Politica

I «feudi» del Ticino, dove il sindaco non cambia mai

Da Bosco Gurin a Paradiso, ci sono comuni governati da oltre vent'anni dalle stesse persone – Quali sono, e quale è la loro ricetta per la longevità
©Gabriele Putzu
Davide Illarietti
08.11.2026 06:00

Dopo un ventennio non è più un comune: è un «feudo», in politichese. E qui altro che ventennio. Il caso di Castaneda è un’anomalia, ma in Ticino ci sono sindaci che resistono al loro posto da sei, sette, otto legislature e - a sentirli oggi, due anni prima delle prossime elezioni - sembrano non avere alcuna intenzione di mollare il colpo.

Questione di attaccamento «alla cosa pubblica», di meriti e risultati senz’altro («cavallo che vince non si cambia») ma anche di un disinteresse collettivo, la mancanza di nuove leve. A Bosco Gurin, per fare un esempio estremo, c’è anche il fattore demografico. Il sindaco Alberto Tomamichel è un «condannato» alla poltrona per assenza di alternative: è stato eletto otto volte (due negli anni Novanta) ed era sempre l’unico candidato.

«Se qualcuno si facesse avanti, gli cederei il posto volentieri» dice il 62enne. Lo stesso vale probabilmente per gli altri due municipali che compongono l’esecutivo. «Da noi la carica non è politica, è lavoro: bisogna metterci la testa e le mani. Abbiamo un solo operaio comunale. I giovani sono pochi e quelli che ci sono hanno altro per la testa, ecco la verità».

«Non attaccarsi alla cadrega»

A condividere il record cantonale è Ettore Vismara, dal 1996 alla guida di un comune molto più grande e dove la corsa per la poltrona è invece molto combattuta. «Ma la gente non è certo costretta a eleggere me» ironizza. «In democrazia se gli elettori non vogliono più un sindaco, hanno un modo molto semplice per cambiarlo: non votarlo più». A Paradiso «negli ultimi trent’anni abbiamo avuto uno sviluppo molto positivo» sottolinea il sindaco. Facile essere rieletti, così. «Io dico piuttosto il contrario: lo sviluppo urbano è il frutto di un’amministrazione efficiente, e la soddisfazione della popolazione ne è la prova. Di lamentele, io, sinceramente ne sento poche».

La longevità politica ha un altro vantaggio e consiste nella «possibilità di avere una continuità progettuale» sottolinea Emilio Taiana, dal 1998 in carica a Caslano. In quasi trent’anni di sindacato l’esponente del Centro ha visto realizzarsi «la maggior parte dei progetti che abbiamo pianificato come esecutivo» tra cui una scuola media e una casa anziani, ad esempio, mentre alcuni dossier sono rimasti irrisolti «e probabilmente lo saranno per i prossimi trent’anni» come il nodo-viabilità e la circonvallazione Agno-Bioggio. «Il tempo di una vita non basta a risolvere certi problemi» filosofeggia Taiana. «Ma questa non dev’essere una scusa per rimanere attaccati alla cadrega e tagliare le gambe a possibili nuove leve».

In cerca di un erede

La questione del «dopo di noi» e del passaggio di consegne è delicata. «Non è che manchi la volontà» assicura Mario Canepa, al quinto mandato come sindaco di Mezzovico. «Si tratta di trovare le persone giuste e cogliere il momento giusto. I giovani attivi in politica, almeno da noi, ci sono: ma fare il sindaco vuol dire assumersi delle responsabilità e spesso le persone si accorgono solo dopo di quanto tempo ed energie occorrono». Se l’età media dei sindaci svizzeri è così alta, intende Canepa, è anche perché «difficilmente l’incarico è concibiliabile con un lavoro e una famiglia». Da pensionati, è tutto più facile.

Luigi Decarli, 65 anni, dal 2008 sindaco di Arbedo, in pensione ci è appena andato e non ama parlarne. «Sono una persona attiva e non so stare con le mani in mano. Ora investo tutte le mie energie nell’attività di sindaco e ogni volta che entro in Comune sento l’entusiasmo del primo giorno. Quando non lo sentirò più, mi farò da parte».

Attacchi personali

Non che amministrare un comune anche piccolo - la media dei sette comuni in questione non supera i 3mila abitanti, forse non a caso - sia un’attività sempre piacevole. Gli scontri capitano, le antipatie sono frequenti e persino le denunce. «È impossibile governare vent’anni o più senza ricevere qualche critica» ammette con un eufemismo Paolo Senn, 61 anni, dal 2004 sindaco di Ronco Sopra Ascona dove - confessa - la politica è facile vittima dei conflitti di vicinato, o tra «la componente ticinese e quella svizzero-tedesca» ad esempio.

Il sindaco si ritrova inevitabilmente nel mezzo. «È impossibile accontentare tutti. Se non fai un favore a qualcuno, perché andrebbe contro i regolamenti, arrivano a darti dell’arrogante» si sfoga Senn. «Abbiamo un consigliere e un municipale che non si parlano da anni, per via di un voto sgradito. Qui tutto finisce sul personale».

È il brutto della politica locale, ma anche il suo bello.Non ci si annoia mai. «Il trucco per resistere nel tempo è proprio farsi scivolare addosso questo genere di cose» confida Stefano Gilardi, alla guida di Muralto da 26 anni. «In tutto questo tempo non ho mai replicato a un’offesa personale, e non sono certo mancate». Quella che dà più fastidio: l’accusa di essere una sorta di feudatario, per l’appunto. «Non faccio il sindaco per la gloria ma per senso del dovere e del bene comune. È questo che mi fa andare avanti» rivela Gilardi. «È qualcosa che ho imparato in famiglia e che cerco di trasmettere alle nuove generazioni».

Infine alla domanda più delicata - cosa faranno alle prossime elezioni, tra due anni? - tutti e sette i sindaci veterani rispondono allo stesso modo: nessuno ha deciso di farsi da parte. «Vedremo», «a tempo debito», «terremo duro»», «avanti tutta». Perché l’ultimo segreto della longevità - ma non il meno importante - è forse il più banale. Ricandidarsi.

In questo articolo: