendo quasi l’attuale tracciato, con benefici territoriali insufficienti e nuove criticità per le comunità locali. Non è accettabile che le infrastrutture federali vengano pianificate senza una visione complessiva e senza attribuire il giusto peso alle esigenze dei Comuni e dei cittadini toccati.
Il voto contrario della popolazione svizzera, nel 2024, a sei progetti autostradali federali, insieme alla petizione «Sopra la vita, sotto l’autostrada» e alla mozione parlamentare sulle coperture autostradali, segnala una crescente sensibilità verso un uso più intelligente del territorio. Le istituzioni non possono ignorare questo cambiamento.
Il PoLuMe non risolverà da solo il problema del traffico. La fluidificazione dell’A2 rischia di spostare le colonne verso sud, dove i valichi doganali del Mendrisiotto continueranno a costituire un collo di bottiglia. Nel frattempo, il secondo tubo del San Gottardo potrebbe modificare i flussi di traffico. Promettere una soluzione definitiva senza affrontare questi nodi significa alimentare aspettative poco realizzabili.
La proposta è chiara: procedere subito con l’A2-A13, sostenuta da Cantone, Comuni e associazioni, e pianificare parallelamente un tracciato definitivo tra Lugano e Chiasso, prevedendo gallerie e trincee, peraltro già tematizzate in alcuni studi. Le risorse già previste devono diventare il punto di partenza per una strategia alternativa, accompagnata da un maggiore impegno finanziario cantonale e locale.
Resta infine una questione di responsabilità politica. Un progetto di questa portata compete al Consiglio federale e al DATEC, oggi diretto dal consigliere federale Albert Rösti. Dopo anni di confronto e investimenti miliardari annunciati, è doveroso che il responsabile politico venga in Ticino a spiegare le scelte, ascolti le comunità interessate e si assuma la responsabilità delle decisioni.
Non si tratta di essere contrari alle infrastrutture, ma di pretenderne migliori. Il Sottoceneri non può essere considerato un territorio di transito: merita una pianificazione che coniughi mobilità, ambiente e qualità di vita. Spendere oltre due miliardi per perpetuare i problemi di oggi sarebbe un errore politico che le generazioni future pagherebbero.

