Spiegare la tragedia di Crans-Montana alle TV italiane? Importante, ma è impossibile

Mea culpa. Credevo fosse utile cercare perlomeno di spiegare in Italia la realtà svizzera in cui si situa la tragedia di Crans-Montana, per cui ho ignorato gli avvertimenti di chi me lo sconsigliava, pagandone giustamente il prezzo. Me ne pento, e devo parzialmente dare ragione anche all’editoriale di Gianni Righinetti, pubblicato ieri sul Corriere del Ticino. Non perché non sarebbe utile - anzi, importante - far capire come stanno davvero le cose ai cittadini italiani che in buona fede stanno maturando contro il nostro Paese un’acredine in parte giustificata dalle gravi inadempienze vallesane, ma in parte provocata per tutt’altri interessi che quelli delle vittime o della giustizia. Sarebbe utile, ma è impossibile, visto il clima di rissa-spettacolo nel quale - per mia naturale emotività - son finito per cadere anch’io in due trasmissioni su quattro, e me ne scuso. Ecco però cosa mi sarebbe piaciuto dire in un dibattito civile, se fosse stato possibile:
1. Gli svizzeri piangono le loro vittime tanto quanto gli italiani, si sono prodigati nei soccorsi immediati sul posto e nei propri ospedali, coordinandosi tramite Bruxelles per la collaborazione con gli ospedali di altri paesi e contribuendo a salvare numerose vite (sui 116 ustionati ricoverati, dopo sei settimane uno solo è deceduto e la metà ha già fatto ritorno a casa, un bilancio molto positivo);
2. Gli svizzeri - tutti - esigono giustizia severa e rapida, e stando ai sondaggi non hanno fiducia nella giustizia vallesana al 70% visti i suoi numerosi errori (condivido anch’io, da cittadino e non da politico che cercherebbe di condizionare la propria magistratura);
3. Premesso che nessun indennizzo può compensare una vita o una grave menomazione, il sistema svizzero è comunque molto avanzato, con la Legge sulla protezione delle vittime di reati che impegna lo Stato (Cantone e Confederazione) ad anticipare importanti risarcimenti a breve termine, laddove altrimenti bisognerebbe attendere per anni la conclusione di processi penali e civili prima di ottenere qualcosa dai colpevoli o dalle loro assicurazioni RC;
4. Prima ancora di applicare questa legge, il Vallese si è attivato immediatamente per un aiuto d’urgenza di ulteriori 10.000 franchi per le spese immediate delle famiglie toccate. Non è un risarcimento, non è un’elemosina e non è chiaramente il valore di una vita;
5. Il Vallese ha costituito inoltre una Fondazione per il risarcimento delle vittime. Vi ha immesso immediatamente 10 milioni, cui si aggiunge il milione del Comune, ma ha già ricevuto promesse di contributi da privati e da altri Cantoni per una ventina di milioni. La Fondazione comincerà dunque ad operare a fine febbraio con una disponibilità iniziale di circa 30 milioni;
6. Il Consiglio federale ha annunciato che la Confederazione parteciperà dal canto suo con una cifra rilevante e con modalità che saranno comunicate entro fine mese;
7. Si conta che in pochi mesi saranno disponibili almeno cento milioni, ma tutti convengono che a lungo termine gli indennizzi supereranno le centinaia di milioni, con singoli risarcimenti certamente non inferiori ai casi di ponte Morandi e Costa Concordia, per fare un esempio;
8. In tutti i paesi democratici vale la separazione dei poteri e i governi non danno ordini alla magistratura. In Svizzera la questione è ancor più delicata a causa del federalismo, che impone la separazione del livello cantonale da quello federale. Il Ministero pubblico della Confederazione ha le sue competenze specifiche definite per legge e non è un’autorità superiore alle Procure cantonali. Non potrebbe dunque in alcun modo avocare a sé questo caso. Esistono le figure dei procuratori straordinari che nominati fuori Cantone, ma le modalità dipendono dalle rispettive leggi cantonali. In Ticino è competenza del Governo, in altri Cantoni del Parlamento, in Vallese della Procura stessa. Quindi non si può intervenire dall’esterno per imporre questa svolta;
9. Da ultimo: il caso vuole che in città di Lugano mi competano, nell’ambito dell’edilizia privata, anche le licenze edilizie e le certificazioni antincendio. Dalle tragedie il minimo che bisogna trarre sono degli insegnamenti che ne impediscano la ripetizione. Siamo all’opera, assieme all’autorità cantonale, per verificare la situazione attuale e alcune misure sono già pronte: divieto assoluto di oggetti pirotecnici nei locali pubblici, intensificazione del ritmo dei controlli, introduzione di un controllo unitario cantonale che restringa il margine di apprezzamento dei Comuni, e via dicendo.
10. Per quanto percepito dai media francesi e italiani, emerge un problema comune almeno ai tre paesi: la troppo sottile demarcazione fra discoteche (sottoposte ad esigenze e controlli ben più severi), bar e altri locali di diversi tipi che offrono anche intrattenimento notturno e musicale con norme me controlli ben meno pesanti. In Francia i media ricordano due casi di «bar con saltuaria offerta musicale notturna», a Rouen e Le Havre, dove una decina d’anni fa morirono in entrami una quindicina di giovani. Le Constellation a Crans-Montana faceva purtroppo parte di quest’ultimi. Il che non scusa certo la colpevole inadempienza comunale. Ma dalle reazioni delle autorità italiane, che hanno chiuso a gennaio un paio di centinaia di locali inadempienti provocando la reazione della categoria, mi pare che il problema abbia la stessa natura.
11. Sapendo che in tutto il mondo che chi gestisce la «movida» ha talvolta una tendenza un po’ «border line», come sembra l’avesse Moretti, rendiamoci tutti conto che lo Stato non può sempre controllare e impedire tutto. Ci vuole anche la responsabilità dei singoli, questo è il primo insegnamento che traggo per me, i miei figli e i miei nipoti.


