Autismo, «in trent’anni le diagnosi sono esplose, ma gli ostacoli persistono»

Qualcosa si sta muovendo. Delle persone adulte con un prospetto di sindrome d’Asperger che sono passate dagli uffici della Fondazione Ares a Bellinzona nel 2024 (una cinquantina) la maggior parte erano ancora uomini, ricorda il direttore Claudio Cattaneo. «Così era sempre stato del resto fino ad allora». Poi le cose sono cambiate. Negli ultimi anni in Ticino le donne che hanno scoperto in età adulta di rientrare nello spettro autistico di livello 1 - o Sindrome di l’Asperger a seconda dei manuali diagnostici utilizzati - sono aumentate progressivamente, e nel 2025 erano già la maggioranza dei maggiorenni trattati dalla Fondazione. «È il risultato di un cambiamento culturale, nella società ma anche nella prassi medica».
Le diagnosi di autismo in generale sono aumentate notevolmente da quando nel 1996 la Fondazione ha iniziato a operare in Ticino. La sindrome di Asperger è stata inserita nel manuale diagnostico nel 1994: solo allora è iniziato il percorso di sensibilizzazione che, a livello internazionale, ha portato all’istituzione tra le altre cose della Giornata mondiale dell’autismo (il 2 aprile, la prima nel 2007) e al riconoscimento del fenomeno anche da parte del sistema medicosanitario, a livello locale. Agli esordi le stime ufficiali erano di 5 casi ogni 10mila nascite. «Si iniziava a prendere sul serio la problematica, ma era ancora largamente sottostimata », ricorda Cattaneo che, all’epoca, lavorava in un team di due pedagogisti parttime. A oggi si sono fatti grandi passi avanti - la Fondazione ha 18 collaboratori - e si stima che in Ticino nascano ogni anno 20-25 bambini nello spettro autistico (uno ogni 100 nascite). Le diagnosi sono sempre più precoci, avvengono in genere intorno al secondo anno di vita, ma esistono ancora molti casi «arretrati», senza diagnosi o con diagnosi diverse, che vengono scoperti e presi a carico in età adulta.
Secondo le stime della Fondazione, dovrebbero essere circa 2.000 in Ticino le persone che rientrano nello spettro autistico, compresa una quota di «sommerso» costituita - sottolinea Cattaneo - proprio da neurodivergenze lievi (Asperger) e soprattutto da donne adulte. «Le forme di autismo ad alto funzionamento sono più difficili da riconoscere e sfuggono tuttora a una parte del settore medico, purtroppo. In particolare le diagnosi sulle donne sono state in passato inferiori rispetto alla reale presenza femminile nello spettro autistico. Questo a causa di tipologie di funzionamento diverse rispetto agli uomini, e a un maggiore adattamento dei comportamenti femminili alle attese sociali» descrive Cattaneo. In Ticino il lavoro di sensibilizzazione e informazione sul territorio «sta portando queste persone in numero sempre maggiore a riconoscere la propria situazione, finalmente». Anche se gli ostacoli all’inclusione permangono, a scuola come nel lavoro: il 70-80 per cento delle persone con autismo non hanno un lavoro o sono sottoccupate. La strada da percorrere è ancora lunga.
