Il reportage

I ticinesi che «emigrano» nei Grigioni

Sono sempre di più, attratti dai servizi e dal costo della vita – Ma conviene davvero? Abbiamo fatto i conti con due vicini di casa, separati dal confine che attraversa Lumino
©Chiara Zocchetti
Davide Illarietti
03.05.2026 06:00

Davide Biondina e Rino Zampedri abitano a Lumino a pochi passi l’uno dall’altro, ma le loro case sono separate da un confine importante. Lo si deduce dalla segnaletica stradale.

Il lato ticinese, dove vive Biondina, è indicato da un cartello blu. Zampedri invece abita sul lato grigionese, dove i cartelli sono rosso porpora. La strada è assolutamente la stessa ma in Ticino si chiama via Monticello, nei Grigioni via alla Chiesa.

«In effetti - concordano i due vicini - tra vivere di qua o di là c’è una bella differenza».

A est del cartello non è neanche più Lumino in realtà. È difficile crederci: il nucleo - case, tetti, giardini - è tutt’uno con l’ultimo paese ticinese della Mesolcina, ma metà dell’abitato cade sotto un altro Comune (San Vittore, il cui nucleo si trova a tre kilometri di distanza) e un altro Cantone.

Due mondi diversi

Casse malati, imposte, uniformi di polizia, sistema scolastico e linguistico cambiano improvvisamente, attraversando la linea invisibile (in realtà segnata da un cippo alto cinque centimetri, praticamente sommerso dall’asfalto) che separa le due case.

«Ci sono lati positivi e negativi a vivere da entrambe le parti, e naturalmente abbiamo anche tante cose in comune» sottolinea Zampedri mentre offre all’ospite un caffé nei Grigioni. Il sole che scalda il giardino è lo stesso che in Ticino, anche se a San Vittore le bollette sono più care. «Per il resto però, almeno dal punto di vista economico, è indubbio da che parte convenga stare».

Zampedri ha 44 anni e viene dal Locarnese: si è trasferito nei Grigioni nove anni fa e anche se non lo ha fatto per ragioni economiche (i suoi genitori erano originari di queste parti) è ben consapevole del vantaggio guadagnato. Non a caso, il passo da un lato all’altro del confine è stato fatto da molte altre persone negli ultimi anni.

Una piccola fuga

I luminesi che si sono trasferiti a San Vittore sono stati 91 dal 2021 secondo il registro comunale. Gli arrivi nel comune sono stati 207 in dieci anni (2014-2024) e la popolazione è aumentata di un quinto: la maggioranza arrivavano proprio dal Ticino. La tendenza è regionale a giudicare dalle statistiche pubblicate da Coira: ilMoesano è la regione dei Grigioni che ha avuto la maggiore crescita demografica relativa, 1.193 arrivi, il 12 per cento in più in dieci anni.

Non è un esodo: piuttosto una piccola fuga. Ma considerate le dimensioni ridotte della valle (la Mesolcina aveva 9351 abitanti a fine 2024) non è passata inosservata. «Conosco diverse persone che si sono trasferite e sono naturalmente tutti benvenuti» conferma la sindaca di San Vittore Elena Pizzetti. «È un fenomeno positivo per il nostro territorio, e che sia in corso lo vediamo da diversi segnali. La domanda di case in affitto è cresciuta, ad esempio, come anche le compravendite immobiliari». L’altra faccia della medaglia è visibile dal lato ticinese del confine, dove il saldo migratorio nei confronti dei «cugini» moesani è sfavorevole.

Perché andarsene?

L’aumento delle partenze sembra direttamente proporzionale a quello dei costi delle casse malati. In Ticino negli ultimi cinque anni i premi sono cresciuti di circa il 30 per cento, mentre nei Grigioni il rincaro è stato «solo» del 15-18 per cento. Il prezzo di case e affitti decresce allontanandosi da Bellinzona, e lo sfitto a San Vittore è più basso (1,4 per cento) rispetto a Lumino. Ma in realtà ci sono anche altri fattori che entrano in gioco, a sentire le persone direttamente interessate. La strada che collega e divide i due comuni di confine è il luogo migliore dove misurare le differenze.

Rino Zampedri e Davide Biondina non sono solo buoni vicini di casa, in realtà: hanno anche situazioni familiari abbastanza simili. Entrambi sono sposati con due figli - di 11 e 10 anni Davide, 13 e 10 Rino -, entrambi hanno una casa di proprietà. Biondina è impiegato presso l’amministrazione pubblica, inoltre gestisce assime a sua moglie una piccola azienda vitivinicola. Zampedri lavora come addetto alla sicurezza della galleria del Gottardo, per la Confederazione. In teoria il raffronto dovrebbe essere facile, ma quando mettono sul tavolo le rispettive bollette e fatture iniziano le sorprese.

A parte alcune voci minori, come la tassa sul sacco - a San Vittore costa 100 franchi in meno - o quella sulle targhe - circa il 50 per cento in meno - una differenza meno nota è l’assicurazione sulla casa, che nei Grigioni è cantonale. A parità di coperture Rino pagherebbe circa un terzo rispetto a Davide (300 franchi l’anno contro 900). L’assicurazione malattia è però la voce che incide di più.Davide paga 500 franchi al mese, Rino 365. Al netto delle complementari, la franchigia è la stessa (2.500 franchi al mese per entrambi) e la differenza è del 39 per cento. Se si considera l’intero nucleo familiare (praticamente identico) lo scarto è di poco meno di 600 franchi al mese (1’016 la famiglia grigionese, 1’600 i vicini di casa in Ticino).

«È il costo che si fa sentire di più e, chiaro, bisogna metterlo in conto» sottolinea Biondina, che per altro è cresciuto a San Vittore e ha fatto una scelta «controcorrente» trasferendosi a Lumino quindici anni fa. «Ne ero consapevole - spiega - . La decisione è stata determinata piuttosto dalla scelta della casa, dove ora viviamo».

Il vino che unisce

Dalla casa di Zampedri in pochi passi si arriva alle vigne rigogliose del vicino di casa, i cui filari adornano i campi tra Lumino e San Vittore, da un lato e dall’altro del confine cantonale. La famiglia Biondina produce vino da generazioni, è un Merlot ticinese DOP (il Terre d’autunno) anche se il 40 per cento delle vigne si trovano in territorio grigionese.

«La Mesolcina per convenzione storica può rientrare nella denominazione del Merlot ticinese, il territorio ha le stesse caratteristiche e la cultura vitivinicola è tradizionalmente la stessa» spiega Davide mentre fa strada verso la cantina (un gioiellino) che si trova anch’essa nel territorio di San Vittore. La sede aziendale invece è a Lumino, dove si svolge la vinificazione, e anche qui Biondina ha fatto una scelta per molti versi controcorrente.

Cantone che vai, tasse che trovi

Il confronto prosegue dunque davanti a un ottimo calice di Merlot bianco, invecchiato nelle botti di legno che Davide costruisce ancora a mano.

«Se avessi dovuto guardare alla convenienza fiscale certamente avrei dovuto tenere il domicilio privato e aziendale al di là del confine, come hanno fatto in tanti».

È inutile nasconderlo: forse la differenza più grande, che ha procurato diversi residenti (fittizi) e anche pubblicità negativa alla Mesolcina, è nella la tassazione. L’aliquota cantonale sulle imprese (14 per cento, in Ticino è del 19) assieme alla burocrazia più snella - che vuol dire anche minori controlli - ha portato negli anni molte persone giuridiche nelle bucalettere mesolcinesi. Per le persone fisiche la differenza è minore (15 per cento il gravame complessivo a San Vittore, 18 a Lumino) e diminuisce ulteriormente per le persone senza figli.

«La verità è che le persone che si trasferiscono qui per davvero lo fanno soprattutto per altri motivi, e solo in un secondo momento si accorgono delle convenienze finanziarie» assicura la sindaca Elena Pizzetti. «È il prezzo delle abitazioni e dei terreni, semmai, il fattore economico che incide di più. Ma le famiglie guardano soprattutto alla presenza di servizi, al sistema scolastico, alla qualità di vita in generale».

Casa dolce casa

Rino Zampedri è soddisfatto di quello che definisce «un sistema generalmente più efficiente» rispetto al Ticino. Dall’amministrazione pubblica alla scuola. Nei Grigioni il tedesco - che lui parla perfettamente, per origini familiari - si impara alle elementari e anche il sistema della formazione binaria funziona meglio, a suo avviso. Le mense scolastiche garantite fino alle medie sono un altro plus.

«La cosa che mi piace di più però è il rapporto con la natura, che è coltivato fin dalla scuola e anche nella gestione del territorio» sottolinea. «È proprio una differenza culturale».

Oltre il confine però non è tutto oro, precisa. La rete delle piste ciclabili ha ancora delle lacune, ad esempio, il tedesco «non lo parlano tutti e spesso comunicare con gli uffici a Coira non è così semplice». Senza contare gli autovelox sulla A13: le multe («ne ho presa giusto una l’altro giorno») sarebbero un’altra voce di spesa da mettere in conto. Per il resto il bilancio è positivo - Biondina annuisce sportivo - e se manca qualcosa c’è sempre il Ticino, dopotutto, dall’altro lato della strada.

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