Lugano

L'erba del vicino di Giancarlo Devasini

I cripto-investitori legati al «Plan B» se ne sono andati, ma continuano a guardare al Ticino – Il progetto nelle ex serre alle porte di Lugano
© CdT / Chiara Zocchetti
Davide Illarietti
19.09.2026 12:02

Il vivaio Stierlin a Muzzano è un rudere verde. Cascine fatiscenti, serre incolte, piante cresciute senza controllo. Dopo il fallimento, nel 2021, il sedime è rimasto abbandonato finché l’anno scorso è stato battuto all’asta.

Chi se lo è aggiudicato?

A uno sguardo esterno nelle antiche serre, per oltre un secolo le più belle del Luganese, non sembra cambiato nulla. Eppure sul terreno vertono grandi progetti: vengono decisi a 10mila km di distanza, in un palazzo di El Salvador dove negli ultimi anni si sono trasferiti i grandi nomi del mondo «cripto» di Lugano.

Il cripto-miliardario

Giancarlo Devasini, 62 anni, è un imprenditore molto discreto - non ha mai rilasciato interviste - ed è arrivato sul Ceresio da Milano sulla scia della «corsa all’oro» delle criptovalute: è diventato in pochi anni multi-miliardario (Forbes lo valuta 89 miliardi di dollari) partendo praticamente dal nulla. Del suo passato si sapeva solo che era stato un chirurgo estetico, e aveva fondato in Lombardia una società informatica .

Devasini in una foto di alcuni anni fa
Devasini in una foto di alcuni anni fa

Oggi Devasini non vive più in Ticino. Dopo avere beneficiato per alcuni anni della tassazione da globalista, ed essere stato uno dei grandi sponsor del Plan B della Città attraverso la sua società (Tether), l’anno scorso il re delle stablecoin ha lasciato la Svizzera per trasferirsi a El Salvador. Assieme a lui sono partiti il suo braccio destro Paolo Ardoino, un bel po’ di soldi destinati a replicare il Plan B nel Paese centroamericano - a gennaio El Salvador ha ospitato per la seconda volta la sua versione della kermesse - e anche un intermediario finanziario ticinese sconosciuto ai più.

Il vicino di casa

Il professionista, già dirigente presso una banca di Lugano, figura in diverse società che ruotano attorno a Devasini. In un’inchiesta realizzata assieme al consorzio giornalistico ICIJ, il mese scorso L’Espresso ha ricostruito i loro stretti rapporti - avrebbero anche comprato casa nello stesso palazzo, alle porte di San Salvador - e il ruolo «chiave» del ticinese nella galassia societaria costruita dall’imprenditore tra Europa e America Latina. Secondo documenti del fisco americano - consultati dal CdT - figura come amministratore unico dei principali fondi d’investimento di Tether. A registro di commercio, invece, è presidente della società anonima che a maggio dell’anno scorso si è aggiudicata all’asta i terreni ex Stierlin di Muzzano per otto milioni di franchi.

Possono sembrare tanti, per un sedime abbandonato pieno di rovi e piante che alla cripto-finanza difficilmente tornerebbero utili. In realtà non lo sono: non solo rispetto alla perizia d’asta (16 milioni) ma anche alle dimensioni del terreno (27mila metri quadri, tra i più grandi del comparto) e soprattutto al progetto che i promotori dell’investimento sono intenzionati a realizzare.

Il progetto in sospeso

Nella domanda di costruzione presentata a ottobre scorso dalla società promotrice - dove il nome di Devasini, va precisato, non compare mai - il verde dovrebbe essere ridotto (ma non sparire: una superficie consistente rimarrebbe a scopo ornamentale) e sorgere un capannone destinato a ospirare «industria leggera». Il progetto non ha ricevuto opposizioni e, spiegano dal Comune di Muzzano, rispetta pienamente l’attuale piano regolatore. Dopo quasi un anno di attesa, agli inizi di settembre è arrivata la licenza edilizia.

Quello che non è chiaro - le carte non lo dicono - è cosa esattamente conterrà la nuova costruzione, al posto dei fiori e delle piante della Stierlin. Il progetto prevede tra le altre cose la realizzazione di un deposito sotterraneo a pochi passi dal corso del fiume Vedeggio, una sorta di «caveau». Ma le intenzioni dei promotori - secondo le informazioni raccolte - sarebbero di creare sul sedime una struttura ancora più grande, con destinazione mista (uffici, forse un data center). Cinquantamila metri cubi, da aggiungere ai 75mila previsti per il capannone.

Il progetto non figura nella licenza edilizia: sarebbe vincolato all’approvazione di una variante di piano regolatore che, spiegano ancora dal Comune di Muzzano, è in lavorazione da anni e riguarda l’intero comparto (tra la Cantonale e via Industria).

Fino ad allora, il «piano B» delle ex serre rimarrà ancora in sostanza un mistero. Del resto negli ambienti di Tether e dell’altro più famoso «plan B» - quello di Lugano - l’idea di creare un centro dedicato alla tecnologia blockchain in Ticino circola da tempo: a parte uno spazio coworking aperto nel 2024 in centro città (PoW Space), però, non se ne è fatto più niente. Nel frattempo, gli interessi immobiliari dei cripto-investitori sembravano essersi rivolti altrove.

Una città nell’Eldorado

Risalgono a quell’anno i primi investimenti di Devasini al El Salvador, sotto gli auspici del controverso presidente Nayib Bukele. Dopo avere spostato là la sede di Tether (che non era a Lugano, ma nelle Isole Vergini britanniche) e annunciato la creazione nel paese centroamericano di una mega centrale geotermica per «estrarre» bitcoin, il miliardario ha acquistato nella capitale San Salvador una villa (due milioni di dollari) e un hotel di lusso da ristrutturare.

Non è finita. I media locali hanno riferito anche di un investimento in un grattacielo da settanta piani (ancora da costruire) e dell’acquisto di due lotti di terreno a San José de Villanueva, una località sul Pacifico dove il socio di Tether Paolo Ardoino risulta residente, e sembra progetti a sua volta di costruire un resort. Negli stessi mesi anche in Ticino il registro di commercio ha annotato un cambiamento interessante: una modifica nella società che ha acquistato le serre di Muzzano. Il presidente, l’intermediario ticinese, ha trasferito la sua residenza dal Ceresio a San José, El Salvador.

«No comment»

L’esodo oltre Atlantico è osservato con interesse (e anche un po’ di preoccupazione) da Lugano. In piazza Riforma il timore che le partenze preludano a un disimpegno, dopo anni di investimenti festeggiati dal Municipio, serpeggia da un po’. Ma l’operazione delle serre ex Stierlin sembra una rassicurazione: i soldi possono essere gestiti anche dal «buen retiro» salvadoregno, evidentemente, e continuano ad arrivare in Ticino.

Da dove arrivino poi esattamente il registro di commercio non lo dice, e tanto meno la domanda di costruzione. Contattati, anche i promotori immobiliari che a Muzzano si occuperanno della realizzazione del progetto si attengono a un rigoroso silenzio. «No comment» sull’identità degli investitori.

Per quanto riguarda i lavori «nelle prossime settimane inizieranno le demolizioni degli edifici esistenti e la pulizia dell’area» spiega il fiduciario immobiliare che segue il progetto, uno studio di Massagno. Al netto delle attese, il rapporto «è stato fin da subito ottimo» con il Comune e l’ufficio tecnico, nell’interesse comune di «recuperare in modo produttivo e rispettoso del contesto un sedime che da anni giace in stato di abbandono».

Sul posto, nei giorni scorsi sono già arrivate le ruspe. Per mesi le  ex serre sono state utilizzate come deposito di inerti da parte dei soliti ignoti, tanto da costringere i nuovi proprietari a recintare l’area. Qualsiasi cosa abbiano in serbo per il futuro, al suo posto, sarà sicuramente meglio.

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