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Pensieri dal battellino

Soluzioni cercansi

Nell’immaginario collettivo degli sbroja la latrina è associata a qualcosa di angosciante e non di liberatorio — Due consigliere comunali (Beretta Piccoli e Barchi) con un’interpellanza corredata da fotografie hanno denunciato lo sconcio dei servizi igienici al cimitero monumentale della Città: sporco ovunque, niente sapone, niente carta igienica, niente sedili sui gabinetti
Bruno Costantini
14.03.2026 06:00

Asia ha passato la settimana a brontolare e non ha nemmeno voluto salire sul battellino per le traversate del golfo con le forniture di Barbera fatto col mulo. È rimasta al porto comunale a recriminare urbi et orbi, tornando alla carica con una sua vecchia critica al Comune di Lugano che accusa di trastullarsi con il Plan B anziché mettere in pratica un serio Plan WC. È dallo shock del 2014, quando per salvarsi dal naufragio finanziario la Città chiuse anche metà dei gabinetti pubblici, che nell’immaginario collettivo degli sbroja la latrina è associata a qualcosa di angosciante e non di liberatorio. Già qualche anno fa s’era tornato a parlarne partendo dai WC chiusi sul sentiero di Gandria; adesso due consigliere comunali (Beretta Piccoli e Barchi) con un’interpellanza corredata da fotografie hanno denunciato lo sconcio dei servizi igienici al cimitero monumentale della Città: sporco ovunque, niente sapone, niente carta igienica, niente sedili sui gabinetti. La mia amica microinfluencer del lago e content creator è andata in loco a realizzare un video che ha diffuso nella sua community. Il Municipio, se non dovesse riuscire da solo a trovare una soluzione, potrebbe rivolgersi all’intelligenza artificiale o assegnare un mandato esterno (tanto uno in più o uno in meno non cambia nulla) per studiare il problema al cimitero e applicare un Plan WC degno della capitale economica del Ticino che proprio lì a due passi, segno della grandezza cittadina, sta realizzando il PSE. Certo che per ottemperare alle direttive dei burocrati di Bruxelles che hanno introdotto la cosiddetta «tassa sulla pipì» ci vorrebbero servizi igienici avanguardistici. Bisogna essere guardinghi. Siccome quando si assumono dei farmaci le tracce finiscono nelle urine e quindi nelle acque reflue, l’UE, con una normativa che dà tempo agli Stati membri di adeguarsi entro la metà del 2027, impone all’industria farmaceutica (presumibilmente anche a quella svizzera per i prodotti che esporta in Europa) di partecipare alla depurazione delle acque con una fattura globale che alcuni calcolano sui 12 miliardi di euro l’anno. La «tassa sulla pipì», che fa venire in mente la tassa sull’urina dell’imperatore romano Vespasiano che era però diversa, è un rompicapo, anche perché ci sono autorità sanitarie che non registrano farmaci che non vengono rilasciati con la minzione e che si accumulano nel corpo. Dunque, o l’industria paga, con quel che ne consegue, o non bisogna curarsi. Per capire bene le implicazioni e le assurdità Asia s’è messa a dialogare con l’intelligenza artificiale e, già che c’era, ne ha approfittato per rifare con lei il mondo, quello grande con le sue guerre e la sua propaganda sempre più sofisticate e quello piccolo nostro con i suoi nani che si credono giganti. Alla fine era disorientata, con il cervello frullato dalla macchina, incerta sulle nuove frontiere tecnologiche dell’umanità. In un’intervista dello scorso dicembre al telegiornale della RSI il filosofo e fondatore del Digital ethics center dell’Università di Yale Luciano Floridi ha affermato che l’intelligenza artificiale «rende più stupidi gli stupidi e più intelligenti gli intelligenti». Il problema è che gli stupidi sempre più stupidi possono fare danni colossali obbligando gli intelligenti sempre più intelligenti a una battaglia impari per arginare la stupidità che avanza compiaciuta, prepotente, spavalda, tronfia. La vedo arrivare e non mi piace.