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Quale futuro per la stampa

«Se il Fribourg-Gotteron avesse vinto il titolo non quest’anno ma il prossimo, gli abbonati della Liberté avrebbero letto la notizia e gli approfondimenti sul giornale cartaceo non l’indomani ma il giorno successivo» – A fare questa affermazione clamorosa è stato il direttore del quotidiano Serge Gumy, dopo l’annuncio della ristrutturazione dello storico giornale friburghese
Moreno Bernasconi
12.05.2026 06:00

«Se il Fribourg-Gotteron avesse vinto lo storico titolo non quest’anno ma il prossimo, gli abbonati della Liberté avrebbero letto la notizia e gli approfondimenti sul giornale cartaceo non l’indomani ma il giorno successivo». A fare questa affermazione clamorosa è stato il direttore del quotidiano Serge Gumy, dopo l’annuncio della ristrutturazione dello storico giornale friburghese che comporterà il taglio di 18 posti di lavoro e l’anticipo dell’ora di chiusura dell’edizione cartacea della Liberté da mezzanotte alle 19.50. Gumy si è affrettato a sottolineare che i lettori della Liberté sarebbero stati comunque informati in tempo reale della vittoria dei Draghi dalla redazione del giornale online, con tanto di interviste a Sprunger e Berra, foto e video dell’evento straordinario. Ma intanto, la soppressione di 18 impieghi a partire dall’inizio 2027 resta. È dovuta alla creazione di un’unica redazione per La Gruyère, la Broye Hebdo e La Liberté appartenenti allo storico editore St-Paul di Friburgo, che finora ha mantenuto la propria indipendenza dai Grandi Gruppi editoriali svizzeri. Nell’intervista, il direttore ha aggiunto: «Certo, chiudere il cartaceo alle 19.50 non ci permetterà più di riferire sul quotidiano dell’indomani i dibattiti serali dei Consigli comunali o i risultati di alcune elezioni (di cui si occuperà in diretta il quotidiano online), ma senza questa decisione i tagli non sarebbero stati 18 ma 25». La sfida della Liberté è difficile (e i redattori sono inquieti poiché si chiede loro «di produrre più contenuti redazionali con effettivi ridotti») ma conferma la tendenza della stampa regionale negli ultimi anni. Finora Friburgo aveva resistito (anche se il giornale della Veveyse, Le Messager, ha chiuso nel 2025). Ma le ristrutturazioni e i tagli redazionali sono stati drastici in Romandia negli ultimi anni. Nel 2024 il Gruppo editoriale ESH Médias (che stampa la testata vallesana Le Nouvelliste, quella della Riviera vodese La Côte e la neocastellana Arcinfo) ha tagliato 40 posti di lavoro. Nello stesso anno il Gruppo Tamedia/TX Group ha annunciato la soppressione di 290 impieghi. Le redazioni della Tribune de Geneve e di 24 Heures sono state fuse. Il Quotidiano gratuito 20 Minutes ha eliminato l’edizione cartacea e dal 2026 è solo online. La storica stamperia di Bussigny nel Canton Vaud è stata chiusa e la stampa del Gruppo è centralizzata a Berna. A giustificazione dei tagli massicci, gli editori adducono un crollo degli introiti pubblicitari e gli alti costi del quotidiano cartaceo e la diminuzione dei loro lettori. Non si tratta di dati puramente economici: essi rispondono ai cambiamenti dell’informazione nell’era della rivoluzione digitale. Il Centro di ricerca Fög ha studiato l’evoluzione dell’informazione in Svizzera sottolineando che negli ultimi 15 anni la generalizzazione di smartphones, social media e piattaforme digitali hanno profondamento cambiato le abitudini dei consumatori di informazione. Non solo dei giovani. Ormai il giornale cartaceo è sparito anche dal salotto della maggioranza delle famiglie dei trentenni e quarantenni. Il digitale avanza in modo irreversibile a scapito dei media cartacei tradizionali. In particolare di quelli regionali. I dati raccolti dal Fög indicano che aumenta la popolazione sotto-informata e quella disinteressata all’informazione regionale. Queste indicazioni non possono non preoccupare. Soprattutto in un Paese federalista e retto dalla democrazia diretta. Sotto-informazione e disinteresse per l’informazione regionale riducono la capacità dei cittadini di formarsi un’opinione politica articolata, condizione per il buon funzionamento del sistema politico partecipativo elvetico. A fronte di questa tendenza e dalla svolta strutturale dei media, dal cartaceo al digitale, le discussioni parlamentari sull’aiuto alla stampa appaiono anacronistiche. I tempi richiedono risposte urgenti ad alcune domande di fondo. Come, in un Paese federalista retto dalla democrazia diretta, la Confederazione e i Cantoni sostengono l’informazione regionale nell’era della transizione irreversibile dall’informazione cartacea a quella digitale? Durante lo scorso anno abbiamo discusso a fondo del finanziamento del servizio pubblico confederale svolto dalla Radiotelevisione. Ma la stampa regionale non svolge forse anch’essa un servizio pubblico, essenziale per il nostro Paese?