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L'opinione

Riforma EFAS: una promessa ma non una soluzione

Non è mancato chi si è detto stupito della posizione del Governo ticinese sull'oggetto in votazione il prossimo 24 novembre – Diamo forse fastidio a chi sta facendo i propri calcoli? Bene! Significa che abbiamo fatto centro
Raffaele De Rosa
Raffaele De Rosa
15.11.2024 06:00

Il Consiglio di Stato ticinese è la voce fuori dal coro. Sulla riforma EFAS (finanziamento uniforme delle prestazioni nel settore sanitario) al voto il prossimo 24 novembre, fa notizia la nostra posizione contraria. Anche su queste colonne non è mancato chi si è detto stupito della posizione del Governo, quasi a puntare il dito contro e gridare allo scandalo. Diamo forse fastidio a chi sta facendo i propri calcoli? Bene! Significa che abbiamo fatto centro.

Sgombriamo il campo: l’obiettivo di eliminare i falsi incentivi e armonizzare i finanziamenti è condivisibile. Gli strumenti a questo scopo già esistono e funzionano. EFAS invece va oltre, traducendosi in una riforma inadeguata e addirittura controproducente per il nostro Cantone.

EFAS prevede fra l’altro che tutte le spese dell’ambulatoriale (compresi i costi dei medicamenti) siano coperte anche tramite le imposte, portando a un doppio onere per i cittadini: premi di cassa malati e prelievo fiscale. Questo approccio non garantisce una reale riduzione dei costi complessivi per le famiglie e non affronta le vere cause dell’aumento della spesa sanitaria. Di più: l’equazione per cui il Cantone dovrà finanziare tramite il gettito (aggravio stimato dalla Confederazione in 60 milioni di franchi all’anno, probabilmente sottovalutati e destinati sicuramente a crescere) e il cittadino avrà uno sgravio sui premi è una promessa scritta sulla sabbia. Siamo già stati scottati una volta: ci era stato promesso che il finanziamento statale delle cliniche private avrebbe portato a una riduzione dei premi, ma oggi sappiamo che è andata diversamente.

Inoltre, a parte i cerotti di eventuali moratorie, la riforma non introduce nuovi strumenti di pilotaggio e controllo a favore dei Cantoni, che restano ancora una volta con le «armi spuntate» nella gestione delle prestazioni ambulatoriali. La posizione del nostro Cantone peggiora ulteriormente, mentre le casse malati ne escono rafforzate, con un potere sempre maggiore nella definizione e remunerazione delle prestazioni.

Fra tutti questi aspetti negativi, c’è anche di peggio: EFAS rischia di diventare un ostacolo per riforme federali più incisive e strutturali. Si continuerà a sostenere che occorre attendere gli effetti della riforma prima di adottare altri provvedimenti, rimandando interventi urgenti e necessari. Il nostro sistema sanitario è al collasso e ha bisogno di vere riforme, che puntino a controllare e ridurre la spesa in modo strutturale, investendo nella prevenzione, nella digitalizzazione e nella promozione della salute. EFAS, invece, rappresenta un compromesso che rischia di far pagare di più senza offrire alcun miglioramento tangibile per la popolazione. Per questi motivi, il Consiglio di Stato all’unanimità vi invita a votare «no» a EFAS il prossimo 24 novembre.

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