Il parcheggio-Ticino è pieno (di furbi)

«La vostra auto era posteggiata abusivamente su un sedime privato, il tal giorno alla tal ora, nel tal posto. Avete violato il divieto giudiziale di cui all’articolo 258 del codice di procedura civile». Una lettera come questa - necessariamente anonimizzata - suonerà familiare ai circa 49 mila automobilisti (un’enormità) che negli ultimi cinque anni in Ticino sono stati multati per sosta abusiva su un posteggio privato.
Il dato, fornito al Corriere del Ticino dalla Sezione della Circolazione, è stabile negli anni (10.450 multe l’anno scorso) ed è l’effetto di una misura ormai colma. Il posteggio-Ticino è pieno. Il numero di posti gratuiti è diminuito molto dal 2014 - con la cosiddetta «offensiva Zali» - e soprattutto nei centri urbani la lotta quotidiana per accaparrarsene uno si è fatta selvaggia. I prezzi e le multe ne sono la conferma.
Un’altra conseguenza è la comparsa recente di una nuova categoria di parcheggiatori. A differenza di quelli abusivi legati allo stereotipo mediterraneo - «paga o ti rigo l’auto»- si tratta di società in piena regola: con App e sito internet, uffici (senza numero di telefono) oltre Gottardo o all’estero e operanti in totale legalità. Ma con metodi che stanno facendo discutere.
Non è una truffa
«Secondo la giurisprudenza federale siete responsabili dell’infrazione». La lettera potrebbe sembrare una multa, ma è solo apparenza. Proseguendo nella lettura l’automobilista colpevole - lo è, anche se forse non ricorda - viene messo di fronte alle foto della sua auto in sosta vietata. «Sono disponibili sul nostro portale scansionando il codice QR in alto a destra con il vostro smartphone». In effetti sì, è proprio la sua auto: lasciata per la fretta o per risparmiare nel posteggio di studio medico, di un ufficio aziendale, di un vicino di casa.
Che fare? Non è una truffa. Il mittente è una società privata di riscossione - sede a Zurigo in questo caso, nel Technopark dietro la stazione - e l’infrazione è reale. «Vi chiediamo di saldare l’importo dovuto entro la data di scadenza utilizzando la fattura allegata oppure online sul nostro portale». Non resta che pagare.
«Aziende poco serie»
La cifra del resto non è così alta - intorno ai 90 franchi spese amministrative incluse - e corrisponde non a caso alla multa che lo stesso automobilista avrebbe pagato, se a scrivergli fosse stato il Cantone. Ma attenzione: non è una multa. Proprio qui sta la differenza. Le società di riscossione specializzate nella sosta abusiva sono un fenomeno abbastanza recente, che ha preso piede negli ultimi anni in Svizzera interna. Si chiamano Beppo.ch, Parkon.ch, Protekton.ch. I nomi cambiano ma il meccanismo è sempre lo stesso: accordarsi con i proprietari dei posteggi, raccogliere mandato e fotografie, rivalersi sugli automobilisti e incassare il corrispettivo delle multe (spartito con i clienti secondo accordi) senza che lo Stato tocchi palla. È un problema per i Cantoni, che in alcuni casi - è successo in Argovia - hanno intrapreso battaglie legali, finora perse, e anche per la politica: a marzo la consigliera nazionale argoviese Stefanie Heimgartner (UDC) ha proposto una mozione per arginare il business.
«Nessuno vuole difendere chi posteggia abusivamente. Ma è inaccettabile che questi soggetti si arricchiscano a spese dei contribuenti, spesso chiedendo cifre esorbitanti»» sottolinea la deputata. «Esistono dei canali ordinari per segnalare chi posteggia in modo abusivo e le multe finiscono nelle casse cantonali anziché nelle tasche di qualche società poco seria».
Bussare a Camorino
Intanto anche in Ticino il fenomeno sta prendendo piede. La Sezione della circolazione, contattata, conferma di essere stata interpellata 143 volte da società di questo tipo, negli ultimi nove mesi. Camorino ha avviato altrettante pratiche (su un totale di 222 nel periodo in questione, per la stessa fattispecie) che ruotano attorno a un punto non secondario: la privacy degli automobilisti. «Questo genere di richieste arrivano a noi soltanto quando si è in presenza di una targa protetta, ossia una targa su cui è stato attivato un blocco per ragioni di riservatezza» spiega il direttore della Sezione Elia Arrigoni. «In tutti gli altri casi le società di riscossione non sono obbligate a passare da noi, per conoscere l’identità degli automobilisti».
È quindi la classica punta dell’iceberg.E forse - è il timore - l’inizio di una valanga. In Argovia la sezione della circolazione (Strassenverkehrsamt) riceve ormai un migliaio di richieste al mese e ha lanciato un grido d’aiuto. Nel gennaio 2025 il Tribunale amministrativo di Aarau ha obbligato il Cantone (accusato in prcedenza di «ostruzionismo») a comunicare i dati delle targhe protette in presenza di un interesse legittimo. «Il nostro timore è che le pratiche possano aumentare sensibilmente anche da noi» chiosa Arrigoni.
«Massima trasparenza»
A complicare le cose, poi, il fatto che molte delle società in questione non hanno nemmeno sede in Svizzera e «spesso è praticamente impossibile contattarle» sottolinea Heimgartner. In effetti scorrendo i siti internet delle principali società, di un numero di telefono nemmeno l’ombra. Bisogna affidarsi alla mail.
«Non possiamo parlare per altre ditte, ma noi operiamo in totale trasparenza e serietà» rispondono dal servizio clienti di MyBeppo.ch. Con le autorità cantonali «possono sorgere divergenze o incomprensioni» ammette l’azienda, che ha in corso dei chiarimenti con Camorino per alcune pratiche. «Il nostro approccio è tuttavia sempre quello di procedere in modo aperto, trasparente e collaborativo».
Marc Marthaler, direttore di un’altra società d’incasso svizzerotedesca (Parkon), sottolinea come «le resistenze sono controproducenti. Non alleviano la situazione sul campo né risolvono i propblemi che i proprietari dei posteggi si trovano ad affrontare». Dopotutto «la necessità di una gestione efficace dei parcheggi è evidente» aggiunge «e ciò indipendentemente da chi la implementi».
Entrambe le società assicurano di utilizzare «toni rispettosi» nelle lettere agli automobilisti, e di attenersi alla «massima trasparenza».
L’ultimatum
Se però la prima lettera «gentile» non ha sortito l’effetto sperato, la musica può cambiare. In una lettera intitolata «ultimo richiamo, violazione del divieto di parcheggio» l’automobilista colto in fallo si vede minacciato di «azioni legali senza ulteriore preavviso». Ad esempio? «Procedura di riscossione o denuncia penale».
Alla lettera è allegata una copia di un «divieto di sosta giudiziario» che ricorda come ai contravventori «viene comminata una multa» fino a 2.mila franchi.
Il tono non piace alle associazioni dei consumatori (che in Svizzera interna consigliano in genere di non pagare importi superiori ai 60 franchi in casi simili). Ricorda molto quello di una sanzione o di una decisione amministrativa: la parola «multa» tra l’altro compare anche in modo improprio su alcuni portali internet delle società di questo tipo. «A mio modo di vedere è un tentativo di trarre in confusione l’automobilista» commenta l’avvocato Rossano Guggiari, presidente dell’Unione ticinese Automobilisti e Motociclisti (UAM). «Una pratica di questo tipo è una novità alle nostre latitudini, e a mio modo di vedere non ci sono basi solide per stabilire gli importi: si tratta di cifre arbitrarie» riflette l’avvocato. «Il mio consiglio agli automobilisti è di non pagare e aspettare semmai di regolare le cose davanti al giudice di pace».
Una cosa sembra certa: i cacciatori di auto in sosta vietata sono venuti per restare. E ad attirarli è la cronica mancanza di posteggi pubblici in Ticino. «Non si tratta di giustificare nessuno, ma questa situazione è stata creata da politiche penalizzanti e che dovrebbero incentivare l’uso dei mezzi pubblici, in un contesto che però non è certo quello di Zurigo» conclude Guggiari. Se le multe non bastassero, ora ci sono anche i parcheggiatori (non abusivi) con cui fare i conti.
