Scrupoli e rimorsi

Una lietissima sorpresa è stato il premio Nobel per la letteratura 2026 a una classicista e traduttrice dal greco antico, la canadese Anne Carson, che scrive mischiando i generi, racconto, saggio, poesia, prosa. Ho pensato subito, guarda un po’, non tutto è perduto, c’è ancora speranza in questo mondo disperato. E reso ancor più disperato da chi rifiuta la distinzione tra colpevoli e innocenti e riproduce in molte sue azioni la furia devastante della natura invece che liberarcene; e che ritiene che corruzione e crudeltà siano fatti ordinari, accettabili, e l’ingiustizia qualche cosa di banale perché l’unica cosa che conta è la soddisfazione dell’interesse personale o della propria conventicola.
Non è comunque che Anne Carson e chi la pensa come lei siano anime belle che si appagano nel guardare le nuvole e nell’ascoltare le parole dell’antichità. «Eppure le nuvole fanno più che attirare lo sguardo verso l’alto» (perché questo, spiegano prosaicamente gli scienziati cognitivi, provoca una scarica di dopamina al cervello); le nuvole «inventano la nostra immaginazione» (da Anne Carson, La Norma sbagliata, p. 59).
E le parole? Le parole «affondano le loro piccole radici nel passato mentre si protendono in avanti, verso di noi» (idem, p. 117). È affascinante l’idea di afferrare quelle piccole parole che ci tendono le braccia e insieme di guardare alle loro radici nella terra della storia. Guardiamo alla parola «scrupolo» di cui tutti conosciamo il significato. Le sue radicette sono latine e raccontano una storia particolare. Scrupulus è il sassolino nella scarpa o, ai tempi, nel sandalo del legionario, che tormentava chi era in marcia. Ma dove, si chiede in un altro contesto Anne Carson, «dove si avverte il dolore in modo così acuto come nella pianta del piede, se non nello spirito?» (idem, p. 58). Forse alcuni personaggi hanno spirito e piedi insensibili dal momento che non avvertono né scrupoli né rimorsi (anche i ri-morsi mordono e pungono come i sassolini). Ma a che serve tutto questo nel mondo avveniristico del digitale? Meglio studiare le tecniche moderne che le lingue antiche, come se fossero incompatibili! Eppure il mondo antico ci ha consegnato paradigmi e prospettive dell’umano che usiamo ancora inconsapevolmente, per pensare noi stessi e la realtà e trasmetterci l’amore per l’umano stesso.
Gli dei greci non erano solitamente divinità benevole e provvidenziali per gli uomini, ma c’erano in quel mondo anche figure divine tenere verso la loro fragilità. Una di queste fu il titano Prometeo, il cui nome significa «che riflette prima». Prometeo donò agli uomini il fuoco, il sapere creativo cioè da cui discendono le arti tecniche, e ci invitò a pensare alla loro potenza, positiva e negativa. Duemilasettecento anni fa.


