La villa a Dubai e il «faccendiere» sparito da Lugano

L'indirizzo a cui il Ministero Pubblico ticinese ha spedito lettere su lettere, invano, si trova a Palm Jumeirah, l’isola a forma di palma che si allunga iconica nelle acque inquiete del Golfo Persico.
Nelle ultime settimane le comunicazioni sono diventate ancora più difficili: Dubai è sotto attacco, le bombe iraniane hanno colpito l’isola e l’hotel Palm Jumeirah è andato in fiamme (quattro feriti). Ma mentre turisti e influencer fanno le valigie, scappare da Dubai è più difficile per chi a Dubai era già scappato, magari per sottrarsi al fisco europeo e svizzero.
Da Lugano al Golfo
Villetta moderna, vista mare, piscina sulla spiaggia. Il quartiere - quarto ramo della «palma» sulla destra - è di quelli dove per entrare bisogna superare un paio di check-point.
Ma le guardie emiratine non controllano il casellario giudiziale, altrimenti non avrebbero fatto passare un 61.enne italiano condannato nel 2022 per truffa fiscale dalle Assise correzionali di Lugano, truffa ripetuta per giunta, a cui l’Amministrazione federale delle contribuzioni dà la caccia ormai da quattro anni senza risultato.
La vicenda,ricostruita sul Foglio Ufficiale, è di poco conto se si guarda alla condanna in sé (pena pecuniaria sospesa e una multa non pagata convertita in 90 giorni di detenzione alla Stampa) ma è indicativa delle difficoltà che incontrano le autorità svizzere quando si tratta di perseguire gli esuli (numerosi) trasferitisi negli Emirati dalla piazza finanziaria luganese negli ultimi anni.
Refugium sotto le bombe
Il numero è difficile da quantificare, gli scambi economici sono intensi (i cittadini svizzeri residenti negli Emirati sono 3.170 secondo l’ultima rilevazione del DFAE) e passano da istituzioni di tutto rispetto, come lo Swiss Business Council, dalle filiali di banche e fiduciarie ticinesi e svizzere aperte negli anni in quello che - informazione di servizio - è da due decenni almeno uno dei poli più rampanti della finanza globale (più Abu Dhabi che Dubai).
Non è tutto opaco, insomma. Ma neanche tutto limpido. Esistono sfumature - la discussa cauzione pagata per i titolari del bar Le Constellation di Crans-Montana è arrivata da qui, per dire - e un’ampia zona grigia da cui riemergono a volte «furbetti» a lungo dati per dispersi (a volte ritornano). Come l’immobiliarista italiano Davide Coppola, «furbetto del quartierino» per eccellenza, arrestato proprio a Dubai nel 2023 dopo un lungo esilio in Svizzera, o come il cripto-truffatore Emanuele Giullini, altro ricercato internazionale passato dal Ticino e attualmente detenuto nelle carceri degli Emiri. Senza contare i casi non emersi, perché meno eclatanti o semplicemente perché qualcosa non ha funzionato, nella collaborazione giudiziaria.
Gli esempi si accumulano sulle scrivanie delle Procure di mezzo mondo - la Francia, racconta Le Monde, ha visto un vero e proprio esodo del narcotraffico che negli Emirati ha trasferito i vertici, lasciando oltr’Alpe la manovalanza - e quindi anche su quella del Ministero Pubblico ticinese.
«Collaborazione difficile»
Dati ufficiali non ne circolano, al contrario delle voci di corridoio, ricorrenti, che parlano di diversi incarti arenati, alcuni archiviati e altri pendenti: vittime di reati finanziari commessi in Ticino, assistite da studi legali svizzeri (vedi intervista qui sotto) attendono invano risposte alle rogatorie presentate dall’ufficio del procuratore generale Andrea Pagani a quello dell’omologo emiratino Hamad Saif Al Shamsi.
Ora con la guerra in corso le cose non sono diventate più semplici. Il Ministero Pubblico «per ragioni legate al segreto istruttorio» non entra nei casi puntuali, ma conferma che delle difficoltà ci sono, e pure acclarate. A dichiararlo è peraltro lo stesso Ufficio Federale di Giustizia (Ufg), che su un apposito portale (www.rhf.admin.ch) classifica i paesi in base al grado di agevolezza della collaborazione giudiziaria, in una scala che va da ottimo a «impossibile». In fondo alla classifica - subito prima di Afghanistan, Siria e Yemen, con cui di fatto l’assistenza giudiziaria è inesistente - figura un po’ tristemente la piazza finanziaria emiratina. «Molto difficile» la collaborazione, sia in ambito penale che civile.
Lo era già prima della guerra. Lo sa bene l’ex Procuratore generale ticinese Paolo Bernasconi, che con il suo studio legale a Lugano ha assistito in più occasioni «vittime di truffe e malversazioni in ambito finanziario in Ticino, le quali sono tuttora in attesa di una risposta a rogatorie presentate dal Ministero Pubblico ticinese purtroppo senza esito». Negli ultimi anni «si erano fatti dei timidi passi avanti» - «con la firma di un protocollo di collaborazione con il gruppo d’azione anti riciclaggio dell’Ocse» - ma Dubai ora ha annunciato una nuova de-regulation (vedi sotto) per contrastare il ritorno in Europa degli esuli fiscali spaventati dal conflitto.
Non pervenuto
Sulla carta gli ostacoli non sembrano insormontabili. Le rogatorie richiedono la traduzione in arabo e una sequela di dettagli dal sapore kafkiano (il nome del padre dell’indagato ad esempio) ma niente di sovrumano. Nel caso del 61.enne inseguito dal fisco le informazioni sono abbastanza precise: la villetta di Palm Jumeirah è visibile dal satellite, e ancor meglio sul sito delle aste pubbliche emiratine (molto simile a quello del Cantone, per altro) dove è finita nell’aprile 2024 a seguito di una procedura esecutiva. «Vendesi villa ancora in costruzione, il Tribunale di Dubai non è responsabile di possibili ricorsi».
Difficile trovare qui il condannato. Forse piuttosto all’interno di un grattacielo residenziale, a pochi minuti d’auto di distanza, nel cuore del centro finanziario di Dubai. È l’indirizzo di una società che fa capo al 61.enne, attiva nella consulenza e «asset management» (la stessa attività che svolgeva a Lugano) con tanto di autorizzazione rilasciata dalle autorità emiratine.
Ma il sito della società rimanda a una casella postale, una bucalettere probabilmente intasata di posta mai aperta. Perfino l’avvocato Marco Bertoli, che difese l’uomo d’affari al tempo del processoa Lugano («presenziò alle audizioni, non si sottrasse») afferma di non riuscire a raggiungerlo.
«Non risponde al telefono, né alle mail - confessa - Ritengo sciolto il mio mandato».
Per ora la Stampa sembra che dovrà aspettare. Le spiagge di Dubai sono senz’altro più invitanti, e la guerra prima o poi finirà
