Le nuove gang e i riscatti in criptovalute

È un crimine universale. Nel senso che avviene oltrepassando confini, dall’Europa agli Stati Uniti. In continua espansione, a volte neppure denunciato nella speranza di avere salva la vita. Sì, perché le vittime rischiano di brutto. Percosse, torture, intimidazioni. La vita in ballo o sarebbe meglio dire in cambio di un tesoro.
Stiamo parlando delle gang specializzate nei rapimenti di persone in possesso di importanti conti in criptovalute. Il metodo è semplice e brutale. Studiano attentamente l’obiettivo, si informano, fanno un lavoro di intelligence e poi organizzano il colpo. La banda effettua il sequestro del bersaglio, lo porta in un nascondiglio e lo costringe a svelare le password per arrivare allo «scrigno».
Le cronache raccontano di numerose scorrerie in Francia, azioni condotte in modo duro ma anche ben pianificate. Questo inverno ha fatto notizia l’avventura di madre e figlia prelevate dai malavitosi nella regione dell’Isère. Le hanno malmenate per ottenere il bottino. Ma la storia ha preso una piega diversa perché la polizia è intervenuta riuscendo a bloccare cinque individui.
In alcuni casi i sequestratori fanno arrivare messaggi drammatici ai familiari di chi è finito nelle loro mani: promettono ritorsioni, pretendono che la risposta arrivi in modo rapido. Ci sono situazioni dove i rapiti hanno qualche timore nel coinvolgere le autorità perché hanno a loro volta segreti inconfessabili.
A maggio di un anno fa è emersa la vicenda di un italiano di 28 anni fuggito in accappatoio da un lussuoso appartamento di Soho, a New York. Appena in strada racconta ad un poliziotto una storia incredibile: un suo conoscente con il quale era in affari lo ha attirato in una trappola e lo hai rinchiuso nell’abitazione. Poi sono iniziati i supplizi per avere accesso ad un deposito di bitcoin, forse una cifra milionaria. Protagonista un imprenditore del Kentucky con interessi nel Canton Ticino: in apparenza ricchissimo, abituato a comportamenti a dir poco stravaganti e sopra le righe. Un’indagine in California, invece, ha svelato un sistema incredibile. Un gruppo di giovani, alcuni minorenni, sono riusciti con delle truffe a impossessarsi di somme considerevoli di criptovalute. Hanno rastrellato così tanto che a un certo punto avevano bisogno di riconvertire il tutto in contante e si sono affidati ad un complice molto abile che ha riciclato dozzine di milioni di dollari. I «ragazzi» non hanno perso tempo a spendere ciò che avevano rapinato: borse griffate, viaggi, auto di lusso, affitti di ville in luoghi esclusivi, feste senza limiti.
E uno di loro è stato a sua volta «fregato» da un ex agente della polizia di Los Angeles che ha deciso di «rubare a chi aveva già rubato». Così ha messo in piedi una finta perquisizione in una delle residenze. Alla fine, li hanno beccati. Hanno esagerato con l’ostentazione, troppe le tracce lasciate ma intanto il danno lo hanno provocato.
La filiera delle cripto monete ha poi un risvolto sfruttato dallo spionaggio. I servizi segreti russi e iraniani ricompensano alcuni mercenari impiegati in Occidente utilizzando i bitcoin. Un canale sicuro attraverso il quale finanziare atti di sabotaggio, piccole provocazioni ma anche raccogliere informazioni su personalità.
E se continuano a servirsene significa che il modus operandi funziona.
