Quanta rabbia

Quando c’è da sporcarsi le mani di lavoro (cit. Spez stellato) Asia scompare sempre. Così ho dovuto pulire da solo il battellino e caricare a bordo le bottiglie di Barbera fatto col mulo da fornire stasera per l’Halloween degli adulti. Quando è riapparsa, la mia amica microinfluencer del lago e content creator era però strana, un po’ trasandata e spettinata, come fossimo di ritorno con il battellino da una traversata da Sturm und Drang. Le ho chiesto dove fosse stata e la risposta mi ha raggelato: a Milano. A fare che? A sfasciare negozi con i maranza in nome del diritto al lusso? Grande è stata la voglia di mettere mano a un bastone nodoso che tengo a bordo dai tempi delle incursioni al porto comunale degli autogestiti che una notte hanno pure sfogato i loro bisogni corporali sulla prua in mogano del battellino appena tirata a lucido con le mani sporche di lavoro. Devi capire, ha urlato Asia. Ma che c’è da capire? Sono giorni e giorni che tutti, ma proprio tutti, hanno detto la loro, tuttologoni e tuttologini si sono lanciati senza rete nel nuovo abisso. «Dai, piantala lì e dag a trà a la tusa», mi ha ammonito uno che passava dal pontile davanti al Municipio di Lugano mentre sistemavo sul battellino dei vestiti di Halloween. Per sfinimento ho ceduto e allora la mia amica mi ha spiegato che è andata a Milano per informarsi meglio sul «morning-after glam» con «l’effetto colato» lanciato alla recente Fashion Week, cioè rossetti sbavati, occhi segnati e capelli spettinati, un modo di intendere la bellezza meno disciplinato e più personale, come ha volgarizzato il Corriere della Sera per la casalinga digitale di Voghera. Ho tirato un sospiro di sollievo, anche se tra me e me – e solo tra me e me per non eccitare la mente di Asia che già invocava sui social adunate di forconi contro i responsabili dei salassi di cassa malati – ho pensato che di motivi seri, magari anche contraddittori in una società frastagliata, ne avremmo pure noi per andare in piazza, in attesa di un cambiamento miracolistico alle elezioni cantonali del prossimo 11 aprile. Quali risposte avremo? Mah. Comunque c’è già aria di maggioritario. A sinistra hanno edificato la casa progressista con PS, Verdi e MPS ma c’è sempre un gran daffare per rabboccare le crepe, quelle più evidenti come la sortita pubblica del sindaco socialista di Bellinzona Mario Branda allergico alla compagnia dell’MPS di Sergi e Pronzini (indubbiamente due scassamaroni con tuttavia il pregio di smuovere la morta gora anche dove comandano i compagni, vedi DECS) e quelle più sotterranee, emerse ad esempio sul sito naufraghi.ch, del fronte radicale «anticollaborazionista» che ripropone l’uscita dal Governo del PS. Nemmeno nella casa comune della destra UDC-Lega c’è armonia celestiale, ma in fondo qui il problema è relativo perché la Lega non esiste più da tredici anni e ai veri leghisti rimarrà la soddisfazione di percorrere via Giuliano Bignasca a Lugano. Nel mezzo c’è chi rispolvera le consonanze tra PLR e Centro, ma l’ultimo tentativo di amoreggiamento avvenuto per l’elezione del Consiglio degli Stati nel 2019 è finito in uno storico disastro a favore di UDC e PS. E allora? Alla gente cosa frega di queste menate di partito?, m’ha chiesto Asia con l’«effetto colato». Nulla. L’importante, anche se non siamo nel brodo sociale di Milano o Parigi, è che chi aspira a governarci abbia in chiaro che dopo una legislatura di indegne follie e autoreferenzialità di Palazzo siamo pure noi incazzati.


