Orologi

Remi Guillemin, Christie’s: «Il mercato del collezionismo è cambiato, oggi c'è più varietà, ci sono sorprese»

In conversazione con il Global Head of Watches, Europe and Americas presso l’ufficio ginevrino della celebre casa d'aste: «Il neo-vintage degli anni 80, 90 e 2000 è molto ricercato dalla generazione dei millenials»
Alberto Gerosa
21.10.2026 17:48

Meno lotti offerti (-20,6%), incremento a doppia cifra dei realizzi (tra il 31,2 e il 40,8%, a seconda della modalità dell’asta): il confronto tra i numeri degli incanti Christie’s di orologi a Ginevra, New York e Hong Kong durante il primo semestre 2026 rispetto al medesimo intervallo nel 2025 restituiscono la fotografia di una nuova tipologia di collezionisti sempre più alla ricerca dell’eccellenza senza se e senza ma. Ovunque essa sia di casa, non importa se all’ombra delle croci di Malta e Calatrava, nel segno di corone reali oppure di simboli delineatisi in tempi più recenti nel panorama dell’alta orologeria. Ne abbiamo parlato con Remi Guillemin, Global Head of Watches, Europe and Americas presso l’ufficio ginevrino di Christie’s.

È cambiato qualcosa nel mercato degli orologi da collezione?
«È cambiato tantissimo. Nel recente passato – parlo di meno di dieci anni fa – Patek Philippe e Rolex erano i due nomi ricorrenti sulle copertine dei cataloghi d'asta. Oggi c'è più varietà; ci sono sorprese».

Per esempio?
«Gli indipendenti stanno raggiungendo prezzi molto alti, entrando nella classifica dei dieci orologi più costosi. Lo scorso 12 maggio, un segnatempo con tourbillon di F.P. Journe ha realizzato 2 milioni 439 mila franchi, partendo da una stima di 500 mila (vedi foto). Nello stesso mese, abbiamo venduto a Hong Kong un Greubel Forsey per 1 milione 230 mila franchi. Sempre il 12 maggio, abbiamo venduto un orologio Frank Muller la cui stima partiva da 40 mila franchi, passando poi di mano per 139.700 franchi».

Come se lo spiega?
«I maestri orologiai indipendenti hanno una relazione quasi personale con i collezionisti che acquistano da loro; oggi, il contatto umano e l’essere seguiti sono molto importanti per le nuove generazioni».

Che tipo di orologi cercano oggi i collezionisti?
«Oggi non esiste più il collezionista che “compra la marca” ovvero tutti gli orologi a catalogo di una certa manifattura. Ci si orienta sempre meno d’altronde su collezioni “monotematiche” di modelli sportivi oppure equipaggiati di una determinata complicazione (cronografo, ripetizione minuti, calendario perpetuo,…). Al contrario, si compra la singola referenza, ponendo particolare attenzione al grado di artigianalità del movimento e alla qualità delle finiture».

Ci si orienta più sul nuovo o sul vintage?
«Sia sull’uno che sull’altro. Ma anche sul neo-vintage degli anni 80, 90 e 2000, molto ricercati dai collezionisti appartenenti alla generazione dei millenials: quando erano giovani non potevano infatti permetterseli, oggi invece hanno la possibilità di acquistarli, circostanza che fa aumentare i prezzi e la visibilità di questi orologi in asta».

Un anno fa a Ginevra abbiamo venduto il Breguet d'acciaio di un giovane che l’aveva ereditato dalla sua famiglia. Grazie a un po' di ricerca condotta insieme alla stessa Breguet abbiamo scoperto che l'orologio apparteneva alla famiglia dell'amante di Coco Chanel

Questione di nostalgia e di rivalsa sociale?
«Non solo. Gli orologi neo-vintage hanno quasi sempre una meccanica di alto livello; inoltre venivano prodotti in quantitativi molto più ridotti rispetto a quelli consueti per i gruppi odierni, cosa che spesso li rende delle rarità».

Si stima che l’usato certificato potrebbe raggiungere entro il 2030 il volume d’affari del nuovo. Questo aiuta il vostro business?
«Indubbiamente, il moltiplicarsi di lotti CPO/”Certified Pre-Owned” da parte delle manifatture è destinato ad aumentare il numero dei clienti, accrescendo ulteriormente la loro fiducia nell’acquisto di orologi di “secondo polso” e, di conseguenza, alzando anche l’asticella dei prezzi».

Christie’s si appoggia già alla consulenza delle case produttrici di orologi?
«Sì, accade spesso quando prepariamo un'asta. Per esempio, facciamo già ricerche insieme con Patek Philippe e Audemars Piguet. Riguardo a quest’ultima, lo scorso maggio abbiamo fatto con loro una ricerca approfondita, girando anche un video su un orologio proposto nell’asta Fine Watches di Ginevra. Ebbene, quel segnatempo è stato esitato per 2 milioni di franchi, diventando il modello da polso di Audemars Piguet con il realizzo più alto al mondo».

Sappiamo bene quanto sia importante la provenienza per un buon risultato in asta. La collaborazione con le manifatture vi aiuta anche a dare un pedigree ai vostri lotti?
«Un anno fa a Ginevra abbiamo venduto il Breguet d'acciaio di un giovane che l’aveva ereditato dalla sua famiglia. Grazie a un po' di ricerca condotta insieme alla stessa Breguet abbiamo scoperto che l'orologio apparteneva alla famiglia dell'amante di Coco Chanel. Questa provenienza speciale, sommata al fatto che l'orologio era comunque una referenza rarissima, ha fatto sì che da una stima di 100 mila franchi si siano raggiunti 2 milioni di realizzo».

Finora abbiamo parlato degli orologi da polso… e quelli da tasca?
«Si tratta di un mercato un po' più di nicchia, per collezionisti che studiano nei minimi dettagli la storia dell'orologeria o che vogliono acquistare un segnatempo con complicazioni importanti a un prezzo più basso rispetto ai modelli da polso».

Quantifichi.
«Oggi per esempio è possibile acquistare un orologio da tasca con ripetizione minuti per 15 mila dollari/12 mila franchi. Questo non toglie che ci siano anche dei “tasca” molto importanti, a partire da quelli firmati da Breguet, capaci di raggiungere quotazioni milionarie. Nel 2021 abbiamo offerto la collezione di un dottore di Zurigo, vendendo nell’arco di due mesi 400 orologi da tasca, tre o quattro dei quali hanno totalizzato più di un milione di franchi ciascuno».

Nel nostro Cantone

Nel Canton Ticino, il volto dell’esperto di orologi di Christie’s è quello di Cosimo Ardovini. Nativo di Firenze, il 34enne Associate Specialist divide il suo tempo tra gli uffici milanesi della casa d’aste e Lugano, su cui gli abbiamo rivolto alcune domande.

Ha messo a segno delle acquisizioni o vendite significative nel Ticino?
«Quando si parla di alto collezionismo, il pensiero corre spesso ai mercati oggi più dinamici, come il Medio Oriente o la Cina. In realtà, anche il Canton Ticino rappresenta un bacino straordinariamente interessante, con collezionisti e appassionati di grande competenza, attivi sia nell’acquisto sia nella vendita di orologi molto importanti. Tra le acquisizioni ricordo con particolare emozione una famiglia che mi affidò un Patek Philippe di forma degli anni Trenta, con ogni probabilità un pezzo unico: è uno di quegli orologi che, ancora oggi, mi emozionano al solo ricordo. Sul fronte delle vendite, invece, le soddisfazioni sono state molte, grandi e piccole: sarebbe davvero difficile sceglierne una sola».

Come si orienta il gusto in Ticino, rispetto al resto della Svizzera e all’Italia?
«Il Canton Ticino è particolarmente affascinante perché si trova al crocevia tra la Svizzera interna e l’Italia. Ne nasce una commistione di gusti molto interessante: dalla grande sensibilità per il vintage, storicamente più vicina al collezionismo italiano, all’interesse per l’orologeria moderna e contemporanea, più marcato nel resto della Svizzera. A questo si aggiunge una forte componente internazionale, grazie alle tante persone che negli anni hanno scelto di trasferirsi in Ticino. Per una casa d’aste come Christie’s, questa varietà di culture, stili e passioni crea un terreno ideale per scoprire nuovi orologi e, nello stesso tempo, incontrare nuovi collezionisti».

Avete in serbo nuovi eventi a Lugano e dintorni?
«Il 26 e 27 ottobre organizzeremo due giornate di valutazione presso la sede associata di Christie’s Real Estate. Crediamo molto nel potenziale del Ticino, sia sul fronte della raccolta sia su quello della vendita, e il nostro obiettivo è rafforzare progressivamente la presenza di Christie’s sul territorio, creando un rapporto sempre più diretto con collezionisti e appassionati».