Lugano si fonda sul palazzetto ad uso esclusivo

La malsana abitudine di tentare di sconvolgere le consolidate dinamiche dello sport continua a inquietare i contribuenti luganesi. Dopo il gentile omaggio di uno stadio a uso esclusivo e di fatto dunque privato a un’impresa di imprenditoria calcistica ecco che anche l’attesissimo palazzetto quello sì davvero tanto necessario a una città sprovvista di una struttura moderna e polifunzionale - si ritrova al centro di un’assurda narrazione che non era mai stata evocata nella fase di gestazione del progetto. Perlomeno non nei termini di consequenzialità diretta che sono stati introdotti nel dibattito in queste settimane. Ancora una volta, insomma, ci tocca sempre scoprire le regole del gioco a partita in corso. Anzi, quasi già finita. I fautori di questa strategia, che tende a imporre l’urgenza e l’imprescindibilità di interventi e decisioni per rincorrere effimeri meriti del momento a scapito di visioni più ampie e di una solida e rispettosa ricerca del consenso sono diventati abilissimi nel proporre scenari distopici che sembrano non lasciarci alcuna via d’uscita. Il palazzetto, in poche parole, non merita inquilini che non lo meritino. E allora datevi una mossa!
Come se in un attimo tutti i discorsi sulla sua versatilità fossero stati dimenticati.
Da parte mia provo a mettere in fila due o tre pensieri sulla questione ricordandomi di aver amato il basket forse più del calcio, di aver giocato nel Molino Nuovo poi diventato Lugano poi diventato FV Lugano e infine Lugano Basket Tigers: tanto per dire che qualcosa di fusioni ne so, per averle vissute sulla pelle del modestissimo praticante prima e dello scornatissimo tifoso poi.
Unire due realtà sportive è più complicato che aggregare comuni perché di mezzo ci sono soprattutto quasi solo fattori immateriali. Perché i soldi sono importantissimi, ci mancherebbe, ma con quelli puoi risanare un bilancio ma non inventarti una storia di affetto condiviso. Fondersi, nello sport, significa da sempre azzerare fisicamente una delle parti in gioco e non a caso questa pratica è stata del tutto abbandonata. Ovunque tranne che in Ticino, dove si continua a considerarla la formula magica per suscitare maggior interesse, attirare più pubblico e aumentare la solidità economica. Questo vuol dire mentire sapendo di mentire.
Se poi ci aggiungiamo l’intrusione a gamba tesa venuta dall’alto ecco servito il modo peggiore per riportare il tema sul tavolo. Provare a forzare la mano creando presupposti senza fondamenti sta però diventando lo sport preferito a certi livelli istituzionali: abbiamo lo stadio e perciò dobbiamo avere l’Europa del calcio, abbiamo il palazzetto e dobbiamo tornare ai vertici nazionali della pallacanestro. Ma chi l’ha mai detto? Ma quale (in)competenza in materia di cultura sportiva può avallare simili teoremi? Restando poi nell’ambito politico - quello che taluni dovrebbero conoscere meglio - che cosa ne sarebbe della palestra di Nosedo, fortemente voluta e pagata dai massagnesi per essere la casa della SAM? Ci giocherebbero i bambini davanti ai loro genitori? Non abbiamo votato in favore del PSE né per il FC Lugano né per i Tigers ma per lo sport in generale e per gli eventi: affermare oggi che la società di Alessandro Cedraschi non è all’altezza (sic!) del nuovo contesto è irrispettoso e profondamente scorretto. E rischia di farci pensare, ancora una volta, che abbiamo buttato i nostri soldi dalla finestra.


