Il reportage

I ticinesi corrono a vendere l'oro di famiglia

E chi lo compra fa il prezzo che vuole – Viaggio tra negozi sanzionati, stime «ballerine» e bilance forse guaste, da Locarno a Chiasso
© CdT / Gabriele Putzu
Davide Illarietti
15.03.2026 06:00

Due braccialetti della prima comunione, due gemelli, quattro orecchini, un fermacravatta, una piccola croce, due collanine vere e una falsa: luccica, ma non è oro.

«Questa non mi convince»

Sparsi sul desco del gioielliere in centro a Lugano fanno quasi pena. I gioielli di famiglia raccolti dal Corriere del Ticino a destra e a manca, tra colleghi e amici per fare «da cavia» hanno comunque un valore affettivo. Ma non è quello che interessa ora.

Che cifra se ne può ricavare?

Il gioielliere strizza l’occhio nel monocolo come nei film (ricorda la luna dei fratelli Lumière, accecata da un missile) e scuote la testa.

«Confermo: questo qui non è oro»

In totale il gruzzolo racimolato per il nostro test su una serie di «compro oro» della regione -14 in tutto, rigorosamente in incognito - pesa 32 grammi e mezzo e vale, in teoria, sui 3mila franchi. Non male.

Ma purtroppo nella pratica le cose stanno un po’ diversamente. In tempi di bollette sempre più care e di quotazioni alle stelle, è forte la tentazione di mettere mano agli ori della mamma - o della nonna, di solito - e portarli al primo «compro oro» vicino a casa: sempre più ticinesi lo fanno, difatti, e scoprono magari che vicino a casa ormai non ce n’è uno, di «compro oro», ma due o tre. In totale se ne contavano 41 in Ticino nel 2023 (dato fornito dall’UDSC) oggi sono saliti a 67.

Offerta in aumento

«Effettivamente negli ultimi tempi abbiamo avuto un aumento continuo di richieste» conferma Silvano Argiolas della gioielleria Preziosi, in viale Cattaneo a Lugano. «La mia impressione è che la gente non venda i propri gioielli per bisogno, ma semplicemente perché il momento è conveniente».

È l’effetto dell’incertezza globale, che non fa che crescere - la guerra in Iran ha dato l’ultimo colpo al rialzo - assieme al valore nominale del metallo giallo sui mercati internazionali. Il mercato locale però è un’altra cosa: alla fine è qui - non alle borse di Londra o New York - che si decide quanto sono «monetizzabili» il monile della prozia o le fede dei bisnonni. E i prezzi possono variare in base a fattori psicologici e di opportunità.

Irregolarità in tre controlli su quattro

«Io le assicuro il prezzo più alto, questo glielo posso garantire».

Il viaggio inizia da un gioielliere di Locarno che però, già dal nome, è più vocato all’acquisto che alla vendita di preziosi. Le due attività sono diverse - esistono gioiellerie tradizionali che ancora oggi non si occupano affatto di ritirare e valutare oro altrui - e a essere esplosa in Ticino negli ultimi due anni è solo la prima, sotto varie forme spesso fotocopiate e importate dall’Italia («compro oro», «oro-cash» «oro in euro», «oro d’oro» e via dicendo).

Il valutatore in questo caso ha calcolato il valore puramente sulla base del peso: 2’500 franchi, 78 franchi al grammo.

© CdT / Gabriele Putzu
© CdT / Gabriele Putzu

È decisamente meno della quotazione ufficiale (96 franchi) la quale per altro, come sottolinea il valutatore, cambia ogni cinque minuti e nelle scorse settimane è salita o scesa anche di 5-6 franchi al grammo da un giorno all’altro. Questa volatilità mette fretta al venditore, i «compro oro» lo sanno e fanno sempre in modo di sottolinearla.

«Risce a decidere oggi? Se torna domani, dobbiamo rifare la valutazione daccapo».

Frasi di questo tipo.

Sembra quasi di fare uno sgarbo, e di far perdere tempo - il tempo è oro - ma in realtà aspettare e chiedere più valutazioni è sempre consigliato. Si scopre così, ad esempio, che a pochi passi un negozio quasi identico valuta i gioielli 350 franchi in più (2’850 franchi), un bel guadagno per dieci minuti di cammino.

«Io le ho detto il prezzo pieno pagato in contanti, non faccio scherzi come altri» sottolinea il secondo negoziante locarnese. «Ci sono quelli che gonfiano il prezzo e poi le tolgono le provvigioni, fanno confusione, e alla fine si ritrova con un quarto del valore in meno. Io no: quello che dico, le do. Prendere o lasciare».

Il consiglio (ancorché interessato) non è malvagio. Fermarsi alle prime valutazioni può essere fuorviante: tra una stima al telefono, magari «gonfiata» per attirare il cliente in bottega, e il pagamento finale si nascondono tanti passaggi e altrettante possibili insidie. Dei controlli effettuati nel 2024-2025 sui compro oro attivi in Ticino, spiegano dalle dogane, l’85 per cento è sfociato in sanzioni di qualche tipo: irregolarità nelle procedure, nella contabilità e negli sdoganamenti per lo più. Ma nel 6-7 per cento dei casi si è arrivati alla denuncia penale.

Compro oro che vai

«Per l’esame servono prodotti chimici che costano e sono fastidiosi»

Un anziano gioielliere del centro di Lugano, veterano del settore, ammucchia il gruzzolo su un bilancino e propina la cifra: 2’780 franchi.

Allettante. Ma non si è accorto della collanina falsa. Per la verifica basta strofinare il metallo su una pietra di paragone, e applicare un liquido di contrasto (acido nitrico), non è il caso di usarla?

«Quando avrà deciso di vendere allora faremo il test».

© CdT / Gabriele Putzu
© CdT / Gabriele Putzu

E se a quel punto la valutazione dovesse diminuire, magari sensibilmente?

In una gioielleria poco distante, anche questa volta, la valutazione cambia non poco ma il metodo è molto più rigoroso. La valutatrice si apparta su un tavolino apposito, a distanza dal cliente ma visibile, e inizia il lavoro.

Ci vuole una mezzoretta. Con pazienza osserva, sfrega, bagna con l’acido ogni singolo gioiello. Controlla con il monocolo la presenza dell’indicatore di quantità (la cifra 750 riportata in caratteri microscopici). Scopre non solo che sulla croce è presente oro bianco («il valore è lo stesso, non si preoccupi») ma anche che una delle collane ha 14 carati, non 18. Naturalmente non le sfugge la collanina falsa.

Il verdetto: 2’580 franchi.

Spostandoci in un «compro oro» aperto di recente poco lontano, la valutazione sale ancora (2’710 franchi) forse perché non si accorgono della caratura inferiore. Il preventivo a voce comunque non è vincolante, ci mancherebbe.

Chi offre di meno

Se la promessa è più o meno sempre la stessa - «facciamo il prezzo più alto possibile» - c’è anche chi propone cifre sfacciatamente al ribasso.

Dietro una vetrina di via Nassa il gruzzoletto pesato e soppesato raggiunge un punto così basso, 2’240 franchi, da credere che la calcolatrice utilizzata per il conto (70 franchi al grammo per 32) sia guasta. Rispetto alla media della concorrenza sono circa 500 franchi in meno (il 20 per cento) e per il compratore, se l’operazione andasse in porto, sarebbe certamente un bell’affare.

Nei momenti di grande offerta, del resto, è comprensibile che chi acquista si permetta qualche azzardo. Nel Luganese poi si concentra la maggior parte dei commercianti autorizzati all’acquisto di oro in Ticino (dal 2023 per trattare il metallo giallo è necessaria una patente federale, rilasciata dall’Ufficio dei metalli preziosi) ed è anche la zona dove i prezzi «ballano» di più. A Chiasso e a Bellinzona, basandoci sul campione ristretto (14 commerci su un totale di 67) toccato dal nostro test, la forbice è relativamente più stretta: nella capitale la differenza tra la valutazione più generosa e quella più bassa è di poche decine di franchi, nella città di confine - più esposta alla concorrenza dei vicini negozianti italiani - non supera i duecento franchi.

«Cerchiamo di fare delle valutazioni il più accurate possibile, poi è evidente che ognuno applica le sue strategie commerciali» sottolinea un commerciante di via Nassa che ha fatto una valutazione medio-bassa (2’610 franchi) anche perché si è sbagliato sull’autenticità della croce.

«Pensavo non fosse oro - ammette -. Non volevo certo imbrogliare, semplicemente non l’avrei acquistata».

Il fatto che in Ticino la concorrenza tra «compro oro» sia aumentata di tanto negli ultimi anni, in teoria dovrebbe andare a vantaggio dei cittadini. C’è più scelta. Ma nonostante le quotazioni ufficiali siano pubbliche e oggettive - non ci piove - orientarsi nella giungla delle calcolatrici resta un’impresa dall’esito incerto.

Alla fine del nostro viaggio, ad esempio, una bilancia segna 24 grammi anziché 32. Il gruzzolo si è alleggerito strada facendo?

«Qui non vogliamo fregare nessuno - assicura il gioielliere -. Ho solo dedotto il peso della lega».

Dopotutto l’esperto è lui: non resta che fidarsi e vendere. Oppure aspettare ancora un po’.

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