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La Città del 2038, tra giochi politici e privati

L'Olimpiade diffusa è ancora solo una candidatura – Ma già possiamo immaginare le discussioni attorno alla Cornèr Arena
Enrico Carpani
25.01.2026 06:00

Succederà più o meno nella primavera del 2029, o al più tardi un anno dopo: più che di un’idea cominceremo a sentire parlare di una necessità, figlia dell’operazione che aveva riportato i Giochi Olimpici invernali in Svizzera attraverso l’inedita e invero un po’ nebulosa scorciatoia del contatto diretto tra il CIO e il nostro paese.

Era il mese di gennaio del 2026 e l’orizzonte del progetto della prima, storica edizione diffusa del grande evento sportivo ci aveva catapultato nel 2038. A noi, è vero, sarebbero toccate le briciole, ma sarebbe stato pur sempre meglio di niente: otto incontri del torneo femminile di hockey che al netto del politicamente corretto della nuova retorica sportiva avrebbero comunque dovuto farci saltare sulle nostre poltrone dalla gioia, o no?

In realtà, qualcuno era stato sfiorato dal sospetto di essere stati relegati nel sesto dei famosi cinque cerchi, ma l’immancabile, contagioso entusiasmo degli irriducibili sostenitori di tante altre avventure e fallimenti del passato aveva lasciato ben poco margine a dubbi e perplessità. Lugano non si sarebbe insomma tirata indietro e avrebbe giocato il gioco sino in fondo. Anche a costo di dover magari cambiare di un nulla le annunciate regole della partita.

A cominciare da quella secondo cui per ospitare le competizioni olimpiche sarebbero state utilizzate soltanto strutture già esistenti sul territorio. Una splendida visione, davvero, che sarebbe appena scalfita da un’unica eccezione: che volete che sia in un così ampio esercizio di virtuosismo nazionale davanti agli occhi di tutti? Peccato che neanche a farlo apposta la voce fuori dal coro potrebbe essere probabilmente proprio la nostra.

Già, perché volete farmi credere che a qualcuno non verrà in mente di approfittare dell’occasione per accorgersi che la Cornèr Arena - anzi la Resega, in ossequio al ferreo principio olimpico di bandire qualsiasi forma di pubblicità all’interno del perimetro della manifestazione - non potrà mai permettersi di sopportare il peso di un altro decennio prima di celebrare il suo tardivo battesimo mondiale?

Non serve una particolare fantasia per immaginare come potrebbe andare a finire: le discussioni e gli slogan di sempre, la fallace narrazione su chi è per e chi è contro lo sport e lo sviluppo della città, le preoccupazioni per le conseguenze sui conti di tutti e su quelli di ognuno. Per arrivare magari all’inevitabile votazione e non farsi mancare nulla, neppure stavolta, all’ombra dell’ingombrante precedente dello stadio che sembra una promessa sul futuro: abbiate fiducia, che qui una nuova pista non la si nega a nessuno!

In compenso, chi al 2038 ci arriverà con voglia ed energia ancora integre potrà concedersi l’immenso privilegio di ammirare se non proprio la nazionale svizzera almeno quelle di Francia e Giappone o di Stati Uniti e Kazakistan: nella fase di qualificazione, evidentemente, prima che i Giochi Olimpici di Lugano, che dovevano essere privati più che pubblici e soprattutto senza cantieri, vadano a concludersi altrove.

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