Lo spettro del nazionalismo si aggira per l'Europa

Da alcuni anni uno spettro sempre più minaccioso si aggira per l’Europa. È il ritorno al nazionalismo. La storia ci insegna come si tratti di una delle principali cause all’origine di moltissime guerre. In Italia, in Francia, in Germania e in molte altre nazioni la minaccia è presente, fomentata da schieramenti di estrema destra, sostenuti e ispirati dal movimento Maga di Donald Trump.
Quando nel 1951 nacque la Comunità Europea ci si illuse che sarebbe riuscita a superare i nazionalismi che avevano insanguinato il continente. Ora riemergono dopo 75 anni di pace. È una questione che ci riguarda tutti e sulla quale vale la pena di ragionare, perché tutti noi, nella nostra vita di ogni giorno siamo confrontati con questa insidia, che spesso si nasconde dietro al più blando sentimento di patriottismo. Due concetti che non devono essere considerati sinonimi, anche se molto spesso, purtroppo, il patriottismo sfocia in atteggiamenti nazionalistici.
Ma quali sono le differenze? Il patriottismo è fonte di interesse e amore per le proprie origini, per la propria storia, cultura, lingua e istituzioni. Può quindi convivere con il rispetto e la cooperazione internazionale. Quando però si inizia a pensare che noi siamo migliori degli altri o addirittura dovremmo prevalere su di loro, o ancora li riteniamo nemici, si sconfina nel nazionalismo. Quello che assume forme aggressive e considera gli interessi della propria nazione più importanti di quelli altrui. Basti pensare alla prepotenza dei Maga americani o alle strumentalizzazioni nazionaliste del governo Meloni in occasione del dramma di Crans-Montana o dei fatti di Ceuta per distogliere l’attenzione dai propri problemi interni. Una sola forma di nazionalismo è compatibile con le nostre istituzioni democratiche: quello di liberazione dal colonialismo o da altre forme di dipendenza.
Se insomma il patriottismo è un valore da rispettare, il nazionalismo è invece una piaga che si insinua lentamente nella nostra vita di ogni giorno, perché il confine è spesso molto labile. Quest’estate, durante le vacanze, in occasione della premiazione di un piccolo torneo, ho visto dei bimbi intonare il proprio inno nazionale con la mano sul cuore. Evidentemente volevano imitare quegli atleti che prima delle partite cantano a squarciagola e con tono minaccioso il proprio inno: si tratta proprio solo di patriottismo? L’ostentazione della bandiera nazionale nei giardini delle nostre case, oltre a dimostrare l’amore per la propria patria non rischia di diventare anche una manifestazione di nazionalismo?


