Economia

Da dove viene il petrolio ticinese

Quanto costa, quanto dureranno le scorte, e altre domande frequenti in questo periodo di crisi globale
Cisterne a Grancia © CdT/Gabriele Putzu
Davide Illarietti
10.05.2026 09:12

È grande quasi quanto la città di Chiasso, dove ogni giorno attraverso l’A2 arrivano le autobotti destinate ai benzinai della Svizzera italiana. La raffineria di Sannazzaro (in provincia di Pavia) è la più estesa del Nord Italia. Dentro il perimetro recintato, una distesa di cisterne nel verde della pianura Padana (si vede anche dal satellite), oltre cinquecento addetti lavorano il greggio atteso con sempre più ansia dai mercati nordeuropei, compreso quello ticinese.

La raffineria di Sannazzaro in provincia di Pavia.
La raffineria di Sannazzaro in provincia di Pavia.

Arriva? Non arriva? Quanto e quando? Delle circa 400 mila tonnellate di benzina e gasolio che ogni anno vengono consumate in Ticino, una buona parte passa da qui. Da quando nel 2023 è stata chiusa l’ultima cisterna di Collombey (VS), dove il petrolio arrivava tramite oleodotto direttamente dal porto di Genova, in Svizzera è rimasta solo una raffineria attiva, quella di Cressier (gestita dalla zughese Varo Energy) che copre solo il 20 per cento del fabbisogno nazionale. Il resto arriva direttamente dall’estero. In Ticino l’«oro nero» scende ancora in parte da nord, via treno attraverso il Gottardo, ma la maggior parte viaggia su gomma attraverso il confine meridionale.

«Molto dipende dal momento, a volte il treno può essere più conveniente. Ma in generale per muovere il petrolio serve altro petrolio, se mi è permessa la battuta. E ultimamente costa tutto molto di più».

Paolo Righetti è a capo della Volenergy di Mezzovico (nata dall’unione tra Righetti Combustibili, Pina Petroli e Togni Energy) nonché presidente dell’associazione degli importatori di oli combustibili in Ticino Swissoil. Negli ultimi due mesi ha visto il prezzo del prodotto aumentare di circa il 30 per cento, ed è preoccupato per gli effetti che questo potrà avere sui clienti. «Il petrolio non serve solo ai trasporti, ma anche per l’industria e per riscaldare le abitazioni. Una famiglia che era abituata a una determinata bolletta quest’anno rischia di ritrovarsi a pagare un terzo in più, e questo incide sul bilancio familiare. Lo stesso vale per le aziende».

La colpa è della crisi nel Golfo: Righetti può individuare esattamente, monitorando il grafico dei prezzi, il punto in cui hanno iniziato a salire: il 28 febbraio («quando sono state sganciate le prime bombe in Iran». Ma l’effetto è indiretto. Il petrolio consumato in Svizzera proviene principalmente da Stati Uniti, Nord Europa e Nord Africa - «dal Golfo importiamo soprattutto cherosene per gli aerei» - e la raffinazione del greggio non è «il» problema. L’impianto di Sannazzaro assieme a quello vicino di Trecate (altro fornitore del Ticino) sfornano ogni anno 17 milioni di tonnellate di prodotti petrolchimici (quello di Cressier 3 milioni).

«Al momento non abbiamo difficoltà di rifornimento, i flussi sono gli stessi di sempre e nei centri di stoccaggio presenti sul territorio ci sono scorte sufficienti a mantenre i consumi attuali per tre mesi nel caso di un’interrouzione totale dei rifornimenti» spiega Righetti. «Significa che la copertura effettiva nel caso di una semplice riduzione delle importazioni sarebbe molto più ampia».

Il punto semmai è un altro. Negli ultimi decenni le raffinerie sono state ridimensionate non solo in Svizzera (anche quella di Sannazzaro si sta convertendo in parte in bio-raffineria, con un investimento annunciato agli inizi di aprile) ma i dati sui consumi mostrano come, perlomeno in Ticino, questi sono ancora legati «in modo importante alle fonti fossili» osserva Linda Soma, ricercatrice della SUPSI. I dati da lei raccolti negli anni nell’ambito del bilancio energetico cantonale su mandato pubblico, mostrano «una progressiva diminuzione dei consumi» di energia prodotta da benzina, gasolio e oli combustibili «grazie alla diffusione della mobilità elettrica da una parte e dall’altra delle pompe di calore nelle abitazioni» spiega l’esperta. «La strada verso l’autonomia dalle importazioni e la sostenibilità ambientale è ancora lunga e dipende dalle scelte dei consumatori». L’ultimo dato è di 8.687 gigawattora consumati inTicino (2024) di cui oltre la metà (4.636) provenivano da fonti estere non rinnovabili. La crisi del Golfo sta rendendo questa dipendenza sempre più cara.

«C’è ancora un gran bisogno di petrolio» riassume dal canto suo Righetti. «Per fortuna ce n’è ancora molto in circolazione. È tutta una questione di costo».

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