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L'opinione

Sanità ticinese: meno robot, più visione

L'opinione di Fabio Rezzonico, vicepresidente PLR Lugano
Red. Online
04.02.2026 17:08

Nel dibattito sulla pianificazione ospedaliera e sulla sanità ticinese si ripete sempre lo stesso copione: molte parole, poche idee. Si discute di strutture, equilibri politici e interessi territoriali, ma raramente di ciò che dovrebbe essere centrale: qualità delle cure, concentrazione delle competenze e futuro della medicina. Durante la trasmissione Falò, due interventi hanno invece rotto questo schema: quelli del Prof. Dr. med. Rosso e del Dr. med. Robbiani. Entrambi hanno detto una cosa semplice e scomoda: se si vuole davvero migliorare la sanità, si può fare. Ma per farlo serve coraggio. Il Dr. med. Robbiani ha formulato una proposta chiara: ridurre il numero di robot chirurgici DaVinci in Svizzera e concentrare gli interventi in pochi hub altamente specializzati. È una visione che merita di essere presa sul serio.

Il caso ticinese: tre robot, nessuna massa critica

Oggi in Ticino ci sono tre robot DaVinci: due nell’EOC e uno alla Clinica Moncucco. Il problema non è la tecnologia, ma il volume di attività: nessuna struttura raggiunge un numero di interventi sufficiente a garantire in modo sistematico il massimo livello di qualità, esperienza e sicurezza. In medicina avanzata, la qualità non nasce dalla dispersione, ma dalla concentrazione delle competenze. Quindi, sulla medesima onda dei due medici, faccio una proposta concreta: l’Istituto della Medicina Robotica. Perché non fare una scelta radicale, ma razionale? Passare da tre robot DaVinci a uno solo; concentrarlo in un unico centro (EOC o Moncucco); creare un vero Istituto della Medicina Robotica con tecnologia di punta concentrata in un unico luogo; team medico e infermieristico altamente specializzato; volumi di attività sufficienti a garantire eccellenza clinica; standard elevati e misurabili di qualità. Ma soprattutto, un modello aperto. Un centro per tutti i medici, non per una sola struttura. L’Istituto dovrebbe prevedere slot operatori messi a disposizione dei medici di altre strutture. Il chirurgo che segue il proprio paziente e che lo desiderasse potrebbe operare insieme allo specialista dell’Istituto, ma in un contesto tecnologico e organizzativo di eccellenza. Il risultato sarebbe chiaro: concentrazione delle competenze; collaborazione invece di competizione sterile; vantaggio diretto per i pazienti. Un polo strategico per tecnologia, industria e formazione, un centro altamente specializzato che diventerebbe automaticamente interlocutore privilegiato per le aziende tecnologiche; laboratorio per lo sviluppo di nuove applicazioni robotiche; polo di formazione per giovani medici; partner credibile per altri centri di riferimento in Svizzera e all’estero. La logica è semplice: io ti offro competenze, ricerca e sviluppo; tu mi offri condizioni economiche migliori, accesso prioritario alle innovazioni e aggiornamenti continui. Non è utopia. È strategia. Una domanda scomoda ma necessaria. E se, per una volta, ascoltassimo la voce del medico invece di quella dell’elettore? Forse scopriremmo che la scelta migliore non è quella che distribuisce risorse per opportunità politiche, ma quella che le concentra per ragioni cliniche. In sanità, il vero coraggio non consiste nel promettere tutto a tutti, ma nel fare scelte difficili a favore della qualità. Se davvero vogliamo una sanità ticinese all’altezza delle sfide future, dobbiamo smettere di difendere il passato e iniziare a progettare il futuro. Se così non sarà, allora la nuova pianificazione è morta ancora prima di nascere.