La figlia della Centovallina

Se non fosse esistita la Centovallina nessuno di noi esisterebbe, né io né voi». Marie Hélène Sutter è poco più giovane della ferrovia più bella del mondo: sono cresciute insieme, nella stessa famiglia si può dire.
Per questo mercoledì, spegnendo la centesima candelina il pensiero le è volato là, per forza: al trenino lontano, che continua a salire instancabile, come lei, le sue cento valli.
«Per la nostra famiglia la ferrovia ha un significato particolare, direi che fa parte di noi anche viviamo così lontani».
All’altro capo del mondo, in pratica. Marie Hélène è nata il 4 marzo 1926 da genitori ticinesi - è lei stessa ticinese, profondamente - ma abita da una vita a Buenos Aires, dove si trasferì all’età di 14 anni. Il destino della sua famiglia, i Soldati-Balli-Sutter, è legato indissolubilmente alle ferrovie: il prozio Giuseppe Soldati, fatta fortuna inArgentina assieme al nonno Pio, era rientrato in Ticino e aveva finanziato nel 1912 la costruzione di un altro «gioiellino» di quegli anni, la Lugano-Ponte Tresa.
Una storia tra due mondi
«La mamma ha mantenuto un legame fortissimo con il Ticino e con il resto della famiglia dall’altra parte dell’oceano».
Marie Laure Gall parla al posto della madre, che fatica ad affrontare le interviste ma è tenace e resistente, nel corpo e nello spirito, come un chemin de fer svizzero di quelli che si fabbricavano una volta. Il nonno paterno, non a caso, è quell’ingegner Giacomo Sutter che agli inizi del Novecento progettò e volle fortissimamente la ferrovia Locarno-Domodossola: così come il bisnonno materno Francesco Balli, che di Locarno fu sindaco (per un ventennio, 1986-1913) e tantò volle la ferrovia che alla fine, nel 1923, la realizzò come imprenditore dopo tanti altri progetti infrastrutturali che hanno reso Locarno quella che è oggi.
«Lei - ha scritto giustamente il sindaco Nicola Pini in una lettera d’auguri recapitata alla cittadina centenaria, come d’uso, anche se oltre oceano - è parte di una tradizione che ha segnato in maniera duratura lo sviluppo e l’identità del nostro territorio».

Memorie ticinesi
Nel frattempo dalla collaborazione tra Balli e Sutter era nato un matrimonio non solo d’impresa (pubblica e civica) ma anche, i casi della vita, un matrimonio vero e proprio, con sacerdote e lanci di riso. La nipote del sindaco, Julia Soldati-Balli, conobbe il figlio dell’ingegnere, Christian Sutter, a un ballo organizzato appositamente dalla famiglia («combinato» si diceva una volta) e la cosa funzionò: il treno partì.
«Ricordo molto bene quella grande sala con il soffitto alto, a volta, dipinto di azzurro e punteggiato di stelle e ornamenti dorati».
Marie Hèlène ha conservato freschissime le memorie della sua infanzia sulla scia della Centovallina, sorta di «sorella maggiore» concepita anch’essa - combinata - nelle stesse sale decorate di Palazzo Morettini dove si tenne il fatidico ballo, dalla solerzia del nonno e del bisnonno.

Il Palazzo settecentesco, all’epoca residenza di Francesco Balli e poi ceduto all’ordine Carmelitano - fino al 1976 fu un convento di monache - ospita oggi la Biblioteca Cantonale di Locarno che tante memorie custodisce, tra l’altro, proprio sullo storico progetto della Centovallina.
Il libro dei ricordi
Le memorie della sua famiglia Marie Hélène le ha invece affidate a un libro, scritto di suo pugno - prima a mano e poi al computer - negli ultimi anni e intitolato proprio «La Centovallina» con felice metafora. È stato stampato in duecento copie e distribuito ai tanti nipoti ora sparsi per il mondo (dalla Svizzera al Cile passando per Dubai) per ricordare a tutti da quali binari è iniziato il loro viaggio.
Perché nonostante viva a 11.mila chilometri di distanza dal paese d’origine, e si sia completamente integrata in Argentina - «è qui che ha voluto creare una famiglia e si è molto bene integrata, non ha mai pensato di tornare indietro» - Marie Hélène si sente ancora profondamente svizzera e, assicura chi le sta affianco, lo è per davvero.
«Quando le chiediamo il segreto per arrivare alla sua età, ci risponde sempre allo stesso modo: mangiare tanto cioccolato fondente» confida la figlia Marie Laure.
Un’altra abitudine che maman non ha mai perso - in casa Gall-Sutter a Buenos Aires si è sempre parlato francese e italiano oltreché spagnolo, anche questa a ben vedere una commistione molto svizzera - è l’osservanza puntigliosa di orari ed orologi, a cominciare da quello a pendolo in salotto: la puntualità del resto, in una famiglia così legata alle ferrovie, è questione di tradizione. Puntualissime poi sono sempre arrivate le sue lettere a parenti e nipoti, in occasione di feste e ricorrenze: come si usava una volta.
«Ne spediva anche quaranta per volta, per le occasioni più importanti - ricorda Marie Laure -. È sempre stato il suo modo di tenere unita la famiglia. È grazie a lei se tanti legami i si sono conservati a così grande distanza di spazio e di tempo».

Mantenere legami e creare ponti, come quelli mozzafiato che svettano sul torrente Melezzo, è in fondo lo stesso ruolo che le piccole e ardite ferrovie novecentesche continuano a svolgere, nelle sconfinate distese agentine così come nei meandri alpini di un Paese 67 volte più piccolo.
Un lavoro che Marie Hélène e la «sua» ferrovia hanno svolto egregiamente, nelle loro vite parallele, superando ogni genere d’ostacoli.
«La Centovallina - ricorda con affetto e ammirazione Marie Hélène nelle sue memorie - attraversa cento pittoresche vallate con ponti audaci, cascate, precipizi, vigneti, boschi di castagni e paesini i cui campanili variano a seconda della regione».
Ora che anche lei ha raggiunto la sua centesima valle, e vi ha ritrovato l’affetto della famiglia e del Ticino, manda a tutti un saluto sorridente. In attesa di sapere cosa la aspetta alla prossima stazione.
