La dura vita delle badanti (che si ribellano)

Negli ultimi due anni della vita di Michela, calcolatrice alla mano, sei mesi sono spariti nel nulla. Come se non avesse vissuto, né lavorato, e al loro posto - fatica, notti insonni, dolore - rimanesse solo un grande vuoto. Rimossi, non pervenuti. Di sicuro, non le sono stati pagati.
I conti non tornano. Capita ai malati di Alzheimer, di cui Michela si occupa per mestiere da una vita - ventisette anni - e per ironia della sorte questa volta è capitato a lei: ma Michela non soffre d’Alzheimer, e nemmeno di demenza senile. La rimozione, sostiene, l’ha fatta il suo datore di lavoro.
Un lavoro «invisibile»
Le badanti che in Ticino si occupano di anziani e malati a domicilio sono tra le 1000 e 1.200 secondo stime più o meno ufficiali, ma molte di più si ritiene lavorino in nero a casa dei pazienti, e il loro numero reale è difficile da determinare. Il rischio è che anche loro vengano facilmente «rimosse» dal discorso. Le altre si affidano ad agenzie e spitex e vengono regolarizzate, ma questo non significa che la loro condizione sia per forza migliore.
Michela appartiene alla seconda categoria, quindi almeno in teoria è fortunata. È stata assunta nel 2020 da uno spitex del Luganese e la sua faccia figura ancora in mezzo a quelle di altre sessanta colleghe e colleghi (gli uomini sono uno su venti, in realtà, in questo settore) sul sito internet dell’agenzia. Sorridono tutti e sorride anche lei, per forza.
«Irregolarità frequenti»
Quello di assistere una popolazione anziana in crescita (sono 27mila gli ultra ottantenni in Ticino e si stima che raddoppieranno nei prossimi 25 anni) è un compito delicato e fondamentale, e almeno sulla carta nessuno lo mette in dubbio, tanto che dal 2011 nel settore del personale domestico è in vigore un contratto normale di lavoro (Cnl). A costi sanitari anch'essi in crescita, così come i premi delle casse malati (più 24 per cento negli ultimi tre anni), dovrebbero corrispondere almeno in teoria condizioni lavorative migliori. Spesso però la realtà è che le badanti sono ancora largamente sottopagate, nonostante il Cantone ne supporti il costo tramite il contributo di sostegno per il mantenimento a domicilio.
«Si tratta di servizi che non rientrano nel contratto cantonale di prestazione» spiega Daniele Stival, capo dell’Ufficio anziani e cure a domicilio del DSS. «In ogni caso le irregolarità riscontrate vengono segnalate immediatamente all’autorità di vigilanza» ossia all’Ispettorato del lavoro.
2400 ore arretrate
Nell'estate dell'anno scorso Michela ha avuto un incidente sul lavoro e dopo sei mesi in infortunio è stata licenziata dal suo spitex. Non ha avuto da ridire, ma ha chiesto il saldo delle ore arretrate. È così che le discrepanze sono venute a galla.
Solo negli ultimi due anni la badante avrebbe accumulato qualcosa come 2.400 ore notturne che la sua agenzia faceva passare come «lavoro passivo» e che invece, come lei ha raccontato al sindacato VPOD - che ha seguito la vicenda tramite il suo ufficio giuridico - passivo non era.
«Gli utenti si svegliano a qualsiasi ora - racconta -. Dovevo intervenire più e più volte a calmarlo. In queste situazioni è la normalità».
Non è la sola: una sua ex collega, anch'essa assistita dal VPOD, avrebbe accumulato circa mille ore e ha rifiutato una proposta di transazione avanzata in seguito dello spitex. «Abbiamo preso in carico queste due vertenze ma non so dire quanto la problematica sia diffusa all’interno di questa realtà» spiega Fausto Calabretta del VPOD. «Essendo una questione ancora aperta, purtroppo, non posso dire molto». La vicenda è oggetto di approfondimenti anche da parte dell’Ispettorato del lavoro, che nei mesi scorsi ha aperto un’inchiesta riscontrando una serie di irregolarità.
Mille e una notte
Michela ha 53 anni ed è originaria della Calabria. È arrivata in Ticino nei primi anni Duemila quando - racconta - le condizioni delle badanti erano ancora peggiori. Per diversi anni ha lavorato in nero, senza contratto.
«Lavoravo con il passaparola. Le famiglie mi contattavano, ci accordavamo sullo stipendio, mi trasferivo a casa loro e mi trattenevano dei soldi per il vitto e per l’alloggio»
Conosce diverse persone che lavorano ancora in questo modo. Contratti a voce, due o tre mesi presso una famiglia, due o tre mesi presso un'altra.
«Quando hai a che fare con persone anziane e spesso con malati terminali i tempi sono imprevedibili. È brutto da dire, ma in genere i rapporti di lavoro finiscono con il decesso»
Morto il paziente, finito il contratto. È un elemento di fatalità inscindibile dal mestiere, nonostante il Cnl, e la sostanza non cambia anche per le lavoratrici fortunate che - come Michela - sono state regolarizzate da un'agenzia.
«Negli anni si sono fatti dei grandi passi avanti ma ciò non toglie che questo rimanga un settore particolarmente delicato» spiega Chiara Landi di Unia. Il sindacato ha organizzato una decina di anni fa i primi collettivi di badanti in Ticino (che rispecchiavano le comunità d’appartenenza: in buona parte allora come oggi erano originarie dell’Est Europa) e il risultato è stata una regolamentazione del settore, anche se ancora parziale. «L’assenza di un’associazione padronale e il fatto che molte famiglie ricorrano ancora al fai-da-te complica le cose. Si tratta inoltre di lavori svolti in solitudine e in luoghi chiusi, per lo più, e questo rende i controlli più difficoltosi».
Anche in presenza di una denuncia da parte della badante - come nel caso di Michela - ottenere giustizia non è facile. Due mesi dopo avere avviato la vertenza nei confronti dello spitex del Luganese, il sindacato VPODè riuscito a ottenere un risarcimento solo parziale: Michela ha accettato una proposta ridotta rispetto alle sue rivendicazioni, «per non dover affrontare una lunga causa legale».
È servito a qualcosa: l’Ispettorato del lavoro ha obbligato lo spitex a rivedere i parametri di retribuzione del lavoro notturno (rinunciando ai calcoli forfettari giudicati svantaggiosi per le collaboratrici e posticipando l’orario d’inizio delle «notti», anche questo a vantaggio delle badanti) e ha riscontrato delle irregolarità nella turnistica, come la mancata osservanza dei giorni di riposo.
«Non sfruttiamo nessuno»
Probabilmente arriverà anche una multa ma l’azienda in questione - che ha ancora una vertenza aperta con il sindacato VPOD, per l’altra badante non ancora risarcita - si dice «tranquilla» rispetto al proprio operato. «Ammettiamo le irregolarità nell’osservanza dei riposi per questi casi specifici, ma si è trattato di eccezioni dettate dalle circostanze. Spesso sono le stesse badanti a voler lavorare più del dovuto, noi come azienda abbiamo sbagliato a venire loro incontro» spiega il direttore dello spitex.
Per quanto riguarda il lavoro notturno, quella di pagarlo a forfait come «passivo» o «semi-attivo» era una pratica diffusa tra gli spitex finché, a novembre scorso, una sentenza del Tribunale Federale l’ha di fatto bandita (a seguito di un ricorso promosso da una badante di Basilea assieme al VPOD). «Una decisione infelice che va a scapito delle aziende che lavorano seriamente, come noi, e incentiva il sottobosco del fai da te» osserva il dirigente. «Non è certo così che si incentiva una presa a carico professionale in un campo così delicato come le cure a domicilio. Un settore in cui la domanda, in Ticino come altrove, in futuro non farà che aumentare». E di persone come Michela, su questo anche lui concorda, ci sarà sempre più bisogno.
