Il caso

Hoepli in crisi: «Vorrà dire che cercheremo lavoro in Svizzera»

La storica casa editrice rischia la liquidazione, dopo 150 anni di storia – Siamo andati a parlare con i dipendenti
L'interno della libreria e casa editrice Hoepli a Milano. © CdT
Davide Illarietti
08.03.2026 15:22

In una normale mattina infrasettimanale i dipendenti della libreria Hoepli di Milano, la più grande d’Europa, sono molti più dei clienti che aspettano di entrare all’orario d’apertura (una decina) dalla porta che dà su via Hoepli.

«Se rimarremo senza lavoro, vorrà dire che verremo a cercarlo in Svizzera»

Scherza ma neanche troppo Stefano Fanti, delegato sindacale che segue con apprensione assieme ai suoi colleghi (89 in tutto) l’evolversi rapido di una situazione precipitata in poche settimane.

La libreria Hoepli, fondata dal turgoviese Johannes Ulrich Höpli nel 1870 e considerata fino all’altroieri una sorta di eccellenza svizzera d’esportazione, è la più antica di Milano . Assieme all’omonima casa editrice - la più grande tra le indipendenti in Italia - rischia ora di finire in liquidazione, dopo che i discendenti del fondatore si sono «spaccati» in un’assemblea degli azionisti finita a novembre come una litigiosa riunione di famiglia.

«Non ci è ancora stato comunicato niente, quello che sappiamo lo abbiamo appreso dai giornali» lamenta una dipendente del settore linguistica. «È una situazione molto tesa e speriamo di avere chiarimenti al più presto».

La galleria Hoepli in via Hoepli a Milano. © CdT
La galleria Hoepli in via Hoepli a Milano. © CdT

A rischio ci sono una novantina di posti di lavoro ma anche un’istituzione del panorama culturale milanese, nonché dei rapporti italo-svizzeri già incrinati ultimamente: Ulrico Höpli fu un grande filantropo e benefattore della città (a cui donò tra l’altro il primo planetario, che ancora porta il suo nome) ma creò anche una Fondazione con sede in Turgovia, tuttora attiva nel promuovere il dialogo culturale tra i due paesi.

«Siamo una realtà milanese ma ci sentiamo profondamente svizzeri, rappresentiamo con orgoglio una tradizione che da sei generazioni affronta con pragmatismo elvetico le sfide dell’editoria che cambia» aveva raccontato appena tre mesi fa al Corriere del Ticino il presidente della casa editrice Matteo Ulrico Hoepli, pro-pro nipote del primo Ulrico. All’epoca non sembrava esserci sentore di crisi, o se c’era, non trapelava dagli uffici amministrativi arroccati al sesto piano della libreria.

Oggi i vertici della casa editrice non rilasciano interviste - «il momento è delicato» spiegano dall’ufficio stampa - e anche le comunicazioni ai diretti interessati, ossia ai dipendenti, sembra che siano interrotte o comunque scarse. Per un’azienda ancora tuttosommato familiare - ancorché di medie dimensioni - è una novità. «Siamo abituati a vedere gli azionisti e i membri della famiglia passare di qui quotidianamente, alcuni sono letteralmente cresciuti tra questi libri. Le ultime generazioni forse un po’ meno - ossrva un altro dipendente -. Adesso continuiamo a vedere grandi sorrisi, ma nessuna spiegazione».

A parlare sono ormai i sindacati e gli avvocati. Martedì pomeriggio si è svolto in libreria un incontro tra i delegati e le sigle Cgil, Cisl, Uil da una parte, i rappresentanti legali della proprietà dall’altra. Questi ultimi hanno definito la situazione dell’azienda «preoccupante». 

«Non si può chiudere così una storia di 150 anni» si sfoga una collega che porge un bigliettino con il QR code per una petizione (su change.org: "Proteggere la storica libreria Hoepli di Milano") che ha già raccolto quasi 7mila firme. «Dobbiamo assolutamente farci sentire, stare zitti non è la soluzione». Giovedì era previsto in Regione Lombardia un tavolo tra i sindacati e l'azienda, ma quest'ultima ha chiesto un rinvio. 

«Noi ci aspettiamo dei chiarimenti rispetto alle prospettive industriali e a una richiesta di cassa integrazione che per il momento non sembra percorribile» spiega Stefano Fanti. La possibilità di scorporare la libreria dall’attività editoriale (ancora profittevole) e venderle «a pezzi» ad altri gruppi potenzialmente interessati (Mondadori, Pearson) resta sul tavolo ma non rassicura i dipendenti sul proprio destino che, ora, sembra appeso alle sorti della prossima assemblea degli azionisti, martedì prossimo.

La libreria è «troppo grande» per un mercato librario ormai dominato da internet? «Basta guardare quanti clienti sono entrati oggi» lamenta Fanti. Sostituirla con una boutique o un magazzino della moda, come quelli della vicina via Montenapoleone, sarebbe certo più profittevole. Anche se meno romantico, e molto meno svizzero.

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