Il reportage

Al Rabadan continua a capitare di tutto

Nonostante quest'anno il carnevale sia il più «blindato» di sempre - Siamo andati a vedere cosa è cambiato, e cosa no
Controlli all'ingresso del carnevale Rabadan, in viale Stazione a Bellinzona (foto Cdt - Gabriele Putzu)
Davide Illarietti
15.02.2026 06:00

Il costume da gallina - «pollo», «pollastro» - si presta a prese in giro. Ma per verificare il livello di sicurezza del Rabadan, ossia quanto le norme vengono rispettate e aggirate durante il carnevale, in realtà, è un travestimento perfetto.

Ore 22.25, stazione di Lugano.

«Il treno speciale per Bellinzona è in arrivo al binario tre»

Al suono della voce registrata la massa di animali, supereroi, rappresentati di arti e mestieri e peluche assembrati sulla banchina ha un brivido. Ondeggia verso il treno.

Il Corriere del Ticino si è unito al convoglio diretto ai festeggiamenti del giovedì grasso, per capire cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale nella notte del più grande carnevale ticinese.

La security, prima di tutto

Dopo la tragedia di Crans Montana, i riflettori sono accesi più che mai sull’ordine pubblico: il Rabadan e il Municipio della capitale hanno intensificato le precauzioni, in una stretta senza precedenti che ha fatto parlare nelle scorse settimane.

Più security nei locali, corsi antincendio per tutti, piani d’evacuazione studiati in ogni dettaglio. Oltre alle norme già esistenti, rispettate e trasgredite da anni dal popolo del carnevale: dal divieto di alcolici per i minorenni alle diffide ai soggetti violenti. Sullo sfondo la domanda essenziale di questi mesi, ossia: i controlli possono davvero qualcosa contro l’errore o l’imprudenza degli individui?

La festa inizia sui treni per Bellinzona, un po' sovraffollati (foto Cdt - Gabriele Putzu)
La festa inizia sui treni per Bellinzona, un po' sovraffollati (foto Cdt - Gabriele Putzu)

«Cinquantotto». 

Al test di lucidità (quanto fa sette per otto?) un giovane vestito da carcerato risponde sbagliando di poco, del resto la notte è ancora giovane. Il TiLo procede strapieno nella galleria del Ceneri. Nella calca di maschere vengono accese sigarette, svapo, canne. E se l’incendio scoppiasse qui, sul treno?

«Una volta il carnevale era più contenuto, più paesano» dice scuotendo la testa l’ex sindaco di Bellinzona Paolo Agustoni, ritrovatosi per sbaglio sul convoglio di rientro da una serata al LAC. «Certe misure ai miei tempi non servivano, e in alcuni casi - a mio avviso - neanche adesso».

Alcol di contrabbando

Del resto tutte le regole più sagge e prudenti del Rabadan - l’elenco è lungo, consultabile sul sito della manifestazione - s’infrangono contro le transenne di viale Stazione, che attendono la folla all’arrivo a Bellinzona. Qui l’inapplicabilità è evidente: è questione di numeri.

«Spingi, spingi, scavalca». 

Ore 23.30. La massa immane di maschere che preme per entrare surclassa la capacità umana degli agenti - «abbiamo due mani e due occhi, non cento» - di perquisire e controllare i biglietti. Ma i minorenni non dovrebbero entrare solo se accompagnati, a quest’ora?

«Mai sentita questa regola». 

Al secondo test di lucidità è l’addetto alla sicurezza a cadere in fallo, ma è comprensibile: ha cose più importanti a cui pensare. Gli alcolici di contrabbando, anzitutto.

«Non riusciamo a intercettare tutto - ammette - qualcosa scappa per forza». 

Buona parte dei giovani e giovanissimi sembrano avere aggirato l’ostacolo ubriacandosi il più possibile prima di arrivare all’ingresso. Uno confida di avere nascosto una bottiglia di vodka nel pomeriggio all’interno dell’area proibita, in un posto segreto: spera di ritrovarla. Una 16.enne dice che gli alcolici li comprerà al bar, nelle tendine, con l’aiuto di amici maggiorenni: ovvio no?

Diffide e malumori

Delle raccomandazioni e dei buoni propositi, insomma, buona parte non varca la soglia del carnevale. Dentro, lo sballo è ovunque. La conferma è nelle statistiche: ogni anno una quarantina di ricoveri in ospedale, per abuso di alcol e sostanze, ma gli accessi alla tendina sanitaria della Croce Verde sono molti di più.

Un genitore si allontana con la figlia, avvolta nella mantellina termica, dopo averla prelevata dal punto di soccorso (foto Cdt - Gabriele Putzu)
Un genitore si allontana con la figlia, avvolta nella mantellina termica, dopo averla prelevata dal punto di soccorso (foto Cdt - Gabriele Putzu)

Già a mezzanotte iniziano ad arrivare i primi genitori, chiamati dai sanitari: recuperano dalle ambulanze figli e figlie barcollanti, avvolti come pacchi in luccicanti coperte termiche. Per loro il carnevale è finito.

«Noi gestiamo l’emergenza e contattiamo le famiglie, alle ramanzine semmai ci penseranno loro».

Fabrizio Martinella è al suo secondo Rabadan da comandante della Polizia Comunale, si stringe alle sbarre che bloccano l’accesso all’area operativa - quest’anno posizionata in piazza Municipio - e tocca ferro.

«Per ora non abbiamo avuto situazioni gravi, vedremo nelle prossime ore».

Nelle vie del centro città non ci sono solo alcol e tafferugli (foto Gabriele Putzu)
Nelle vie del centro città non ci sono solo alcol e tafferugli (foto Gabriele Putzu)

Il problema non sono solo le sbornie. Al Rabadan vengono emesse in media oltre cinquanta diffide nei confronti di persone coinvolte in risse, entrate senza pagare il biglietto, o sorprese in possesso di stupefacenti. Puntualmente scattano anche denunce penali (ma in numero molto minore). E puntualmente succede anche questa volta.

«Non avete il diritto, vi faccio vedere io!»

Un uomo sulla trentina travestito da netturbino è probabilmente il primo diffidato di questa edizione, e non vuole mandarla giù. Minaccia, grida, afferra una transenna e la lancia contro gli agenti di sicurezza. Si raduna un folto pubblico, tra risa e fischi, fino all’arrivo della polizia.

«Il problema non sono solo i minorenni» sospira un agente. «Ci sono anche gli adulti».

Le barelle e i «securini» corrono avanti e indietro tra piazza del Sole, piazza Nosetto, piazza Indipendenza. Davanti al tendone principale fermano un 50.enne non mascherato: ha palpeggiato una ragazza nella mischia. È vestita da cowgirl e piange in un angolo, confusa.

Non saranno successe tragedie - per fortuna - solo indecenza e ordinaria violenza. È abbastanza? La folla festante attraversa questi momenti di degrado, li circonda di allegria, in uno strano contrasto. Col passare delle ore diventa sempre più spenta e indifferente. Alle 2.00 i giovani buttati a terra, mezzo svenuti sui marciapiedi, attirano se va bene qualche sguardo distratto.

Le barelle della Croce Verde fanno avanti e indietro tra le tende del carnevale (foto Cdt - Gabriele Putzu)
Le barelle della Croce Verde fanno avanti e indietro tra le tende del carnevale (foto Cdt - Gabriele Putzu)

Verso casa

Il costume da pollo fa molto meno ridere dopo una certa ora (forse ogni costume). Nella stazione di Bellinzona, che ora sembra irriconoscibile - la Polizia Ferroviaria ha creato un percorso di transenne colorate per accedere ai binari senza sbandamenti - nessuno più guarda chi è vestito da cosa.

Il treno del ritorno verso Lugano è affollato come all’andata, ma le maschere sono tutte sedute a terra o sdraiate: l’atmosfera è assonnata. Niente più canne, non ce n’è bisogno. Due ragazze vorrebbero azzuffarsi - futili motivi - ma sono stanche e si limitano agli insulti. Qualcuno pensa ormai al domani.

«Non ho voglia di andare a scuola!»

Al vomito e ai rifiuti penseranno invece gli addetti alle pulizie, tra poche ore. E incredibilmente tutto sarà di nuovo come prima, pronto per un altro carnevale: come se niente fosse successo. In qualche modo, nonostante tutto, anche questa volta ha funzionato.

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