Scuola

A scuola di dibattito: «L'eloquenza non è innata, ma va educata»

L'evento «La gioventù dibatte» in programma a Bellinzona - Il fondatore Chino Sonzogni racconta l'anima del progetto
Chino Sonzogni durante un dibattito alla Commercio di Bellinzona © CdT/ Chiara Zocchetti
Prisca Dindo
25.04.2026 15:23

Chino Sonzogni scende le scale della Commercio con la velocità di un ragazzino. L’anagrafe lo collocherebbe tra i docenti che si godono la vita dopo la pensione, ma lui preferisce continuare a portare avanti, con grande determinazione, ciò in cui ha sempre creduto. «Ho una mezz’oretta di tempo da dedicarvi, poi tornerò in aula per una nuova sfida tra allievi», spiega stringendoci veloce la mano. Al primo piano dell’istituto scolastico bellinzonese si sta svolgendo la nuova edizione del concorso organizzato dal 2009 da «La gioventù dibatte», l’associazione capitanata dall’ex insegnante di italiano e storia. Gli allievi delle scuole medie che hanno deciso di parteciparvi si sfidano su temi caldi che attraversano la società. Il meccanismo è sempre lo stesso. Da una parte la squadra «pro» espone i motivi per cui sostenere la proposta in discussione, dall’altra quella «contro», chiamata a smontarne le ragioni. La scorsa settimana è stata la volta dei concorrenti liceali. Le squadre si affrontano sfoderando l’unica arma a loro disposizione: la parola. Alla giuria il compito di scegliere chi, tra le due squadre, è riuscito ad argomentare meglio.

La libertà è partecipazione

Sbaglia chi pensa che si tratti di un semplice esercizio di stile. La capacità di discutere informandosi in modo critico può segnare una svolta nella vita, non solo civica, di un giovane. In un mondo bombardato da una miriade di informazioni più o meno veritiere, ora più che mai «la libertà è partecipazione», come cantava Giorgio Gaber.

«Prima ci si confronta, poi si decide quale posizione assumere, nel pieno rispetto di chi ha un’idea diversa dalla tua. Perché «quando gli uomini cessano di credere alle buone ragioni, comincia la violenza», spiega Chino Sonzogni citando il filosofo italiano Norberto Bobbio.

Oggi la fascia d’età che in Svizzera si reca meno alle urne è quella tra i diciotto e i trenta-trentacinque anni. Un assenteismo che potrebbe costare caro alle nuove generazioni, visto che molti dei temi in votazione riguardano proprio il loro futuro. Il rischio, per loro, è di subire passivamente il rovescio della medaglia della democrazia: «e il motivo è semplice: i cambiamenti vengono votati nei Parlamenti, non nelle piazze o tra le mura di casa. Ecco perché ci battiamo affinché i nostri ragazzi imparino ad argomentare, per forgiare una loro opinione. Senza una propensione al confronto critico e preparato con gli altri, chiunque farebbe fatica. Tenendo però conto che la capacità di dibattere non è innata, ma va educata. Ed è ciò che proponiamo noi ai docenti delle scuole medie, medie superiori e professionali».

«I Social? Non demonizziamoli»

Per capire la posta in gioco occorre dunque informarsi e saper argomentare. E se nello scorso secolo bastava leggere un giornale, oggi bisogna essere in grado di verificare le fonti, andando oltre la superficie di una notizia.

Gli studi dicono che i giovani svizzeri dedicano ogni giorno sette minuti all’informazione, compreso il tempo riservato alle notizie sportive e a quelle legate alla musica. Troppo poco. «Ma c’è un altro punto interessante che in questi anni sta attirando la mia attenzione: osservando i ragazzi che prendono parte a «La gioventù dibatte», mi sono accorto di come i social rappresentino una fonte di notizie privilegiata. Del resto su Instagram e TikTok sono presenti tutte le testate giornalistiche più importanti del mondo, e questo vorrà pur dire qualcosa. I social non vanno demonizzati, anzi: dobbiamo prendere atto che sono diventati la porta d’accesso alla comunicazione con le nuove generazioni».

Di «slow media» e altro

Anche di comunicazione social, si parlerà nel pomeriggio del prossimo 29 aprile alla Commercio di Bellinzona. Eugenio Radin figurerà tra gli ospiti di «Dibattere a scuola e nella società», l’incontro aperto al pubblico ed organizzato dall’associazione in collaborazione con il Decs, il Dipartimento educazione, cultura e sport. Laureato in Filosofia presso l’Università di Padova, questo giovane «influencer» ha fondato nel 2022 «White Whale Cafe», un progetto social in cui spiega concetti filosofici, di logica e letteratura con parole facili, analizzando spesso l’attualità e gli errori di ragionamento.

«Siccome i linguaggi digitali che frequentiamo influenzano in qualche modo il nostro modo di pensare e di essere, sto cercando di spostare il cuore del mio progetto di divulgazione negli slow media, cioè quegli strumenti che premiano la qualità anziché la quantità», fa sapere in uno dei suoi post. Da non perdere neppure gli interventi degli altri prestigiosi ospiti del pomeriggio informativo. La docente di latino e greco al liceo Parini di Milano Laura Suardi parlerà del discorso perfetto; Monica Bielli, membro del direttivo della Società nazionale di debate Italia, affronterà la questione delle competenze argomentative; il docente Paolo Ceccoli di come dissentire, la professoressa Valentina Holecz di democrazia e cittadinanza.

Nata nel 2000 a Bellinzona, Sofia Truniger ha frequentato le scuole Medie e il liceo nella Capitale, dove ha preso parte alle attività di «La gioventù dibatte». Ora studia a San Gallo Diritto ed economia ed è all’ultimo anno di Master. Come hai conosciuto «La gioventù dibatte»?
«Grazie alla mia professoressa di italiano delle Medie, la quale ha presentato il progetto in classe insieme al professor Chino Sonzogni. Alle scuole Medie ho partecipato a due dibattiti cantonali, mentre al liceo sono arrivata alla finale nazionale insieme alla mia compagna Marta. Giungere seconde a Berna è stata una grande emozione! Questa bella esperienza mi ha incentivata poi a partecipare, durante questi anni di studi presso l’università di San Gallo, a una delle più importanti competizioni internazionali di diritto, con circa quattrocento squadre provenienti da quattrocento università «che dibattono». Il nostro, è stato il primo team svizzero a vincere la competizione».

Che bilancio trai da tutto ciò?
«Da un punto di vista scolastico, l’esperienza presso «La gioventù dibatte» mi ha permesso di approfondire temi di attualità e di migliorare la mia capacità di ricerca di informazioni attendibili. Da un punto di vista personale, ho imparato a parlare davanti a un pubblico, e ciò non è poco. Ora riesco a pensare in modo strutturato anche sotto pressione. Soprattutto, però, ho imparato ad ascoltare davvero l’argomentazione dell’altro: in un dibattito non si tratta solo di “parlare bene”, ma di capire la tesi della controparte e ribattere in modo corretto. Parlare davanti a un pubblico mi ha aiutato a sviluppare maggiore sicurezza in me stessa. Oggi mi esprimo sicuramente meglio e ciò ha avuto un riflesso positivo sia nello studio sia nella mia vita di tutti i giorni».

È importante argomentare?
«Più che argomentare, è molto importante saper ascoltare, capire l’altro e costruire risposte che sostengano o confutino le varie tesi. Imparare presto l’arte oratoria senza sopraffare chi hai di fronte è essenziale. Prima si impara, meglio è».

La politica comunica ai giovani?
«Piuttosto il contrario: sono i giovani che cercano di entrare in contatto con la politica. Manca ancora un vero spazio per noi, nonostante le varie richieste. La politica cantonale difficilmente dialoga direttamente con noi; siamo soprattutto noi a tentare di inserirci nella politica cantonale. Secondo me, bisognerebbe coinvolgerci di più».

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