Chiedimi se sono felice, a Lugano

And the winner is... «Lugano» è stata nominata inaspettatamente, senza grandi eco - almeno sui media ticinesi - lunedì mattina in un evento organizzato a Londra all’interno del palazzo di Westminster, sede del Parlamento inglese.
Perché? Nella classifica annuale stilata dall’istituto anglo-francese HappyCityHub la città sul Ceresio figura come 19esima tra le città più felici al mondo: è entrata nel gruppo di testa di una classifica dominata dalle «solite scandinave» - Copenhagen Helsinki - ma dove la Svizzera non sfigura affatto e, per una volta, c’è anche un po’ di Ticino.
La classifica - alla sesta edizione - valuta i centri urbani per qualità di vita in grado di offrire ai cittadini tramite l’analisi su sei macro-categorie: economia, ambiente, mobilità, salute, cittadinanza, governo. Lugano con 6521 punti, calcolati matematicamente integrando 64 diversi indicatori, si piazza subito dietro Yokohama in Giappone e davanti a Reykjavik. È preceduta da Ginevra, che chiude il podio, Berna e Zurigo, scesa in un anno di ben nove posizioni (nel 2025 era seconda dietro alla capitale danese).
La new entry
Non è possibile confrontare la performance di Lugano con gli anni precedenti, perché semplicemente non figurava nello studio (vengono presi in considerazione 251 centri urbani di dimensioni medio-grandi, spiegano gli autori, selezionati su un campione «scremato» di mille città) e la sua comparsa in classifica è già di per sé una buona notizia: segnale forse della maggior visibilità guadagnata dal Ceresio, tra le altre cose, come destinazione di expat provenienti proprio dal Regno Unito negli ultimi due-tre anni. I grandi afflussi turistici post-Covid (eguagliati dai numeri di questa Pasqua) danno conferma e propulsione alla leva del marketing territoriale, specie se a questo seguono esperienze positive.
«L’attrattività della città è confermata da sempre più indicatori e il fatto che venga registrata da statistiche relative a diversi ambiti è la riprova di un trend positivo generale» osserva il sindaco Michele Foletti. «È la conseguenza del fatto che siamo entrati nei radar internazionali, e fa piacere. La voce più importante, che in qualche modo riassume tutte le altre, per noi è proprio quella della qualità di vita ed è giusto che venga considerato nel suo complesso. È la direzione in cui vanno anche gli sforzi dell’amministrazione cittadina».
Pro e contro del successo
La felicità - individuale e collettiva - è un concetto ancor più sfuggente, perché soggettivo, ma non è un caso che proprio due anni fa sia stato al centro di un (propiziatorio) Forum sulla Felicità organizzato al Palazzo dei Congressi dalla Città nell’ambito del progetto Cultura e Salute (promosso dalla Fondazione Ibsa). «La felicità è qualcosa per cui si devono creare le condizioni» prosegue Foletti.Che il contesto fosse favorevole, in realtà, lo aveva anticipato una ricerca condotta da Tamedia l’anno scorso, in base a cui Lugano era risultata la prima città in Svizzera su 18 parametri (119 punti) che andavano dalle ore di sole al costo degli alloggi. Un risultato contraddetto nella forma dalla nuova classifica - Ginevra, Basilea e Zurigo sono piazzate meglio, come detto - ma confermato nella sostanza dai ricercatori dello studio inglese (466 sparsi in diverse istituzioni) i quali sottolineano tra le altre cose la «densità di istituzioni culturali», il livello di multilinguismo, la facilità di dialogo tra i cittadini e l’amministrazione pubblica attraverso canali digitali e non.
Certo contano anche il Pil pro-capite (78.215 sterline), la speranza di vita tra le più alte in Europa (84, 2 anni), il tasso minimo di reati (meno di un omicidio intenzionale ogni 100mila abitanti). I dati sulla sicurezza ricordano come i riconoscimenti internazionali o nazionali - Lugano è stata la città più sicura in Svizzera fino al 2024 - portino sempre con sé una dose di aspettative e corollari a volte controproducenti. «Proprio per l’elevato livello di sicurezza riconosciutoci, anche i piccoli diverbi tra giovani da noi hanno a lungo fatto notizia, come anche le recenti manifestazioni di piazza, che si sono comunque sempre mantenute meno violente che in altre città anche svizzere» prosegue Foletti.
Controindicazioni del successo. E della visibilità. «L’importante è che siamo lì a giocarcela con altre città molto più grandi e importanti della nostra, svizzere e non» chiosa il sindaco. Tra i veri punti deboli Foletti ammette il problema «cronico e inestricabile» della mobilità («se qualcuno dovesse risolverlo riceverebbe ben altri riconoscimenti, probabilmente il Nobel») e quello del costo della vita.
Felice è chi Lugano può permettersela. Le statistiche della Città confermano «una grande dinamicità tra arrivi e partenze» e i prezzi degli alloggi, soprattutto in centro, sono una conseguenza della desiderabilità. Anche qui, però, rispetto ad altre città citate nello studio (Zurigo e Ginevra anzitutto) la problematica sul Ceresio «è decisamente più contenuta e probabilmente è anzi uno degli aspetti che ci avvantaggiano» conclude Foletti.
«La felicità è individuale, ma a Lugano i presupposti sono ottimi»
Paolo Campione, antropologo e direttore del Musec, non si occupa di statistica. Ma di una cosa è certo: negli ultimi a Lugano le condizioni per la felicità - «che è sempre individuale» - sono migliorate.
Quali sono?
«Le riassumerei con un acronimo: AEI. Armonia, equilibrio e integrazione. Il rapporto dell’uomo con lo spazio che lo circonda, la ricerca dell’equilibrio nella vita quotidiana e nella comunità di cui naturalmente fa parte, ossia il territorio, sono i tre gradienti su cui la felicità è misurata nella storia del pensiero, da Seneca a Lévi-Strauss».
E a Lugano come si misura?
«Gli indicatori matematici li lascio agli statistici. Mi limito a sottolineare che Lugano è una città dove c’è un’armonia del costruito, del paesaggio, un contesto geografico e climatico piacevole, un equilibrio di servizi di altissimo livello dal settore sanitario a quello culturale e - soprattutto - queste caratteristiche hanno fatto sì che negli ultimi vent’anni diventasse una città cosmopolita, dove convivono gruppi di integrazione e individui di ogni provenienza trovano il proprio spazio».
Una città-rifugio.
«Lo è per storia e vocazione, ma negli ultimi anni il processo si è accelerato. Va poi detto che a Lugano è felice chi può permettersela: il costo della vita è alto. Ma è più proporzionato ai redditi rispetto ad altre realtà».
Altri punti negativi?
«Molti derivano dal fatto che è mancata, negli anni, una pianificazione urbanistica adeguata allo sviluppo della città. Gli scempi architettonici nascono da lì, mentre per il problema della viabilità, anche questo conseguenza del successo e del paesaggio, servirebbero scelte politiche più forti».
La voce «cultura» non figura nello studio.
«Peccato. L’offerta in città continua a crescere ed è ormai ai livelli di una realtà metropolitana di prim’ordine. È uno dei maggiori punti di forza di Lugano».
