Muralto (non) è il Bronx: «I problemi arrivano in treno da Milano»

Di tutti i reati che vengono commessi a Muralto non si ha alcuna percezione, camminando per le vie del centro in una tranquilla mattina infra-settimanale.
«Dovreste venire qui di sera!»
Il bar Kelly guarda in faccia la stazione FFS, ai tavolini ci sono solo pochi anziani che bevono il cappuccino (al massimo un. birrino). Dovrebbe essere il bar «losco» di Muralto, in realtà è un posto normalissimo: altrove sarebbe considerato persino elegante.
Il signor Cheng lo ha rilevato nove mesi fa e, arrivando dalla Cina, ha avuto un’impressione strana del posto in cui è finito.
«Non diresti mai che possano succedere certe cose, in una città come questa».
Record di reati
In effetti, chi lo avrebbe mai detto? Il Comune con il più alto tasso di reati penali in Ticino non è quello che si immaginerebbe a guardare le cronache: Chiasso o Balerna, al confine «caldo» con l’Italia, Lugano, con la movida e le manifestazioni di piazza, nemmeno Bellinzona o la sua incerta periferia che sale ormai fino a Biasca.
Approdo della Sonnenstube, storico rifugio di pensionati svizzerotedeschi in cerca di sole e palme non autoctone, Muralto è il posto dove il lettore andrebbe a passare un weekend in famiglia (pranzo sul lungolago, passeggiatina, mostre d’arte, concerto serale) non certo a cercare problemi, o a temere brutti incontri.
Eppure i dati lo dicono chiaramente: dal 2020 la cittadina lacustre ha registrato in media 200 reati l’anno, un numero di interventi di polizia e denunce penali che, in rapporto alla popolazione - 2376 abitanti - la colloca in cima alla classifica dei posti in Ticino in cui bisognerebbe guardarsi le spalle, almeno teoricamente.
«Una volta era anche peggio in realtà»
Christian, agente della Polizia Comunale in pattuglia tra i binari della stazione, lavora in zona da 23 anni e ha visto cambiare la situazione in senso inverso rispetto a quanto descritto dalle statistiche.
«Negli ultimi tempi, devo dire, le cose sono piuttosto migliorate. Direi da dopo la pandemia, più o meno».
Siamo al capolinea
A osservare i passeggeri che scendono dal Tilo da Milano o dall’IR amaranto da Zurigo non si vedono facce losche: turisti, nonni con bambini, escursionisti, età media elevata. Il più sospetto è Francesco, barba e capelli lunghi, tuta da ginnastica: a 30 anni studia ancora (da OSS) ma non è certo un crimine.
«Sono stato fermato da poco per una perquisizione, penso sia per via del mio aspetto».
In realtà non fuma ed è astemio. La sua «colpa» maggiore è essere in giro in orario d’ufficio e tenuta casalinga, senza una meta apparente. Anche lui concorda: a Muralto e Locarno una decina di anni fa succedeva molto di più. «Adesso è fin troppo tranquillo».

I numeri hanno una spiegazione: dall’apertura della galleria di base del Ceneri i collegamenti con la Lombardia sono aumentati, la stazione ferroviaria di Locarno - che in realtà cade sotto il territorio del comune di Muralto - è diventata il capolinea di 17 corse dirette a Milano: a queste si aggiunge il diretto per Zurigo, potenziato nel 2019. Secondo il Municipio questi cambiamenti hanno creato una sproporzione statistica - la demografia di Muralto è quella di un piccolo comune, tra l’altro in lieve diminuzione - che non ha riscontro nella percezione della popolazione.
«L’impressione non è di vivere in un posto poco sicuro» tranquillizza il sindaco Stefano Gilardi che - ammette - non era a conoscenza di dati così negativi. «Penso che come me nessuno dei miei concittadini se ne sia accorto».
Dalla droga all’accattonaggio
Che l’area della stazione sia un punto caldo, a dire il vero, non è proprio un mistero e i Comuni di Locarno e Muralto - impegnati da alcuni anni a elaborare un concordato per integrare le rispettive polizie, vedi articolo a fianco - lo hanno tenuto sempre nel dovuto conto.
Non bisogna tornare troppo indietro nel tempo - negli anni tra il 2005 e il 2015 - per ricordare episodi tragici come la morte di una 20.enne folgorata dall’alta tensione dopo essere salita su un convoglio in stazione, o l’incidente tristemente simile - per fortuna con esito diverso - vissuto dal suo ex fidanzato pochi anni dopo.
«Purtroppo ero presente , me lo vedo davanti come fosse oggi».

L’agente Christian ha finito il giro di pattuglia: questa mattina niente da segnalare, a parte tanti ricordi e qualche monito sul presente. La scena della droga intorno alla stazione si è molto ristretta negli anni: i «veterani» sono invecchiati, oppure morti, la vecchia generazione di sostanze e consumatori è stata sostituita da nuove sostanze e nuovi consumatori, ma meno visibili. Anche la prostituzione che fino a pochi anni fa veniva esercitata in un motel Garni proprio sopra i binari del treno - per un certo periodo ospitò anche asilanti - si è fatta più discreta e ha traslocato negli appartamenti di vacanza.
«Ad essere aumentato negli ultimi anni è piuttosto l’accattonaggio da parte di soggetti che, con l’apertura del collegamento diretto con Milano, arrivano da diverse parti della Lombardia e dalla stazione si disperdono sul territorio di Locarno, a volte anche sconfinando all’esterno» spiega Jvan Jelmorini, già vicecomandante della polizia comunale di Muralto che dal mese di gennaio è stata integrata totalmente in quella di Locarno. «Oltre all’accattonaggio queste persone possono essere responsabili di piccoli taccheggi, ma il fenomeno nel complesso possiamo dire che è sotto controllo».
Muralto è il capolinea anche per occasionali tossicodipendenti dalla Svizzera tedesca - «vengono per il clima, forse» - e di migranti «disorientati» sempre dalla Lombardia. I primi non sono certo trafficanti internazionali, piuttosto consumatori - «quindi sottoposti a sanzioni disciplinari o rispettivamente a denuncia penale, a dipendenza delle sostanze» - mentre i secondi hanno in genere sbagliato strada: la loro meta è il Nord Europa, la Germania, non certo la Sonnenstube. Quando lo capiscono, salgono sul primo treno per Bellinzona.
Approccio dialogante
Il bar Kelly è proprio davanti alla stazione, e dopo mezzogiorno inizia ad attirare piccoli assembramenti. Bevono, fumano, si accampano nel sottoportico per interi pomeriggi e fino a notte fonda.
«Nel weekend come in settimana, non c’è soluzione di continuità».
Qui l’intervento delle autorità è stato dialogante e collettivo: un gruppo di lavoro creato dai Municipi di Locarno e Muralto, l’anno scorso, ha coinvolto operatori sociali, polizia, esercenti e «portavoce» del popolo notturno che in via Stazione ha trovato un luogo di ritrovo. Un processo di ascolto e responsabilizzazione che è servito a diminuire la percezione di «pericolo» lamentata dai cittadini. Non che il pericolo si sia mai concretizzato - per fortuna - se non sotto forma di littering, vandalismi, vie di fatto e conseguenti interventi della polizia.
«Certi problemi rimangono - commenta il signor Cheng - ma per lo meno è stato dato un segnale. Non è un posto lasciato a sé stesso».
Dopotutto siamo a Muralto, mica nel Bronx.
