Il sindaco irriducibile: «Mi fermo, mia moglie mi aspetta da mezzo secolo»

Si narra che l’imperatore Carlo V, sui cui domini non tramontava mai il sole, arrivò così stremato a decidere di abdicare, dopo 40 anni di regno, che non si reggeva nemmeno in piedi.
Attilio Savioni si alza alle sei di mattina, fresco e riposato, e inizia la sua giornata fitta d’impegni come se fosse ancora al primo mandato. Alle sette è già al volante, su per una stradina sterrata larga come il suo Suv, fino al pollaio a strapiombo sul paese.
«Co, co, co!»
Imita la voce delle galline mentre entra felice a prendere il mangime.
«Ecco, questo è il mio appartamento».

Dare da mangiare alle galline è il rito quotidiano a cui non è mai venuto meno in quasi mezzo secolo di politica attiva. Sono le sue due grandi passioni, assieme all’edilizia.
«Se fai quello che ti piace, puoi andare avanti per sempre».
Dopo 46 anni in carica il sindaco più longevo della Svizzera ha deciso di mollare e ritirarsi. Il 29 novembre a Castaneda si terranno delle vere elezioni, un evento storico: per la successione si sono fatti avanti due candidati. Non succedeva dal 1993. È la fine di un’era.
Una lunga pace
È stata un’era di pace, però, e prosperità. Carlo d’Asburgo dovette combattere dieci guerre per conservare il trono, Attilio Savioni - «Titi» per gli amici - è stato confermato per otto legislature di fila (su undici totali) con elezioni tacite senza avversari. Eppure, nonostante la relativa tranquillità, per tutta la durata del suo «regno» si è presentato puntualmente ogni mattina alla Casa Comunale, e continua a farlo ancora oggi che - a dirla tutta - potrebbe concedersi un po’ di respiro.
«Non posso fermarmi. C’è sempre tanta corrispondenza da discutere, e ho diverse cose da chiudere prima di andarmene».
Ore 8.00 in Municipio
Rientrato dal pollaio, puntuale «come un orologio svizzero» dicono i collaboratori, Savioni è alla scrivania, ordinatissima. Tra i faldoni spicca un verbale di seduta con diverse trattande ordini del giorno. Castaneda è un piccolo paese di 262 abitanti e non ha un consiglio comunale, ma un’assemblea dei cittadini che si riunisce all’abbisogna.
«Questa volta si è parlato del diritto di revisione ancorato nelle concessioni per gli impianti della centrale idroelettrica della Calancasca, abbiamo presentato il rendiconto dell'anno scorso e discusso il preventivo per l’anno prossimo e il relativo piano finanziario» spiega il segretario comunale Massimo Scalmazzi, mentre il sindaco firma alcune missive che andranno spedite in mattinata.

«È un’assemblea molto combattiva, altroché» interviene Savioni. «Spesso piccole spese scatenano grandi discussioni, e sui grandi progetti nessuno dice niente. Vai a capire».
Ore 9.00, giro dei cantieri
A pochi passi dalla Casa Comunale c’è il primo sopralluogo della giornata. Il sindaco incontra i tecnici di una ditta edile che si occuperà di rifare un tratto di pavimentazione stradale.
«È lui l’esperto in materia» sorride il segretario. «Se ne occupa di persona».
Fuori dalla politica il lavoro di Savioni sono sempre state le costruzioni. Ha creato dal nulla una ditta edile negli anni Settanta, che da un dipendente è arrivata ad averne una settantina. La sede è sempre stata a Castaneda, ma vent’anni fa ha dovuto spostare il magazzino a San Vittore (GR) per ragioni di spazio.
«Siamo cresciuti molto, grazie al cielo e a tanto duro lavoro».

Oggi, alla soglia degli 82 anni, Savioni ha ceduto il timone al figlio ma continua a seguire i cantieri - «cerco di dare una mano» - e qui a volte il ruolo di sindaco si interseca con quello dell’imprenditore. Dopo il primo sopralluogo, Savioni ne fa un altro al cantiere della storica clinica di Castaneda (la grande Swiss Mountain Clinic, ex Paracelsus) affidato alla sua impresa. Mostra su dei pannelli il progetto, un importante ampliamento che «avrà un impatto positivo sul nostro territorio rispettando l’ambiente e creando posti di lavoro».
Ore 11.00, pausa al bar
Finito il giro il sindaco si sposta all’osteria Croce, nel cuore del paese, di cui è proprietario. Qui lo raggiunge il segretario Salmazzi e, davanti a un aperitivo, l’intervista si sposta su temi più generali.
«Il nostro è un piccolo paese che resiste allo spopolamento e dove ogni abitante, ogni piccola attività economica è molto preziosa» spiegano. Il gerente dell’osteria annuisce, mentre serve un’ottima marmellata di castagne fatta in casa (le castagne sono la specialità di Cataneda da sempre, da cui il nome). «Tutto qui si basa su un delicato equilibrio che è importante conservare» dice il sindaco. «È un attimo e le cose possono cambiare».
Gli avventori a mezzogiorno sono pochi ma allegri, lo salutano calorosamente. Di più di uno il sindaco può dire, ammiccando: «Ho costruito casa sua». È l’orgoglio di un uomo che ha plasmato un paese per cinque decenni e, in parte, l’ha letteralmente costruito. Dove finisce Attilio Savioni, e dove inizia Castaneda?

Ore 14.00: riunione intercomunale
È difficile dirlo, in effetti. Passeggiando con il sindaco più longevo della Svizzera per il paese si ha l’impressione a ogni angolo, a ogni passo, di calpestare casa sua: anzi, la sua vita.
«Ho amato il mio paese e ho dato tutto per questo posto, ma a un certo punto uno deve capire quando è arrivato il momento di ritirarsi».
Il segnale, a differenza dell’imperatore Carlo V, non è arrivato dal corpo.
«Per fortuna godo ancora di buona salute e non sono stanco di occuparmi della cosa pubblica» assicura. Ma anche re deve avere l’intelligenza di cogliere il tempismo. Anche il segretario comunale, in carica da 34 anni, andrà in pensione tra poco. «Rimanere per un’altra legislatura avrebbe significato lasciare il futuro successore senza la possibilità di un affiancamento» spiega Savioni mentre paga il conto per tutti e si avvia all’uscita. «È stato un atto di responsabilità verso la comunità» commenta Scalmazzi.
Dopopranzo il sindaco - che abita proprio sopra l’osteria - è pronto per nuovi impegni. Alle 14.00 deve essere a San Vittore per una riunione sul risanamento della centrale del Sassello. Salta di nuovo sul Suv e scende i tornanti diretto al fondo valle. Non ha neanche fatto la siesta.
Ore 18.00: l’ultimo appuntamento
Terminata la riunione a San Vittore («molto proficua, è sempre un piacere») il sindaco fa un salto alla casa comunale di Roveredo, per un incontro dell’ente che si occupa dell’approvvigionamento elettrico per quattro comuni del Moesano. Un giorno importante, insomma, come tanti. Alla fine della lista degli impegni il sindaco può tornare a casa dove la moglie lo aspetta per cena, da mezzo secolo.
«Se sono riuscito a tenere botta per tanto tempo è principalmente grazie a lei» ammette al calar delle tenebre. «Non sono stato un marito troppo presente, ma lei mi ha sempre sostenuto e compreso».
Si dice che Carlo V dopo l’abdicazione si sia ritirato in un monastero e abbia passato gli ultimi anni a riparare orologi rotti, per hobby. Attilio Savioni non sa cosa farà dopo il 29 novembre. Sicuramente avrà più tempo per dedicarsi ai nipoti, alle castagne e alle galline. «Sarà un grande cambiamento, ma è giusto così».
