Cerca e trova immobili
Dico la mia

Poveri sempre più poveri, è ora di cambiare rotta

La disuguaglianza sociale è aumentata negli ultimi anni, e a farne le spese, in Ticino come altrove, sono anche le classi medie
Giò Rezzonico
12.07.2026 18:30

Il dibattito politico ticinese di questi ultimi mesi e quello dei prossimi è monopolizzato sul come reperire i fondi necessari per finanziare le due iniziative sulle casse malati accettate, ormai 9 mesi fa, il 28 settembre 2025. Le strade per trovare questi mezzi finanziari sono solo due: risparmiare sulle spese dello Stato o prevedere nuove entrate. Saggio sarebbe agire sui due piani, senza però penalizzare le prestazioni sociali. Come ha scritto Ivo Durisch in un documentato articolo apparso il 23 maggio su laRegione, tra il 2017 e il 2024 il Gran Consiglio ticinese ha votato 502.4 milioni di sgravi fiscali, di cui circa 200 a carico dei comuni e 300 del Cantone. D’altra parte il deputato socialista al Gran Consiglio annota come tra il 2024 e il 2026 sono state proposte misure di risparmio per 326.3 milioni. Data la situazione che si è venuta a creare con l’accettazione delle due iniziative si rende necessaria l’inversione di rotta rispetto alla politica economica neoliberista praticata in Ticino, così come in molti paesi occidentali, negli ultimi decenni.

Tanto più che, sia in Ticino, sia all’estero, gli studi dimostrano come chi ha beneficiato degli sgravi non coincide con coloro che subiscono le misure di risparmio. Risulta quindi chiaro come le teorie neoliberiste abbiano accentuato la disuguaglianza sociale. In altre parole hanno reso i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Una realtà che sta sempre più coinvolgendo anche le classi medie. Risulta infatti in costante aumento il numero di famiglie che fatica a tirare la fine del mese. Viene così meno il patto sociale su cui si sono fondate le liberaldemocrazie: quello di una corretta ridistribuzione delle ricchezze tra le diverse classi sociali. I partiti storici, che sebbene con accenti diversi hanno avuto per decenni la funzione di guardiani di questo ordine sociale, sono venuti meno a questo loro compito e hanno pertanto perso consensi elettorali a favore di nuovi movimenti populisti di estrema destra, che criticano aspramente lo stato e le sue istituzioni e fanno incetta di voti cercando ignari capri espiatori. I sovranisti però, come si vede da quanto sta avvenendo negli Stati Uniti con Trump, sono favorevoli, oltre che allo smantellamento dello stato, proprio a quegli sgravi fiscali che avvantaggiano soprattutto le classi più agiate, praticando la stessa politica che ha favorito l’attuale disuguaglianza sociale. I partiti politici tradizionali, che si sono rivelati incapaci di preservare l’equilibrio sociale, stanno così perdendo, in Ticino come in tutto l’Occidente, la loro base elettorale, ben disposta verso nuove avventure nella speranza mal riposta di mantenere o di recuperare il proprio benessere.

Ma non sarà certo addossando tutte le colpe agli immigrati e chiudendo le frontiere, come propongono i movimenti sovranisti, che si recupererà la prosperità perduta. Per ritornare a una corretta ridistribuzione delle ricchezze sarà invece necessario da una parte che i partiti politici storici cambino rotta rispetto al neoliberismo e dall’altra evitino, con l’assurda speranza di recuperare consenso e quindi voti, di cedere alle lusinghe dei movimenti populisti. Solo così potranno riacquisire il ruolo di garanti della liberaldemocrazia, pur mantenendo le loro differenze ideologiche.

In questo articolo: