Abitare

La «rivolta» dei soci-inquilini: «Non è tutto bello come sembra»

Le cooperative d'abitazione in Ticino sono ancora una rarità – E quelle poche che ci sono affrontano una fase delicata – Da Airolo a Chiasso, dove è partita una raccolta firme, viaggio ai margini dell'emergenza abitativa
Un socio-inquilino davanti agli immobili della cooperativa Domus © Ti-Press / Pablo Gianinazzi
Davide Illarietti
18.01.2026 12:03

In cima alla tromba delle scale del palazzo in via Lucchini 3 a Chiasso c’è una grossa macchia di umidità. Incombe sulle teste degli abitanti come una minaccia. Gli ricorda che, prima o poi, dovranno mettere mano al portafogli.

«Cerchiamo di non farci caso, ma è abbastanza difficile non vederla».

Raffaele Storti, 73 anni,guarda insù e indica la macchia, ma forse pensa dentro di sé al preventivo - 9 milioni di franchi - che grava su di lui e i suoi condòmini.

«La ristrutturazione è necessaria, nessuno lo mette in dubbio. Il problema è pagarla, e quando».

La tromba delle scale in via Lucchini 3 (foto Tipress, Pablo Geninazzi) 
La tromba delle scale in via Lucchini 3 (foto Tipress, Pablo Geninazzi) 

Francesca, 52 anni, vive nel palazzo di fianco in un quadrilocale che quando è entrata - dieci anni fa - costava 570 franchi al mese. Pochissimo: un affare. «Poi però sono arrivate le sorprese».

L’edificio è vecchio - «un colabrodo» - e i difetti con il tempo non sono migliorati, mentre in compenso l’affitto è salito: oggi Francesca paga 1’100 franchi al mese e se la battaglia che ha intrapreso assieme ad altri inquilini dovesse rivelarsi inutile, dal mese prossimo l’affitto salirà ancora. La descrive come «una sorta di trappola».

Cooperative d’insoddisfazione

Raffaele e Francesca vivono da alcuni anni nella cooperativa d’abitazione di via Lucchini, una delle più grandi del Ticino. Tre palazzi di sei piani, in totale 36 appartamenti, costruiti negli anni ‘50 per i dipendenti delle FFS. A questi si aggiungono altri due palazzi in via Albertolli e due in via Soldini, 120 appartamenti in totale. La cooperativa è la stessa, e anche i problemi sono gli stessi.

Purtroppo è una storia esemplare. In Ticino il modello delle cooperative abitative non ha mai attecchito come oltre Gottardo, per ragioni storiche e culturali. Gli esempi sono pochi e, sebbene negli ultimi anni la domanda sia cresciuta - a causa dei rincari del mercato immobiliare, principalmente - le esperienze della «vecchia generazione» come quella di Chiasso stanno attraversando una fase scoraggiante. Proprio mentre nuovi progetti sembrano pronti a partire in altre zone del cantone.

La raccolta firme

Storti ha firmato, come quasi tutti gli altri. A novembre 27 soci-abitanti di via Lucchini (su 34 appartamenti abitati) hanno sottoscritto una raccolta firme per bloccare l’ennesimo aumento del canone d’affitto nel giro di pochi anni. Si sono rivolti prima all’Associazione degli Inquilini, poi all’Ufficio di Conciliazione. Ma ogni volta sono stati «rimbalzati» perché - effettivamente - il loro caso non rientra nelle normali problematiche che possono insorgere tra affittuari e padrone di casa. In effetti, Storti e i suoi condòmini non rientrano né nell’una, né nell’altra categoria. Ma allo stesso tempo sono un po’ di tutte e due.

Di cosa parliamo

È il caso di chiarirlo. In via Lucchini - come nelle altre realtà simili sparse per la Svizzera - gli inquilini da una parte hanno un regolare contratto d’affitto, dall’altra sono anche comproprietari degli immobili, in quanto soci della cooperativa (la «Domus» in questo caso) che li ha costruiti. Le cooperative d’abitazione si costituiscono sui principi «del mutuo soccorso e della corresponsabilità», recita la definizione ufficiale, e dovrebbero funzionare con processi rappresentativi (una testa, un voto) diversi da quelli condominiali o da quanto vale nella locazione «normale».

Da Airolo a Chiasso

Bei principi, viene da dire. Il problema è che in Ticino, storicamente, sono stati spesso calati dall’alto (letteralmente da oltre Gottardo) su iniziative di istituzioni ed ex regie federali, FFS in primis, che risalgono per lo più al secondo Dopoguerra. La prima in ordine di tempo fu il villaggio Stalingrado di Bellinzona, realizzato alla fine degli anni ‘40 e oggi scomparso dal punto di vista formale (le case ci sono ancora, ma con il tempo sono state acquistate dai locatari e spesso vendute). Ad Airolo sopravvive la cooperativa SCAPF, con cinque palazzine costruite anch’esse negli anni ‘50 per il personale federale, e nel frattempo parzialmente ristrutturate. Nel 2013 la cooperativa si è aperta anche a inquilini esterni, ma solo due terzi degli appartamenti (52 in totale) sono oggi affittati. «Trovare dei nuovi soci - ammette il presidente Luciano Bolis - sta diventando sempre più difficile».

A Lugano la realtà più grande è la cooperativa Ceresio, con otto edifici tra Viganello e Massagno per un totale di 170 appartamenti. Qui non si fatica a trovare inquilini - «abbiamo la fila» - anche se i prezzi per i «privati» sono superiori a quelli pagati dai soci storici, anche qui ex dipendenti della Confederazione.

E poi? A parte tanti progetti ancora sulla carta, dagli anni ‘70 fino a oggi - se non si considera la cooperativa Emmy di Lugano, che offre alloggi a persone anziane in difficoltà ma non è abitato dai soci - l’unico progetto realizzato è il complesso «Viv insema» di Tegna, 17 appartamenti costruiti nel 2020 e abitati da privati.Per il resto, per trovare altre realtà attive bisogna scendere di nuovo nel Mendrisiotto, dove un totale di 161 appartamenti sono gestiti dalla cooperativa «Breggia» tra Stabio, Novazzano, Chiasso e Morbio Inferiore. Anche qui è in corso «un importante progetto di ristrutturazione» spiegano dal comitato. «Gli immobili hanno raggiunto una certa età, gli interventi sono necessari ed è normale che dopo ci sia un adeguamento degli affitti al rialzo». I malumori «non sono mancati, come sempre in queste situazioni» commenta la cassiera Ombretta Lombardini. «Ma non dimentichiamo che le pigioni, anche dopo gli aumenti, rimangono comunque nettamente più basse rispetto al resto del mercato».

Gli animi si scaldano

Pagare di più non fa piacere a nessuno. Ma il caro-affitti fuori dalle mura delle cooperative non lascia scampo. Nel Mendrisiotto - la regione con il più alto tasso di sfitto del Cantone - si concentrano la maggior parte degli alloggi in cooperativa presenti inTicino (277 su 665) e quelli liberi sono solo 19. Segno che, al netto dei malcontenti, la domanda è alta.

«Il problema è che molte persone oggi non capiscono la differenza tra essere semplici inquilini e soci» racconta Jolanda Moser, 70 anni, che negli stabili della cooperativa Domus in via Lucchini a Chiasso ci è nata («i miei genitori furono tra i primi abitanti») e oggi ne è la presidente. «I tempi sono cambiati».

Per quanto riguarda le lamentele e la raccolta firme, Moser non si scompone ma si mostra fiduciosa. «Le critiche sono legittime, ci mancherebbe. Non entro nel merito delle contestazioni, aspettiamo la risposta di Berna». Fino ad allora, gli aumenti restano bloccati. «Vedremo come andrà a finire».

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