Il reportage

L'eroina a Lugano adesso si prende così

Come funziona il nuovo sportello di somministrazione controllata? Ci siamo andati con un consumatore, che racconta il suo viaggio nella droga e perché, per lui, è un grande passo in avanti
Davide Illarietti
10.05.2026 06:00

«Io non credo di essere dipendente dall’eroina a causa di traumi infantili o cose del genere. Credo di esserci finito dentro perché cercavo qualcosa, e quel qualcosa era appunto l’eroina. Mi piaceva, mi è sempre piaciuta, e ora non riesco a uscirne».

Franco prova a spiegare cosa lo ha portato a sessant’anni (portati stranamente bene) sulla soglia di un container all’esterno della sede di Ingrado a Viganello, ad aspettare la sua dose.

È tranquillo, neanche troppo entusiasta. Potrebbe essere un paziente nell’anticamera di uno studio medico: in effetti lo è.

L'ingresso del container dove avviene la somministrazione (foto Cdt- Zocchetti)
L'ingresso del container dove avviene la somministrazione (foto Cdt- Zocchetti)

Da marzo il centro ticinese per le dipendenze ha avviato un programma di somministrazione controllata di eroina: non era mai successo prima, a Sud delle Alpi. Franco è stato uno dei primi consumatori ad aderire ed è quello che finora, secondo i medici, sta reagendo meglio alla terapia.

Lo sportello

«Come potrei descriverlo? In realtà le cose vanno piuttosto bene, faccio una vita abbastanza normale, almeno in apparenza, come tanti» ragiona Franco. «Forse è proprio questa la più grande novità».

Sono le 15.30 e l’eroina presente nel suo corpo sta per terminare il suo effetto. Il dosaggio è stato calcolato alla perfezione per permettergli di arrivare senza scompensi all’appuntamento da Ingrado all’orario stabilito. Si affaccia allo sportello, saluta e porge la mano. Come in una specie di drive-in.

Riceve dall’infermiera tre pillole e un bicchier d’acqua. Le porta alla bocca, butta giù. Ringrazia. Ecco fatto.

Una giornata normale

È la seconda dose della giornata e tutto fin qui è andato come previsto. Questa mattina Franco si è alzato verso le 7.30, ha fatto colazione assieme alla madre anziana e malata, con cui vive e di cui si prende cura. Era ancora sotto effetto dell’eroina assunta il giorno prima: stava bene.

«Lei sa del mio problema, naturalmente. È una cosa con cui conviviamo da una vita».

Dopo colazione come ogni giorno ha aiutato la madre a prepararsi. Verso le 8.30 è arrivata l’infermiera a domicilio, ha assistito sua madre con la doccia e le medicine. Dopo che l’infermiera se ne è andata Franco ha sistemato la madre sul divano, l’ha salutata ed è uscito per farsi la prima dose di eroina.

Il programma di somministrazione controllata di eroina è iniziato a marzo a Viganello dopo un lungo periodo di incubazione. La somministrazione di sostanze a scopo terapeutico è praticata in Svizzera da una trentina d'anni, in realtà, ed è prevista dalla legge federale sugli stupefacenti, ma in Ticino finora non era mai stata applicata all'eroina. Il trauma degli anni Ottanta è Novanta, quando la droga dilagava da Zurigo al resto del paese facendo centinaia di vittime, è rimasto impresso nella memoria collettiva. Negli anni la sostanza è stata sostituita dalla cocaina e dai suoi derivati, che oggi dominano la scena dello spaccio anche a Lugano. I consumatori «veterani» che sono sopravvissuti rappresentano una minoranza sulla piazza. Ma lo stigma è rimasto.

Ricordi di Platzspitz

Franco ricorda bene quegli anni. Andava avanti e indietro da Lugano a Zurigo, dove frequentava il Platzspitz (il «parco degli aghi» più grande d’Europa ) e si procurava la sostanza da smerciare poi in Ticino. A un certo punto si era persino trasferito sulla Limmat per essere più vicino alla «scena aperta».

«Era un periodo folle - racconta -. C’erano i trafficanti libanesi e siriani, la violenza e le retate di polizia, e in mezzo noi che pensavamo solo a bucarci. Come tanti altri anche io mi sono messo a spacciare, per sopravvivere e pagarmi la droga».

Una volta Franco è finito anche in prigione (18 mesi alla Stampa per 50 grammi di eroina) e negli anni ha perso molti amici: ma non ha mai smesso di farsi. Tutt'oggi non potrebbe pensare di vivere senza. Se ripensa a come tutto è iniziato - «me la fece scoprire un collega di lavoro, avevo vent’anni» - dice di non provare rancore. «All’epoca non conoscevamo le conseguenze. Le avremmo viste poi, con il tempo. Io ero un ragazzo in cerca del divertimento, di qualcosa di forte, e purtroppo l’ho trovato nell’eroina».

In cerca di stabilità

Il fatto di essere stato così attaccato alla sostanza e solo a quella - Franco non ha dipendenze di altro tipo, è stato tabagista ma ora fuma Swapo - non è così comune tra gli eroinomani seguiti al momento da Ingrado. L'arrivo di altre sostanze sul mercato negli anni - non solo cocaina ma anche psicofarmaci, benzodiazepine e altro - si riflette nelle abitudini della maggioranza dei consumatori della sostanza a Lugano: è un mix di dipendenze. Questo complica le cose dal punto di vista terapeutico e, all'inverso, è il motivo per cui il percorso di Franco è invece così lineare.

«Faccio uso di eccitanti solo raramente, non li cerco. Quello che voglio è una sensazione di tranquillità che non riesco a ottenere altrimenti».

Brutte frequentazioni

Seduto in una saletta della sede di Ingrado, Franco tranquillo lo sembra davvero. Prende un caffè, è a suo agio con l'intervista, ha modi gentili e l'aria di una persona docile. Ma per mantenere tutto questo ha bisogno della sostanza e di assumerla in modo regolare.

«Fino a due mesi fa mi rifornivo come potevo, sulla scena di Lugano. C’era sempre il rischio che qualcosa andasse storto, e non posso dire che frequentassi belle persone».

In Ticino la piazza dell’eroina si è ridotta molto rispetto agli anni Novanta, la scena aperta è piccola - di fatto due panchine al parco Ciani - e dominata dalla cocaina e dal crack, mentre il grosso dello spaccio è gestito in appartamenti da trafficanti provenienti dai Balcani. La droga arriva dall’Asia a prezzi stracciati (30 franchi al grammo, negli anni Novanta costava 400) e quasi sempre è «tagliata» con sostanze chimiche dannose per la salute dei tossicodipendenti, in genere già molto compromessa.

I sequestri di polizia sono rari - la media è di due chilogrammi all’anno, per la cocaina di diverse decine - ma costanti, e ogni arresto di trafficante per i tossicodipendenti comporta una dura prova fisica e psicologicaL'

L'accesso è regolato a distanza  (foto Cdt- Zocchetti)
L'accesso è regolato a distanza  (foto Cdt- Zocchetti)

«Le crisi d’astinenza sono immediate e fortissime. Ti vengono prima i brividi, poi nausa, vomito, mal di ossa e di schiena. La sofferenza aumenta fino all’estremo e smette solo quando ti fai un’altra dose. È terribile».

La dose quotidiana

La somministrazione di eroina in pastiglie è più efficace rispetto al metadone (che Franco ha assunto in passato ad esempio quando si trovava in carcere) ed è praticata in ... in Svizzera da diversi anni ormai. Non funziona bene con tutti ma - è dimostrato - ci sono pazienti che riescono ad avere una vita familiare e lavorativa più o meno regolare, facendo dentro e fuori più volte al giorno dai centri per le dipendenze.

Franco è uno di questi. Ha sempre lavorato - di formazione è elettricista - e la dipendenza «non è mai stata un problema» per i suoi colleghi e datori di lavoro, dice: spesso anzi questi ultimi non ne erano nemmeno al corrente. «A differenza di altre persone ho sempre retto abbastanza bene fisicamente gli effetti anche a lungo termine che il consumo ha sul fisico». Da qualche tempo ha smesso di lavorare però: non a causa della dipendenza in sé, dice, ma di un peggioramento generale delle sue condizioni di salute.

«Tutto bene, grazie»

Il fatto di potere accedere regolarmente alla sostanza in un contesto protetto, e sotto la supervisione di personale medico e infermieristico specializzato, è per Franco senz’altro una bella novità. Ne beneficia non solo da un punto di vista pratico - «a volte uno se non ha i mezzi per procurarsi una dose può fare cose di cui si pente, e ficcarsi in situazioni brutte e pericolose» - ma anche per il consumo in quanto tale.

Un bicchier d'acqua per buttarle giù  (foto Cdt- Zocchetti)
Un bicchier d'acqua per buttarle giù  (foto Cdt- Zocchetti)

«Con i medici ci abbiamo messo un po’ ma alla fine abbiamo trovato il dosaggio giusto, la quantità di cui ho esattamente bisogno per stare bene, niente di più e niente di meno. Posso dire tranquillamente che la mia vita è migliorata».

Sono passati pochi minuti anche se sembrano un’eternità, Franco si alza con calma nella saletta di Ingrado e raccoglie le sue cose.

« Stai bene? Hai bisogno di qualcosa?».

L’infermiera da dietro lo sportello si assicura che sia tutto a posto. Ma il dosaggio ormai è rodato e Franco sorride gentile avviandosi alla porta.

«Tutto perfetto. Grazie. Ci vediamo domani».

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