Il caso

Il messicano «nascosto» è ancora in Ticino

L'agguato sotto casa, l'intervento della Polizia Ceresio Sud – La storia dell'imprenditore al centro di una bufera mediatica: «Sono tutte calunnie e ho già sporto denuncia»
Un momento dell'agguatto televisivo sotto casa dell'imprenditore

«È proprietà privata, non si può entrare così». Questa storia finisce con tre agenti della Polizia Ceresio Sud intervenuti lunedì a Collina d’Oro, su chiamata di un uomo d’affari che non vuole essere intervistato.

«Muchas gracias, no quiero entrevistas»

L’abitazione, un’elegante palazzina vista lago, è in realtà senza cancello. Chiunque può accedere, nessun segreto. Dopo un agguato tesogli sotto casa da una troupe televisiva messicana, il mese scorso, l’inquilino era dato per fuggitivo dalla stampa centro-americana («se fue de Lugano») ma in realtà è ancora qui. Parcheggia nel garage, saluta e sale in ascensore, forse temendo un nuovo agguato.

«No hablo italiano y no hablo con periodistas».

Si chiama Jorge Olán Aparecido: messicano, il nome è stato riportato nelle scorse settimane dalla stampa centro-americana, che indaga su un giro d’affari attorno alla famiglia dell’ex presidente Lopez Obrador. In Messico l’uomo, amico d’infanzia dei figli del politico, è finito al centro di una tempesta mediatica: secondo un’associazione anti-corruzione e alcune inchieste giornalistiche avrebbe beneficiato di appalti pubblici (centinaia di milioni di pesos) quando Lopez Obrador era al governo, per poi sparire all’estero in una località finora sconosciuta.

L’agguato finito male

In Ticino in effetti nessuno ne sapeva nulla, e la storia è passata inosservata anche quando il mese scorso i media di Città del Messico lo hanno localizzato a Montagnola, Lugano, e sono venuti a cercarlo. L’emittente Tv Azteca - di centro-destra, la seconda del paese - ha trasmesso a fine settembre un servizio in cui un inviato si è lanciato sulle sue tracce per le vie di Collina d’Oro, ha ripreso l’abitazione con un drone, addirittura filmando l’uomo all’interno di casa sua. Il servizio si conclude con l’inviato che approccia l’imprenditore davanti alla scuola del figlio. Seguono un battibecco e uno scontro fisico (insulti, mani sulla telecamera) poi descritto dall’inviato come una «agresiòn muy violenta».

La visita del Corriere del Ticino è stata più pacifica. Poche domande, un gentile «no comment». Scottato forse dalla prima volta, però, l’imprenditore ha fatto in seguito intervenire la Polizia Comunale per accertamenti, e per un chiarimento tête-à-tête (alla presenza degli agenti).

«Non è mia intenzione rilasciare dichiarazioni su una vicenda che è al momento al vaglio della giustizia messicana, presso cui ho sporto denuncia» ha affermato. «Posso solo dire che quello che è uscito sul mio conto è solo un mucchio di calunnie».

In uno scambio di mail e telefonate successive l’imprenditore ha ribadito il concetto - «no sono periodistas, son difamadores» - senza aggiungere elementi di novità e senza accettare una vera intervista. Si è limitato a sottolineare come, nel contesto messicano, l’informazione sia fortemente politicizzata: i media che lo inseguono sarebbero «calumniadores» al soldo di partiti politici che «hanno rovinato il nostro paese per ottant’anni» («arruinaron nuestro país durante ochenta años»).

I milioni su un conto a Zurigo

Politica a parte, resta il mistero su una serie di movimenti finanziari tra Messico e Svizzera, di cui la stampa messicana mette in dubbio la legalità: tre miliardi di pesos, circa 138 milioni di franchi, trasferiti su un conto presso una banca di Zurigo. Soldi che vengono fatti risalire attraverso una catena di società ad appalti pubblici nel settore sanitario e ferroviario, per cui Olán Aparecido era già finito al centro di polemiche: in particolare, a seguito del deragliamento di un treno, l’anno scorso, sulla ferrovia Transoceanica (dal Golfo del Messico al Pacifico) a cui una società dell’imprenditore avrebbe fornito materiali, sempre secondo le inchieste giornalistiche, aggirando i protocolli di sicurezza.

La tempesta politica

In patria nel frattempo la tempesta non si è placata, anzi. Un gruppo di senatori dell’opposizione ha sollecitato un’indagine penale (finora non è stata aperta) per fare chiarezza sui trasferimenti di capitali. Nel dibattito è intervenuta la presidente Claudia Scheinbaum in persona, invitando «chi fosse in possesso di informazioni di rilevanza penale a farsi avanti nelle sedi opportune».

Non si legge invece notizia della denuncia penale che il diretto interessato afferma di avere sporto in Messico. Il Ministero Pubblico ticinese, dal canto suo, non rilascia dichiarazioni in merito. Colluttazione a parte, spetterà forse ancora alla polizia locale chiarire se e quali infrazioni sono state commesse in territorio di Collina d’Oro quali (da parte della troupe messicana, eventualmente). Di certo attorno alla vicenda ci sono ancora molte nubi da diradare, come cantava Jannacci: Messico e nuvole.

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