Sciogliere e annodare

Il nodo è caos, scioglierlo crea ordine, ci dicono le nostre lingue e lo pensa la nostra mente. Districare ciò che è aggrovigliato genera armonia e dà forma e orientamento al mondo. Stiamo parlando evidentemente per analogie e metafore, in un linguaggio in cui il nodo perde la sua realtà di intreccio di corde, fili, anche capelli, e diventa analogo a connessione, allacciamento, legame. Di nodi metaforici che sciolgono il caos parlerò al Festival di Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo il prossimo 20 settembre. Ora, rimanendo nel linguaggio metaforico, spesso vi si incontra il nodo inteso quale difficoltà, impedimento, ostacolo, problema, disordine, caos. Anche il (la?) titolista di questo giornale ama usare il termine nodo come sinonimo di problema difficile da risolvere, di viluppo aggrovigliato, diciamo così. Il nodo appare allora quale punto essenziale dal quale dipende una difficoltà da risolvere e per il quale occorre una soluzione, cioè, letteralmente, uno scioglimento. Soluzione dal latino solvĕre, che significa sciogliere, risolvere, chiarire, spiegare. Anche nel senso di pagare.
Immaginiamo poi di non riuscire a sciogliere i nostri nodi, ossia a trovare una soluzione ai problemi. Che fare? Possiamo accettarli; possiamo ammettere che ci siano nodi che non si sciolgono e che si possa andare avanti così (e magari poi i nodi si scioglieranno da soli). Possiamo pensare di intervenire con la violenza, come fece Alessandro Magno recidendo con la spada il nodo di Gordio che avrebbe reso signore del mondo chi lo avesse districato. Ma per sciogliere i nodi ci vuole pazienza, e Alessandro non ne aveva.
Ora, anche se le espressioni linguistiche ci dicono continuamente che trovare la risposta a un problema, risolverlo, significa sciogliere nodi, noi ci poniamo la seguente domanda: se risolvere il problema ripristinando l’ordine ed eliminando il caos è sciogliere nodi liberando da legami, allora l’annodare i legami, stringere nodi, è sempre male, sempre disordine? Non crea ordine anche l’annodare, corde, rapporti, relazioni? In fondo è come serrare i nodi delle funi con le quali Ulisse si fa legare all’albero della nave dai compagni davanti agli scogli delle Sirene. O come stringere il nodo di Circe con il quale l’eroe sigilla la cassa di doni dei Feaci da portare a Itaca. Non sono questi nodi di ordine, che tengono insieme? Non esiste soltanto la lotta tra il nodo come disordine e il suo scioglimento come ordine, ma anche il suo contrario, la lotta tra l’ordine del nodo e il disordine dei fili sciolti del caos. Insomma il nodo si trova nel punto di incrocio (se no non sarebbe un nodo) tra ordine e caos, tra pace (pure pax ha un’origine legata al tenere stretto e compatto) e conflitto. A noi scioglierlo o stringerlo.


