Un’altra sala multiuso al LAC?

Chi, all’epoca dei litigi (finanziari ma non solo), avrebbe mai immaginato che il nuovo centro culturale di Piazza Luini, il LAC (Lugano Arte e Cultura), un giorno si sarebbe rivelato troppo piccolo? Anzi, per risparmiare, il complesso fu realizzato solo per due terzi del progetto iniziale, rinunciando alla grande sala espositiva con luce zenitale al quarto piano: il cuore architettonico dell’intera opera insieme al teatro. Ci siamo dovuti accontentare di tre sale multiuso, tuttora segnate da un carattere di provvisorietà, seppur dotate – magra consolazione – di una splendida vista.
Oggi grazie a una gestione professionale, il LAC ha raggiunto il limite delle proprie capacità. Da tempo, le richieste per produzioni teatrali, danza e altro superano lo spazio disponibile. Di conseguenza, si levano voci che invocano un "ingrandimento" del LAC, puntando sull’agorà retrostante. È innegabile: Lugano necessita di uno spazio adeguato per produzioni più contenute in tutti i settori, produzioni che non richiedano la capienza di mille posti del teatro principale. L'integrazione di una tale sala porterebbe vantaggi, vantaggi reciproci: le piccole produzioni beneficerebbero della reputazione del centro – fattore cruciale per attrarre pubblico anche dalla vicina Italia – mentre il LAC accrescerebbe la sua attrattività sovraregionale e turistica, beneficiando di sinergie amministrative e finanziarie.
Tuttavia, dubito che Piazza Luini sia la collocazione ideale per una tale sala. Riguardo allo possibile sviluppe della città una sala medio-grande potrebbe trovare spazio anche a Besso, integrata nel nuovo polo SUPSI, in sinergia con il LUX e il futuro centro culturale di Massagno. Oppure, meglio ancora, a Cornaredo: riqualificando una o due sale del cinema Cinéstar. I costi sarebbero di gran lunga inferiori rispetto a una nuova costruzione a Piazza Luini. Credo che persino i gestori del centro non si opporrebbero: porterebbe nuovo pubblico! E davanti al calo degli spettatori e al declino dei multisala, questa potrebbe anche essere una notizia positiva. I milioni risparmiati potrebbero essere poi investiti nel completamento del LAC, ovvero la sala con luce zenitale al quarto piano.
Questo intervento non solo eleverebbe il complesso di Gianola sotto il profilo architettonico (concetto) a un livello più altto, ma ci libererebbe anche le sale dell’ala espositiva, permettendoci finalmente di esporre in modo permanente le collezioni cittadine. Ricordiamolo: la fusione tra Museo d’arte della Città e Museo cantonale aveva proprio questo scopo: creare un vero museo, non solo uno spazio per mostre temporanee. Le nostre collezioni devono crescere e acquisire un profilo più definito, specialmente nell’arte del Novecento e contemporanea. Non è impossibile. Si pensa alle importanti collezioni private che potrebbero essere donate nei prossimi anni. Ma attenzione: donazioni arrivano solo se esistono spazi adeguati! Spero che non manchiamo un’altra volta l’occasione di fare un salto di qualità come lo sarebbe una sala con luce zenitale per accontentarci altri dieci o vent’anni con una situazione di compromesso poco soddisfacente.
Non dimentichiamo che il 2030 è alle porte! Se vogliamo imporci come capitale culturale al sud delle Alpi, i progetti faro devono essere pronti: la sala con luce zenitale e una ristorazione all'altezza: un ristorante chic con terrazza su Piazza Luini (e una sala al rpimo piano del Palace, sopra la boutique Farfalla, per catering e festività – non, come oggi, un semplice "passaggio arredato" tra scale e ascensori.
È fondamentale chiedersi se spendere milioni per una nuova sala teatrale sia la priorità massima, specialmente a discapito della vocazione museale del LAC. Sono le collezioni e le grandi esposizioni a garantire la reputazione culturale della Città e il ritorno turistico, non le piccole produzioni locali con qualche decine di spettatori. In più una sala a Cornaredo o Besso darebbe slancio a quartieri in cerca di una propria identità. Un nuovo quartiere residenziale come quella crescendo attorno al PSE non può vivere di solo sport; ha bisogno di una vitalità culturale più ampio che animi anche le ore pomeridiane. Una sala a Cornaredo potrebbe persino essere gestita dal LAC: "LACCornaredo", magari dedicato alle produzioni d'avanguardia.
Naturalmente possiamo continuare a gestire la cultura seguendo la logica della "Casa Bianca" citata da John Bolton sulla NZZ, dove l’urgente scavalca sempre l’importante, anche in tempi di crisi. Ma se anteponiamo il secondario sempre al primario solo perché più facile o politicamente opportuno, non progrediremo mai. Si muove, ma non si fa progressi. Del resto mi chiedo perché nel 2013/14 nessuno si sia opposto quando la politica sacrificò la Cittadella, con motivi ovii (per non dire egocentrici) di concentrare tutta la cultura al LAC!
Evitiamo di arrivare al 2030 con un LAC ancora monco, solo per inseguire l'illusione di poter presentare qualche produzione (minore) in più.- Il rischio peggiore? Constatare che le grandi collezioni private, in attesa di una degna collocazione, siano emigrate oltre Gottardo per far gloria di città più ambiziose della nostra.
Harry Zellweger Gallerista e critico d’arte


