Reportage

Nei borghi più belli del Ticino, non è tutto così bello

Caro affitti, spopolamento, mancanza di servizi: da Giornico a Muggio, le "perle" del territorio sono confrontate con problemi difficili da risolvere
L'ultima osteria del paese di Giornico, al tavolino la gerente Marilena e la guida turistica Felix Lutz © CdT/ Chiara Zocchetti
Davide Illarietti
26.07.2026 06:00

Nel centro di Giornico, che non è una piazza ma un tratto della cantonale, c’è solo un bar ancora aperto e chiuderà a fine mese dopo trent’anni. Il bar Sport e il ristorante della Posta invece hanno chiuso già da tempo.

«Noi abbiamo tenuto duro perché aspettavamo un successore con intenzioni serie» dice la titolare dell’osteria Giornico, Marilena David. «Questo è l’unico luogo di ritrovo rimasto in paese».

L'esterno dell'osteria Giornico (foto Cdt - Chiara Zocchetti)
L'esterno dell'osteria Giornico (foto Cdt - Chiara Zocchetti)

Eppure Giornico è uno dei cinque borghi più belli del Ticino, ufficilamente riconosciuto assieme ad Ascona, Morcote, Bosco Gurin e Muggio. Custodisce tesori storici e architettonici senza pari, ospita tre musei di rilevanza nazionale, senza contare la bellezza del centro storico e l’unica isola abitata sul Ticino con i due incantevoli ponti medievali. Ci si aspetterebbero ristoranti e servizi da località turistica. Cosa c’è che non va?

Le guide volontarie

In tutta la Leventina è impossibile trovare una sola guida turistica professionista. Ma ai tavolini dell’osteria Giornico, degli abitué che bevono birra o cappuccino alle 11 di mattina tre su quattro sono pensionati che, a tempo perso, fanno anche questo mestiere.

Claudio Taddei, Fabrizio Viscontini e Felix Lutz - 75, 65 e 71 anni- sono tutti guide volontarie presso il locale Museo della Leventina. A turno portano in giro per il paese scolaresche e gruppi provenienti soprattutto dalla Svizzera tedesca (una ventina all’anno) per un rimborso spese simbolico di 35 franchi a volta: ma soprattutto «per avere qualcosa da fare durante la pensione oltre a leggere il giornale» sghignazza Taddei: poi subito si rimmerge nella Gazzetta dello Sport. Lutz e Viscontini invece si sono offerti di accompagnarci in un tour tra le bellezze e le criticità del paese.

La torre di Atto a Giornico è circondata da decenni dalle impalcature (foto Cdt - Chiara Zocchetti)
La torre di Atto a Giornico è circondata da decenni dalle impalcature (foto Cdt - Chiara Zocchetti)

La bellezza costa

Essere uno dei borghi più belli del Ticino e della Svizzera non è una garanzia di successo economico e nemmeno turistico. I problemi non mancano, come dappertutto: dove il turismo arranca (Giornico, Muggio) sono diversi da dove abbonda (Morcote, Ascona) ma in ogni caso la bellezza dei luoghi non significa che viverci sia altrettanto bello, almeno non per tutti.

«Mantenere un territorio attrattivo per i turisti ma anche per i cittadini ha un costo» ammette il sindaco di Ascona, uno dei comuni che se la passano meglio. È anche quello più grande, con 5.300 abitanti fissi che diventano 15-20.mila d’estate. «Calibrare la spesa pubblica, a cominciare ad esempio dal personale, in modo da non essere sottodimensionati d’estate ed evitare esuberi d’inverno, non è così automatico» spiega Giorgio Gilardi. Anche perché i visitatori sono esigenti, ma anche i residenti. «I servizi devono essere all’altezza e a fare la differenza sono i dettagli».

Turisti e residenti nel nucleo di Giornico (foto Cdt - Chiara Zocchetti)
Turisti e residenti nel nucleo di Giornico (foto Cdt - Chiara Zocchetti)

Un’equilibrio difficile

Oltre a tenere le imposte basse (dei cinque comuni Ascona ha il moltiplicatore migliore) uno dei crucci dell’amministrazione è il carovita. Come si conciliano le esigenze degli esercenti, i prezzi «svizzerotedeschi», gli affitti alle stelle, con la necessità di attrarre famiglie e non perdere residenti? Nella pianificazione territoriale Ascona sta affrontando il problema - «monitoriamo regolarmente la situazione degli affittacamere» - ma una risposta non l’ha ancora.

Nell’altra «perla» lacustre del Ticino si ritrovano problemi simili, ma in scala più piccola. Morcote è un raro esempio di equilibrio dove le derive dell’ «overtourism» sono arginate e per gli abitanti è ancora possibile trovare locazioni a costi contenuti, ma nelle zone del nucleo accessibili solo a piedi. Presso alcuni bar-ristoranti sul lungolago vige lo «sconto residenti» su caffè e spritz e la vita di paese «è ancora molto vivace» assicura il sindaco Giacomo Caratti.

Certo, anche qui il turismo ha un prezzo e a dividerselo sono in pochi (713 persone): il debito pubblico pro capite è di oltre 10mila franchi (6mila netti) dovuto in gran parte alla costruzione del nuovo autosilo («prima era difficilissimo trovare posteggio nella stagione turistica») ma anche i servizi scolastici sono in sofferenza. Molti stranieri benestanti - ammette il sindaco - preferiscono mandare i figli nelle costose scuole private di Lugano, anche per ragioni linguistiche, anziché alle elementari del paese.

Verso l’estinzione

Le ex scuole elementari di Bosco Gurin invece hanno atteso per anni il ritorno di un numero minimo di bambini, che permettesse la riapertura. Sono chiuse dal 2002 e quest’anno il sindaco Alberto Tomamichel ha gettato definitivamente la spugna. «Sposteremo qui l’archivio della comunità» spiega. «I lavori di adattamento partiranno a breve».

Lavori fai-da-te perché il Comune è il più indebitato del Ticino: 55.mila franchi a testa per i 47 abitanti rimasti, per lo più anziani. Il villaggio è amatissimo dai turisti sia in estate che in inverno, ma l’unica comunità Walser del Ticino sta combattendo una lunga lotta contro l’estinzione, e dal punto di vista linguistico l’ha già persa. Il Ggurijnartitsch (variante del vallesano medievale) è ormai parlato da soli tre bambini e sopravviverà un giorno solo nel bellissimo museo della cultura Walser.

«Il rischio che la nostra cultura sparisca esiste» lamenta Tomamichel, che è sindaco da vent’anni per mancanza di successori. «Io però non mi voglio rassegnare».

Le Valli che resistono

Anche a Muggio è rimasto ormai un unico ristorante, la trattoria Stella, che esiste da un secolo. La signora Fontana, 70 anni, è la titolare e unica dipedente, nonché unica addetta del settore turistico nella frazione di Breggia, che nel 2017 è entrata a far parte dei borghi più belli della Svizzera. Da allora non si può dire che siano accorse frotte di visitatori.

Marzio Strapazzon ha l'unica attività commerciale nella piazza centrale di Giornico: una cassetta con miele artigianale 
Marzio Strapazzon ha l'unica attività commerciale nella piazza centrale di Giornico: una cassetta con miele artigianale 

«Ma ultimamente vedo arrivare sempre più stranieri da paesi lontani, Cina, India, Africa» racconta la gerente. «Scendono dall’autopostale, chiedono della toilette, si tolgono gli scarponi e magari prendono un gelato o una birra».

Poi ritornano negli alberghi del Mendrisiotto o del Luganese perché, come riconosce il sindaco di Breggia Stefano Coduri, Muggio «è destinazione di un turismo soprattutto di giornata». In valle non scarseggiano solo le strutture ricettive ma anche i servizi per i residenti: molti ristoranti e bar, la banca, gli uffici postali hanno chiuso i battenti nel corso degli anni. «Non è rimasto niente» lamenta Fontana. «Il processo di spopolamento nell’alta valle è antico ma lento, mentre ultimamente è la bassa valle a perdere più velocemente abitanti, non autoctoni e meno legati al territorio, in linea con quanto avviene in tutto il Mendrisiotto» conclude Coduri. «Ma questo non vuol dire che ci perdiamo d’animo».

La torre in riparazione

A Giornico il tour è durato non meno di un paio d’ore. Ha toccato la storica Casa Stanga, con gli affreschi del 1200, piazza Fontana con le sue facciate colorate e l’abbeveratoio monolitico, la torre di Atto circondata da impalcature da ormai vent’anni e non ancora ristrutturata.

«Il problema è che il patrimonio storico è così vasto, che non ci sono risorse sufficienti per conservarlo e valorizzarlo» sospira Fabrizio Viscontini. Appassionato di storia, a ogni due passi si ferma ad analizzare uno stemma o un affresco religioso, che abbondano sui muri come i cartelli con la scritta «vendesi».

«Da qualche parte però bisogna cominciare e qualcosa per fortuna si sta muovendo».

Nel nucleo storico per ora l’unica attività turistica è un tavolino con dei barattoli di miele in vendita davanti al garage di Marzio Strapazzon, 66 anni, architetto in pensione intento al giardinaggio. «Quando eravamo bambini queste vie erano piene di vita. Adesso di bambini non ce n’è più uno, a parte quelli di una volta che però sono invecchiati».

Felix Lutz è meno rassegnato. È consigliere comunale (Giornico Progressista) e prima che guida turistica è stato per una vita maestro di scuola e si è occupato per il Cantone del reinserimento professionale degli ex operai della Monteforno. «Le strade su cui camminiamo sono state costruite con i soldi della fabbrica» ricorda. Il turismo secondo lui può essere la via d’uscita dalla crisi esistenziale di un borgo che, nel Basso Medioevo, fu florido e importante. «Ma bisogna investire con coraggio».

Forse non torneranno mai più gli splendori del Medioevo e nemmeno della Monteforno, ma «certamente il potenziale è molto elevato e dobbiamo saperlo cogliere» concorda il sindaco Stefano Imelli al telefono. «Le due anime del nostro territorio, industriale e turistica, sono resilienti e si possono aiutare a vicenda». Anche ai tavolini dell’osteria l’ottimismo non manca. Marilena ha trovato da poco un giovane del posto che vuole rilevare l’attività. «È la persona giusta. Il locale rimarrà chiuso per un mese per lavori» rassicura. «Poi riaprirà». Il viaggio turistico degli abitanti di Giornico non è ancora finito, anzi è solo agli inizi.

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