Il dato

Lugano è il comune che abbatte più piccioni (anzi, l'unico)

Sono 200-250 quelli che ogni anno vengono messi «a morte» in base a un'ordinanza – E c'è un dipendente comunale che si occupa appositamente di loro, a metà tempo
©Chiara Zocchetti
Davide Illarietti
11.04.2026 11:00

Si fa presto a dire abbattimento. In burocratese, in realtà, il termine è «messa a morte. La procedura è dettagliata e codificata dalla legge venatoria, e scatta solo in casi estremi: in Ticino vengono catturati e soppressi circa trecento piccioni all’anno, secondo i dati del Dipartimento del territorio.

A fornirli è l’Ufficio caccia e pesca, che rilascia specifiche autorizzazioni ai Comuni per le campagne di abbattimento. «Si tratta di permessi temporanei, che hanno un inizio e una fine e generalmente portano alla soppressione di poche decine di esemplari per volta» spiega il collaboratore scientifico Andrea Stampanoni. «Il contenimento sul territorio passa soprattutto dalla sensibilizzazione alla popolazione, gli abbattimenti sono un rimedio a cui si ricorre solo nelle situazioni limite».

È il caso ad esempio di Lugano, che nel 2020 ha rivisto l’ordinanza comunale sul tema, esistente dai primi anni Duemila. A Mendrisio l’ordinanza è stata aggiornata l’anno scorso - esisteva dal 2014 - a seguito dell’aggravarsi del problema in alcuni quartieri della campagna (Genestrerio, Ligornetto). Finora il Comune si è limitato a sensibilizzare la popolazione e a «inviare delle diffide ai cittadini che persistevano nel foraggiare i volatili nonostante il divieto» ma non ha ancora effettuato delle multe, spiega il capo il capo del Settore ambiente e clima Gabriele Martinenghi. In compenso, però, la Città ha chiesto e ottenuto al Cantone un’autorizzazione agli abbattimenti «in via preventiva» e potrebbe sfruttarla in futuro «se la situazione lo richiederà».

Ordinanze vecchie e nuove

Locarno ha introdotto nel 2023 un’ordinanza comunale non solo sui piccioni ma anche sui gabbiani, che sul Verbano «sono un problema probabilmente ancora maggiore» spiega il direttore della Divisione logistica e territorio Roberto Tulipani. L’aumento dei volatili negli ultimi anni ha generato lamentele da parte degli abitanti, ma nonostante il regolamento preveda delle multe per chi li foraggia anche qui finora non sono state emesse multe, fanno sapere dalla Polizia comunale. «I primi gabbiani sono arrivati un decennio fa e hanno trovato un habitat ideale nella foce della Maggia, da cui fanno incursioni nell’area urbana» prosegue Tulipani. Sebbene capiti che alcuni cittadini prendano l’iniziativa (con dei bocconi avvelenati, ad esempio) l’abbattimento privato è illegale e il Comune dal canto suo «non intravede al momento gli estremi» per intervenire con una campagna specifica.

Le autorizzazioni rilasciate ogni anno dal Cantone, in ogni caso, si contano «sulle dita di una mano» sottolinea Stampanoni (gli ultimi a ottenerla, oltre a Lugano, sono stati appunto i comuni di Mendrisio e Collina d’oro) e devono passare anche al vaglio dell’ufficio del veterinario cantonale, che vigila su quantitativi e modalità.

«Il personale comunale che esegue le catture deve intraprendere una formazione specifica» precisa ancora Stampanoni. I sistemi di cattura «a vivo»(gabbie trabocchetto) hanno degli spazi coperti per i volatili, che vengono attirati con tecniche specifiche (vietate le carcasse) e poi storditi seguendo le disposizioni di legge: con gas soporiferi, in genere.

Le trappole itineranti

La «messa a morte» avviene anch’essa nel rispetto dell’animale, assicurano dal Cantone. Per via chimica (iniezione) o fisica (pistola). Negli ultimi cinque anni i numeri sono stati comunque ridotti - «contenere il foraggiamento e quindi la riproduzione è in genere una strategia efficace per ridurre la popolazione dei volatili» - e ben inferiori rispetto alle grandi realtà urbane svizzere o italiane.

Escluso il comune di Lugano, in Ticino sono stati catturati 70 piccioni l’anno scorso, principalmente nel Mendrisiotto da parte di soggetti privati (ecocentri, il centro professionale del verde di Mezzana). Il dato è stabile negli anni (41 nel 2021, 69 nel 2022, 59 nel 2023 e 78 nel 2024) così come resta costante anche il numero degli interventi di contenimento a Lugano, dove però le cifre sono più elevate: si parla di circa 200–250 esemplari l’anno.

Lugano, va detto, è il comune più colpito dal problema e quello in cui la risposta è più strutturata: è l’unico in Ticino, tra l’altro, a essersi dotato di una batteria stabile di trappole (14 in totale) che vengono posate in modo itinerante là dove c’è bisogno. «Interveniamo su segnalazione della popolazione ed è un lavoro complesso e delicato, che occupa un nostro collaboratore a metà tempo» spiega Christian Bettosini della Divisione spazi urbani. «La cattura è l’ultima ratio in una strategia che si basa anzitutto sulla sensibilizzazione della popolazione e sull’introduzione delle specie antagoniste, come il falco pellegrino, che però in base alle ultime rilevazioni non ha avuto molto successo». Un altro pilastro sono le multe dissuasive: a Lugano sono stati 17 negli ultimi cinque anni gli amanti dei volatili «pizzicati» a foraggiarli, e sanzionati dalla Comunale. L’ordinanza prevede una multa da 200 franchi. Ma evidentemente non basta.

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