Occupazione

L'AI prova a «consolare» i disoccupati ticinesi

I senza lavoro sono in aumento e Easy, l'assistente virtuale creato dal Cantone, non può farci granché - Ma li aiuta a far fronte a tutta una serie di problemi - Ci abbiamo fatto quattro chiacchiere
Davide Illarietti
21.02.2026 06:00

Da settembre i disoccupati che si collegano al sito della cassa cantonale si trovano davanti la faccina sorridente di Easy, l’assistente virtuale (due antenne e un occhio solo) che augura loro una felice ricerca di lavoro.

La loro faccia è meno sorridente, però. Almeno quelle che si vedono fuori dalla sede dell’Istituto delle Assicurazioni sociali di Lugano, in un freddo pomeriggio d’inverno. L’assembramento - a occhio e a detta delle persone presenti - non è diminuito con l’avvento dell’intelligenza artificiale. Anzi.

Numeri in crescita

L’assistente virtuale è stato introdotto dallo IAS per far fronte all’elevato numero di telefonate. In cinque mesi, mentre rispondeva alle domande dei disoccupati, questi ultimi non hanno fatto che aumentare.

A gennaio - ultimo dato - gli iscritti agli uffici di collocamento in Ticino hanno toccato un record post-pandemico (5525, più 4,6 per cento in un mese e più 1,7 per cento in un anno). Aggiungendo gli inoccupati non iscritti, secondo la statistica ILO, l’aumento è del 12 per cento rispetto all’ultimo trimestre dell’anno scorso.

Il motivo?

«In momenti di crisi economica o di cambiamenti strutturali nel mercato del lavoro, è comune vedere un aumento dei disoccupati» spiega Easy, gentilmente.

Problemi tecnici

Le cupe premonizioni sulla sostituzione uomo-macchina forse non c’entrano, almeno per ora. Davanti alla cassa di Lugano ci si lamenta di temi più concreti. Nelle ultime settimane diverse persone si sono rivolte agli sportelli per ritardi nel versamento delle indennità.

La colpa - ironia della sorte - è proprio della tecnologia: non del sorridente Easy, che anzi si dà da fare per rassicurare e scusarsi per il disagio, ma di un nuovo sistema informatico introdotto dalla SECO durante le vacanze di Natale. Il nuovo sistema di pagamento (SIPAD 2.0) è attivo dal 6 gennaio, ma avrà bisogno di un po’ di tempo per essere rodato.

«Ci sono stati effettivamente alcuni ritardi nell’erogazione delle prestazioni» ammette Easy.

Nuovo sistema, problemi vecchi

Elisa batte i denti fuori dall’ufficio, in attesa dell’orario di apertura.

«Vengo sempre un po’ prima, non si sa mai».

Ormai è un appuntamento fisso: aspetta tre mesi arretrati di disoccupazione, è l’ennesima volta che si presenta sperando di risolverla.

«Ogni volta è la stessa storia».

Il problema di Elisa è troppo grosso per essere affidato all’AI, anche se la disperazione non lascia nulla di intentato (la risposta di Easy in questi casi, giustamente, è di rivolgersi al proprio consulente). A sessant’anni è rimasta disoccupata, il suo ultimo datore di lavoro (un affittacamere del Luganese per cui faceva le pulizie, a ore) non le ha mai rilasciato i conteggi salariali e per questo la disoccupazione non le è stata ancora versata.

«L’ultima volta mi hanno detto che era questione di giorni: vedremo».

Mentre entra nell’ufficio ne esce Marco, 50 anni, ex dirigente di un’azienda medicale che aspetta l’indennità da novembre - «anche a me hanno detto di avere pazienza» - ma è arrabbiato soprattutto per un altro motivo: ha appena scoperto di avere ricevuto una penale. La ragione: nel primo mese ha presentato solo 9 ricerche di lavoro sulle 12 dovute, contravvenendo alla prima fondamentale regola della disoccupazione.

Consegnare le «ricerche», ossia compilare il foglio con i recapiti delle aziende a cui ci si è rivolti in cerca d’impiego (in modo che i consulenti possano contattarle e verificare la veridicità della dichiarazione) è la croce dei disoccupati dal 1982, quando è entrata in vigore la legge federale sulla disoccupazione (LADI). È poco più vecchia del sistema informatico appena rottamato dalla SECO, e altrettanto vecchie sono le lamentele degli iscritti nonostante le migliorie apportate negli anni.

«Il controllo è umano»

Per ora le interazioni di Easy sono ancora limitate - 410 in totale, una media di tre al giorno - e riguardano suprattutto questioni burocratiche, formulari, tempistiche, ma anche problemi con datori di lavoro insolventi, e indennità di lavoro ridotto.

Il suo operato è ancora sottoposto al controllo umano. «L’assistente non ha accesso a dati sensibili e non apprende in modo autonomo» precisa il capo dell’Ufficio delle prestazioni Pierluigi Zuccolotto. «Le sue prestazioni vengono monitorate e migliorate manualmente. Analizziamo domande e risposte e aggiorniamo lo strumento così da fornire risposte sempre più adeguate all’utenza».

Il vantaggio, prosegue Zuccolotto, è che i collaboratori degli uffici possono «concentrarsi su attività a maggiore valore aggiunto come l’analisi degli incarti e la relazione diretta con l’utenza». In Ticino, va ricordato, circa il 50 per cento delle documentazioni sulle ricerche di lavoro viene consegnato ancora a mano dai disoccupati allo sportello o per posta (a Ginevra il 73 per cento segue il canale digitale).

E se ci ruba il lavoro?

La digitalizzazione, anche qui, non ha cambiato la sostanza. Ma se da un lato l’intelligenza artificiale può migliorare i processi di lavoro senza per forza «rubarlo» ai colleghi umani (come nel caso di Easy) dall’altro gli osservatori esprimono preoccupazione sull’impatto a lungo termine, in particolare proprio sull’occupazione. In Ticino per il momento questo impatto non si vede: non dalle statistiche sui disoccupati, per lo meno. «L’effetto sostituzione si può osservare già adesso nelle aziende, in particolare sotto forma di mancate assunzioni» osserva il responsabile dell’Osservatorio delle dinamiche economiche (O-De) dell’USI Moreno Baruffini (vedi intervista qui sotto). «Per il momento però è difficile da quantificare».

Tra le file degli iscritti all’URC primeggiano ancora categorie che dall’intelligenza artificiale non hanno nulla da temere, e comunque non possono incolparla dell’antica accusa («ci ruba il lavoro»). Il settore che registra il maggior numero di disoccupati è quello alberghiero e della ristorazione (956 disoccupati su 13mila addetti, il 7,3 per cento) che segue la stagionalità turistica. Anche i tagli alla spesa pubblica hanno un impatto, in particolare nelle professioni sociali e di assistenza.

Il cortocircuito

Alla categoria appartiene ad esempio Antonio, 34 anni, che fino a gennaio era alle dipendenze della Croce Rossa del Sottoceneri ma è stato licenziato assieme ad altri 17 colleghi a seguito dei tagli cantonali comunicati l’autunno scorso. «Il Cantone ha risparmiato dei soldi, ma adesso mi paga la disoccupazione» dice mentre aspetta il suo turno con gli altri, fuori dall’ufficio in via San Gottardo. «È un controsenso».

È lo stesso tipo di cortocircuito logico che emerge, all’apparenza, nei discorsi più catastrofisti sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. I risultati delle prime ricerche condotte finora soprattutto all’estero sono poco rosei, in effetti - una a caso, di settimana scorsa: le offerte di lavoro in 39 paesi dopo l’avvento di ChatGPT nel novembre 2022 sono calate del 6,1 per cento per le professioni più esposte all’AI, hanno osservato i ricercatori del King’s College di Londra - e se dovessero applicarsi al Ticino, ci sarebbe da aspettarsi numeri ben superiori agli attuali nelle statistiche occupazionali, in particolare alle voci: informatica, finanza, consulenza, trading.

Domande irrisolte

Quante persone «licenziate dall’AI» si ritroveranno a osservare il volto sorridente di Easy nel prossimo futuro? Difficile dirlo. Di sicuro, per il momento l’algoritmo non sembra in grado di risolvere il problema essenziale dei disoccupati, trovare una nuova occupazione, e ci mancherebbe. Anche per questioni più tecniche, spesso la risposta non è risolutiva.

Cosa fare se l’assegno, alla fine di questo mese, non arriva?

«Puoi contattare la tua cassa di disoccupazione per verificare lo stato della pratica».

E se ho un problema con la consegna delle ricerche?

«È importante agire tempestivamente. In caso di impedimenti, ti consiglio di avvisare subito il tuo consulente».

Elisa esce dall’ufficio più abbacchiata di prima («mi hanno detto di aspettare ancora, che i soldi arriveranno»). Per risolvere il suo problema ci vorrebbe un’intelligenza artificiale potentissima, che non è stata ancora inventata. Dal punto di vista umano invece è abbastanza semplice da capire.

«Ho lavorato per un furfante, che non mi ha messo in regola - dice -. Ora per colpa sua la mia disoccupazione è bloccata e da ottobre vivo con i miei pochi risparmi».

Persino il volto di Easy, davanti a queste cose, sembra meno imperturbabile. Se potesse smetterebbe di sorridere, e farebbe un’espressione corrucciata.

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